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CARITAS DIOCESANA DI ROMA - RASSEGNA DELLA STAMPA QUOTIDIANA - 31 GENNAIO 2004
Avvenire - Roma-sette 25-01-04 p. 7

«Includere le sofferenz2 “invisibili” nei programmi di ricostruzione»: progetto della Caritas con altre realtà

“1 billion” e le ferite dell’anima

Se ne discuterà a Roma in un meeting a dicembre 2004

(Al. Col.) La storia, anche nelle epoche più recenti, ha dimostrato che la crudeltà dell’uomo non ha limiti. Nel corso dell’ultimo secolo, accanto ad uno sviluppo economico e tecnologico senza precedenti ci sono state guerre, rivoluzioni e regimi totalitari tra i più terribili che l’umanità ricordi. A tali regimi si sono succeduti periodi di pace e di ricostruzione in cui, ogni volta, l’insediamento di governi democratici e la pace che ne è seguita hanno fatto sperare in un futuro migliore.

Ma come è possibile aiutare le donne bosniache stuprate durante il conflitto etnico, i superstiti delle atrocità dei khmer rossi in Cambogia, le vittime di torture nei regimi totalitari, i familiari delle vittime dei terroristi e i milioni di persone che ogni giorno vivono nella paura e nell’angoscia causate dalla violenza? Ci saranno sempre nelle loro esistenze ricordi, circostanze, attimi in cui il passato, le sofferenze e le paure riaffioreranno: sono le ferite dell’anima.

Il progetto "1 billion", promosso dalla Caritas di Roma in collaborazione con l’Istituto superiore di Sanità, l’Istituto studi superiori Assunzione, l’Università di Harvard e la World Bank, cerca proprio di attirare l’attenzione su queste vittime dimenticate che, secondo studi più recenti, sono oltre un miliardo nel mondo.

«Il progetto è molto ambizioso e allo stesso tempo di grande attualità», spiega Anna Clemente, responsabile dell’Ufficio studi e ricerche della Caritas diocesana. «Da anni nei centri della Caritas si assistono rifugiati politici in fuga dalle guerre e dalle persecuzioni, che hanno subito violenze e hanno perso i propri familiari. Cercheremo di coinvolgere gli organismi internazionali nella loro tutela, cercando di far capire che la salute psichica e morale delle vittime dei conflitti deve essere inserita in quei programmi di aiuto post-bellici chiamati "di ricostruzione"».

L’iniziativa, avviata nel 2001 con una fase di ricerca coordinata da Richard Mollica, psichiatra di fama internazionale dell’Università di Harvard, avrà la sua fase più importante il 3 e 4 dicembre 2004 a Roma quando, in un convegno internazionale, saranno chiamati a discutere di questi temi sessanta Ministri della Sanità dei Paesi teatro di violenze e guerre nell’ultimo quarto di secolo.

«L’obiettivo del meeting sarà quello di far approvare a questi governi, con il patrocinio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dei maggiori organismi internazionali, una carta programmatica che includa le "ferite invisibili" nei piani sanitari di sviluppo e ricostruzione. Naturalmente il coinvolgimento dei governi sarà soltanto uno degli aspetti di "1 billion", quello ufficiale, che sarà affiancato anche da un’azione di sensibilizzazione verso gli operatori internazionali del volontariato e della cooperazione».

Le esperienze fatte nei Paesi balcanici, dove la Caritas di Roma è presente con progetti in Kosovo e in Bosnia, hanno dimostrato come la tutela della salute mentale ed il sostegno psicologico delle vittime siano una modalità di intervento tra le più efficaci per lo sviluppo dei diritti umani e la crescita socio-economica.

Il convegno di Roma rappresenta, per la Caritas e per i partner italiani che aderiscono al progetto, un’occasione per far conoscere all’opinione pubblica temi finora trascurati nel dibattito sulle guerre e sugli aiuti internazionali. «Quello che sta accadendo in Iraq, dove si sta affrontando la ricostruzione parlando di pozzi di petrolio e di commesse per le aziende internazionali, è la dimostrazione che un’azione di sostegno alle vittime di violenza è quanto mai urgente».