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CARITAS DIOCESANA DI ROMA - RASSEGNA DELLA STAMPA QUOTIDIANA - 15 FEBBRAIO 2004
La Repubblica15-02-04 Cronaca di Roma p. IV

Così cambia il mercato del lavoro secondo la ricerca di Caritas e Camera di Commercio
Da immigrati a manager la carica dei 13 mila
I più intraprendenti: i cinesi, commercianti e ristoratori. I romeni sono attivi nell´edilizia

MARINO BISSO 

L´impennata si è registrata negli ultimi quattro anni: molti immigrati lavoratori dipendenti sono diventati imprenditori. Così cambia il lavoro extracomunitario nella capitale: una trasformazione difficile ma che ha visto nel 2002 l´iscrizione all´albo della Camera di Commercio di Roma di 13.367 soci e titolari di impresa straniera: il 5% del totale degli iscritti.

Il dato è contenuto in una ricerca «Gli immigrati nell´economia romana: lavoro, imprenditoria, risparmi, rimesse», curata dalla Caritas e dalla Camera di Commercio. «La ricerca si è proposta di evidenziare come l´immigrazione non sia solo un grande fenomeno sociale ma abbia anche un rilevante impatto sul tessuto produttivo e sul mercato occupazionale locale - spiega Franco Pittau che ha curato la ricerca per la Caritas -. Gli immigrati sono divenuti nella Capitale, come nel resto d´Italia, una componente strutturale dell´economia».

Secondo lo studio, i più intraprendenti in campo imprenditoriale sono i cinesi attivi nel commercio e nella ristorazione, seguiti dai romeni specializzati in costruzioni, dagli egiziani per lo più albergatori e ristoratori, dai libici e dai marocchini per la maggior parte commercianti. Meno attivi nell´imprenditoria sono i filippini e gli albanesi, due dei gruppi di extracomunitari più consistenti numericamente a Roma.

«L´attività imprenditoriale degli immigrati, poco rilevante prima degli anni ´80, è andata sviluppandosi dopo la "legge Martelli" del 1990 - aggiunge Pittau - , che derogava parzialmente al requisito della reciprocità, e ha conosciuto il pieno sviluppo dopo la "legge Turco- Napolitano" che ha soppresso del tutto tale criterio. Mentre la legge Bossi Fini non ha sostanzialmente mutato il quadro normativo».

Dalla Camera di Commercio, in base all´anzianità di iscrizione, gli imprenditori stranieri risultano così ripartiti: 3,4% prima del 1980, 12,6% negli anni ´80, 38,9% negli anni ´90 e 45,1% dal 2000 ad oggi.

«La tendenza all´inserimento nel settore del lavoro autonomo è collegata al desiderio di superare l´inquadramento degli immigrati come forza di riserva per l´industria, per giunta nelle mansioni più basse - sottolineano alla Caritas - e di sperimentare in proprio la possibilità di emergere e di migliorare la propria situazione economica, come già avvenuto in altre parti d´Europa fin dagli anni ´70».

La ditta individuale rappresenta la forma maggiormente scelta nella conduzione d´impresa (67,2% dei casi). Le cariche imprenditoriali riconducibili a società di persone costituiscono il 32,4% del totale e sono la tipologia più diffusa di imprenditoria nei settori commerciale e alberghiero.

I ricercatori della Caritas hanno inoltre tentato di delineare, attraverso un campione di interviste, le difficoltà aggiuntive che le aziende gestite da stranieri devono fronteggiare per essere competitive sul mercato della Capitale. Tra i principali ostacoli da superare: le diffidenze psicologiche, imputabili alla paura degli italiani per la concorrenza degli immigrati, il differenziale etnico-linguistico e soprattutto la difficoltà di accesso al credito. Una mancanza di finanziamenti che spinge gli imprenditori stranieri a cercare crediti presso i paesi d´origine.