Il nuovo Servizio Civile Nazionale

Servizio Civile come laboratorio sociale
Intervista ad Oliviero Bettinelli (responsabile del S.E.P.M.)

La graduale scomparsa della leva obbligatoria e, di conseguenza, degli obiettori di coscienza, e la contemporanea istituzione del Servizio Civile Nazionale volontario, aprono scenari inediti nella realtà sociale del nostro paese e pongono nuovi interrogativi a tutti coloro che, a diversi livelli, operano in tale ambito. Per approfondire questi temi ci siamo rivolti a Oliviero Bettinelli, responsabile del S.E.P.M. (Settore Educazione alla Pace ed alla Mondialità) della Caritas di Roma, che da più di 15 anni si occupa di obiezione di coscienza e di servizio civile. La sua idea è, che dietro a questi cambiamenti legislativi, si celino ben più profondi significati culturali.

"E' importante sottolineare - spiega Oliviero - come la sostituzione dell'esercito di leva con uno esclusivamente professionale sia strettamente legato al cosiddetto "nuovo modello di difesa", secondo il quale il ruolo principale dell'esercito non è più la difesa del territorio, ma la tutela degli interessi della nazione nel mondo. L'esercito diviene insomma uno strumento di politica estera ed economica. Da un punto di vista culturale ciò significa, tra l'altro, l'affermazione di una modalità precisa del rapporto tra il nostro Stato e la collettività mondiale: un rapporto nel quale un esercito funzionale e pronto a intervenire garantisce credibilità politica. Questo cambiamento segna inoltre un'ulteriore affermazione della "cultura della delega" rispetto ai problemi nazionali ed internazionali, e di una concezione prettamente militare della loro risoluzione. In tutto questo l'introduzione di un Servizio Civile volontario a fianco di quello militare è stato, da un certo punto di vista, un passaggio obbligato per lo Stato italiano, quantomeno per una ragione di "coerenza giuridica": da tempo infatti era stata sancita l'equiparazione, almeno formale, tra servizio militare e servizio civile. Anche se è chiaro che rimane sempre l'esercito l'attore principale di questa visione dello Stato".

Quale pensa che sarà il ruolo del Servizio Civile Nazionale? Avrà un impatto reale sulla società o diverrà un elemento marginale?
"Al momento è difficile fare previsioni. Questi sono processi che vanno accompagnati: si tratterà di vedere chi e come li gestirà. Le evoluzioni possibili, semplificando, sono due: o ci sarà l'affermazione di una cultura dell'assistenza, di un Servizio Civile visto come supplenza dei servizi sociali, oppure si riuscirà a valorizzare un Servizio Civile come un vero laboratorio sociale, progettuale, pedagogico a servizio di tutta la collettività. Insomma, il ruolo del Servizio Civile si andrà a collocare in una più ampia visione della società e del rapporto col territorio, una visione che si sta ancora definendo. Certo, chi si avvicina al Servizio Civile oggi, lo fa in un contesto e, probabilmente, con delle motivazioni, molto diverse dal passato. Da questo punto di vista l'abolizione della leva obbligatoria è un elemento determinante. L'aspetto della coercizione, che di per sé era negativo, a suo modo creava meccanismi di partecipazione diffusa che potevano dare un'opportunità, a chi non si era mai interessato a certi temi, di conoscerli e approfondirli. Ora questa opportunità va costruita e va saputa offrire. In tal senso, credo saranno significativi anche gli incentivi con i quali lo Stato intenderà promuoverla. Si tratta però di un'arma a doppio taglio: il rischio è quello di proporre il Servizio Civile solo come un'ottima alternativa all'occupazione o come fonte di agevolazioni di vario tipo. In realtà, credo che il compito di coinvolgere i giovani in questo progetto, non sarà tanto dello Stato, che probabilmente eserciterà più che altro una funzione amministrativa e gestionale, quanto degli enti convenzionati. Il nuovo Servizio Civile va visto come un'occasione che dobbiamo saper cogliere e sfruttare, mettendo alla prova la nostra capacità di rivolgerci ai giovani e di offrire loro una proposta pedagogica stimolante. Solo in questo modo il Servizio Civile non si ridurrà ad una nicchia, a un contentino per gli enti in cerca di personale. Certo, se poi il Servizio civile dovesse risultare un fallimento totale, allora dovremmo interrogarci tutti, lo Stato compreso, sul deficit di solidarietà che peserebbe su tutto il tessuto sociale".

