RECENSIONE
C'era una volta l'Iraq

Un volume che raccoglie una serie di saggi per ripercorrere le vicende storiche dell'Iraq

 

Il limite della pubblicistica italiana è spesso quello di voler essere quasi esclusivamente opinionista, interpretando gli avvenimenti contemporanei senza volgere lo sguardo al passato, che rimane pur sempre la chiave di lettura del nostro presente.

E’ per queste ragioni che appare particolarmente utile ed originale l’approccio del volume “C’era una volta l’Iraq” che, raccogliendo una serie di saggi realizzati dall’Associazione culturale RelazionInternazionali, rappresenta uno strumento agile ma puntuale per ripercorrere le vicende storiche, politiche, religiose e sociali che hanno coinvolto l’Iraq dall’inizio del XX secolo sino ai giorni nostri.

Sebbene i riflettori dei media e la diplomazia internazionale si stiano ormai orientando verso altri focolai di crisi, un’analisi della rete di interessi politici ed economici e delle questioni umanitarie che caratterizzano l’Iraq è irrinunciabile per comprendere gli equilibri in atto nel contesto mondiale post Guerra Fredda. Non si può infatti dimenticare che l’Iraq è parte integrante di un sistema fondamentalmente instabile: i conflitti e le alleanze in Medio Oriente hanno un significato profondo, determinano spaccature e allineamenti che si riversano anche nei rapporti con i grandi del mondo. Ma se è ancora difficile ipotizzare quale potrà essere il futuro assetto dell’area, assai più difficile è capire se oggi in Iraq si possa parlare di pace, e se sì, di quale pace? Dopo la lunga dittatura di Saddam, l’Iraq si trova a voltare definitivamente pagina, ma se secondo gli anglo-americani la pace è stata raggiunta perché la guerra ha avuto l’effetto sperato, la caduta del regime del male, la popolazione è lasciata a se stessa, in una situazione che rischia il collasso a causa di un vuoto che la gestione americana sembra non riuscire a colmare.

Oltre a ripercorrere le linee generali della complessa vicenda storica irachena, il volume offre spunti di approfondimento su aspetti specifici, quali le migrazioni forzate, la questione curda e quella sciita, il ruolo delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e, ovviamente, degli Stati Uniti.

In particolare è stato affrontato il ruolo svolto dalla Santa Sede, che, alla vigilia del conflitto, si è prodigata in uno sforzo senza precedenti. La motivazione di fondo del no alla guerra del Papa è profondamente umana e la sua ferma opposizione e denuncia sono una dimostrazione che la Chiesa è e rimane maestra di umanità. L’azione di Paolo Giovanni II è volta anche nei confronti dell’Islam perché si eviti di far prevalere il tentativo di presentare le religioni come elemento centrale dello scontro tra civiltà: di fronte a questa minaccia il Papa si innalza come pacificatore e invita tutte le religioni, al di là di ogni differenza, a cooperare per il bene comune dell’uomo, la pace.

 

RelazionInternazionali
C'ERA UNA VOLTA L'IRAQ,
Roma, maggio 2003
Pagine 174 – Euro 10
www.relazioninternazionali.it
redazione@relazioninternazionali.it

 

   

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