In questo contesto ha ancora senso parlare di obiezione di coscienza al servizio militare?
"Credo proprio di sì. L'obiezione di coscienza non ha esaurito il suo compito storico: va ricontestualizzata. Anche in questo caso l'abolizione della leva obbligatoria ci pone dinnanzi a uno scenario nuovo. I ragazzi non si trovano più a dover compiere una scelta obbligata tra Servizio Militare e Servizio Civile; in passato, invece, volente o nolente, ci sbattevi contro, eri costretto a prendere una posizione. Credo che oggi l'Obiezione di coscienza vada vista ancor di più come uno stile di vita: la capacità di porsi in maniera critica verso alcuni fenomeni. E' un qualcosa che va ben al di là del problema del Servizio Militare. Anche in passato, il valore più profondo dell'Obiezione di Coscienza era proprio questo. Il servizio militare materializzava l'appartenenza al sistema economico, sociale, politico, di una società che contemplava meccanismi di violenza al suo interno e verso l'esterno. Per questo scegliere di "schierarsi" contro tale cultura richiede motivazioni ancora più profonde e, da parte nostra, la capacità di offrire strumenti di analisi adeguati".

Per quanto riguarda la Caritas, i giovani che presteranno Servizio Civile andranno semplicemente a prendere il posto dei vecchi obiettori di coscienza o avranno un ruolo diverso?
"Certamente il loro ruolo andrà ridefinito. Nel sistema precedente era naturale che si creassero meccanismi per certi versi connessi all'idea stessa di Servizio obbligatorio. Poca chiarezza sul ruolo degli obiettori da parte di molti enti e, spesso, da parte degli obiettori stessi. Per questo sono contrario all'obbligatorietà del Servizio Civile. Esso va visto innanzitutto come una proposta e penso che, con l'abolizione della leva obbligatoria, non si possa più imporre: sarebbe fuorviante e controproducente. Tutt'al più si potrebbe pensare di inserire il Servizio Civile come parte integrante di alcuni percorsi formativi connessi a professioni che operano nel sociale; resta comunque un'opzione da valutare con cautela.
Un altro aspetto importante è che, nell'elaborare i progetti individuali da proporre all'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile, l'ente deve descrivere e motivare dettagliatamente ogni singolo progetto. Se prima, in un certo senso, ci si limitava a gestire un flusso proveniente dai giovani di leva, ora occorre essere in grado di organizzare i progetti individuando ruoli ancor più specifici e personalizzati. Inoltre le motivazioni e le aspettative dei volontari sono certamente diverse e il rapporto più trasparente tra chi fa servizio civile e l'ente richiede maggiore presa di responsabilità da entrambe le parti. E' per questo che, in questa prima fase sperimentale, ci stiamo muovendo con molta cautela e riflessione nell'elaborazione dei progetti e nel rapporto coi volontari".

Con la nuova legge è previsto, per la prima volta, l'ingresso di ragazze nel Servizio Civile. Anzi è probabile che, almeno in questa fase transitoria, saranno proprio le ragazze la maggioranza. Quale sarà l'impatto di questa "novità" all'interno dei servizi della Caritas?
"Per quanto riguarda la realtà dei centri, da sempre essi sono caratterizzati dalla presenza, fianco a fianco, di ragazzi e ragazze, di uomini e donne di tutte le età, tra obiettori, volontari e operatori. Per cui, da questo punto di vista non c'è nessuno "sconvolgimento". Certo, come in passato avveniva per gli obiettori di coscienza, l'arrivo di nuove volontarie porterà un continuo ricambio di persone, di idee, di competenze e di motivazioni. D'altra parte, quando, alla fine degli anni '80, decidemmo di trasformare quella che era la "Segreteria Obiettori" in "Settore Educazione alla Pace e alla Mondialità" ci era già chiara l'idea che l'educazione alla pace era qualcosa che doveva andava al di là del servizio civile sostitutivo del militare. Era un processo da estendere a tutta la società e alle sue componenti, ecclesiali e civili. In questo senso l'ingresso delle ragazze segna l'evoluzione naturale di un percorso, che da sempre ci vede attenti ad offrire opportunità formative e occasioni di approfondimento sui temi della pace e della mondialità".


Il nuovo Servizio Civile Nazionale

Lo scorso 3 giugno, presso la Caritas Diocesana di Roma ha iniziato il suo servizio la prima ragazza in Servizio Civile Nazionale volontario. Si apre così, concretamente, la prima fase del nuovo sistema introdotto dalla legge 64 del 2001. La normativa prevede un periodo transitorio, fino al 2007, anno in cui sarà sospeso l'obbligo al servizio di leva, nel corso del quale essa si affiancherà all'attuale legge, che regolamenta il servizio civile degli obiettori di coscienza.
Così, se da un lato l'esperienza degli obiettori di coscienza andrà gradualmente scomparendo (già in questi mesi il numero dei chiamati è in costante e rapida diminuzione) dall'altro si apre una nuova prospettiva: quella di un Servizio Civile volontario aperto non solo ai ragazzi, ma, finalmente, anche alle ragazze. Secondo la nuova normativa, infatti, sono ammessi a prestare servizio civile su base volontaria, della durata di dodici mesi, tutte le cittadine e i cittadini tra i 18 e 26 anni riformati per inabilità al servizio militare o in posizione di congedo illimitato provvisorio. Ogni anno l'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (UNSC) definirà il numero di volontari da impiegare. Per l'anno 2002 esso ammonta a 9.000 unità, di cui 8.000 da impiegare in Italia e 1.000 all'estero. Questi 9.000 posti verranno coperti attraverso la pubblicazione di diversi bandi di concorso ed i giovani ammessi a svolgere il Servizio Civile verranno assegnati ai diversi enti che hanno stipulato una convenzione con l'UNSC, tra i quali figura anche la Caritas Italiana.

Il progetto di Caritas Italiana
La convenzione della Caritas Italiana con l'Ufficio Nazionale prevede di impiegare 150 giovani su scala nazionale, suddivisi tra le diverse Diocesi interessate. Gli obiettivi e le modalità del progetto di Servizio Civile della Caritas sono contenuti nel documento "Il servizio civile delle ragazze" che è stato presentato all'UNSC e su cui si basano i progetti specifici delle varie Caritas Diocesane. Tale progetto riprende e rilancia, rielaborandola, l'esperienza dell'Anno di Volontariato Sociale che, dal 1976 ad oggi, ha visto la partecipazione di circa 2.000 ragazze impegnate concretamente con la Caritas sui temi della pace e della solidarietà.
Il progetto di servizio civile femminile di Caritas Italiana si propone in particolare come opportunità di formazione e confronto sui valori della nonviolenza, della solidarietà e della gratuità; come occasione di servizio a soggetti "deboli" e come spazio di libertà e creatività, di cittadinanza attiva e responsabile. Il Servizio Civile viene inoltre proposto come pausa di riflessione e orientamento in vista di ulteriori scelte personali di tipo professionale, familiare e sociale. L'ambizione è infine quella di creare un cantiere aperto permanente, non "per", ma "con" i giovani. Nel progetto della Caritas viene dedicata particolare cura all'inserimento della candidate, attraverso un percorso personalizzato di formazione e tirocini, sia a livello nazionale che locale, che rappresenta il vero aspetto qualificante di questa proposta. Il rapporto fra ragazza in servizio civile e Caritas viene definito all'interno di un "contratto di servizio civile" e nel relativo "piano d'impegno individuale", traducendo così il rispetto dei percorsi individuali e delle esigenze delle ragazze in precisi diritti e doveri reciproci.

Il Servizio Civile nella Caritas Diocesana di Roma
In attesa dell'entrata a pieno regime del nuovo sistema, la Caritas Diocesana di Roma ha scelto di partecipare alla fase sperimentale del progetto per verificarne la validità come occasione di incontro con i giovani e di promozione di una cultura della pace. Il Servizio Civile Nazionale nasce e trova fondamento nel compito statutario della Caritas, "organismo pastorale con prevalente funzione pedagogica", e si propone di coinvolgere persone disposte a condividere un cammino di formazione che le renda consapevoli e capaci di sentirsi responsabili dei più deboli. Tale "scelta preferenziale dei poveri" non vuole essere di carattere assistenziale ed emergenziale, dovrà essere caratterizzata da azioni di denuncia, di informazione e da approfondimenti culturali e legislativi.
Il Settore Educazione alla Pace ed alla Mondialità, che coordina il progetto di servizio civile femminile, ha già elaborato sei percorsi specifici per le prime volontarie, costituiti da due fasi. La prima è comune a tutti i progetti e prevede, tra l'altro, alcune competenze di base che hanno carattere preferenziale nella selezione delle ragazze: l'esperienza di lavoro di gruppo, l'interesse ai problemi relativi alla giustizia e alla pace, l'esperienza di animazione sociale a livello territoriale, la capacità e la disponibilità ad operare in rete. La seconda, specifica per ogni progetto, delinea l'area di intervento operativo nei sei ambiti individuati che vanno dalla solidarietà internazionale, alla formazione ed informazione sui temi della pace, alla tutela e al rispetto delle minoranze, all'incontro con le persone disabili.

Come svolgere il Servizio Civile Nazionale
Chi fosse interessato a svolgere un anno di Servizio Civile Nazionale presso la Caritas di Roma può rivolgersi al Sepm (Settore Educazione alla Pace ed alla Mondialità - Piazza San Giovanni il Laterano 6a, tel. 06.69886383 - www.caritasroma.it ), presso il quale, tra l'altro, è possibile avere informazioni sui bandi di concorso e richiedere copia integrale del progetto "Il Servizio Civile delle Ragazze". Per ulteriori informazioni legislative è anche possibile consultare il sito web dell'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile: www.serviziocivile.it .

 

 

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