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CARITAS DIOCESANA DI ROMA - RASSEGNA DELLA STAMPA QUOTIDIANA - 14 MAGGIO  2004
La Repubblica 14-05-04 Cronaca di Roma p. V

La guida della Caritas sugli stranieri nella capitale, "Luoghi di incontro e di preghiera". Roma più cristiana, meno cattolica 

Religioni, rivoluzione-immigrati 

Cambia la geografia della fede, avanzano ortodossi e musulmani 

CARLO PICOZZA 

Più cristiana, meno cattolica. La capitale esce così dalla guida Immigrati a Roma - Luoghi di incontro e di preghiera, voluta da Caritas e Migrantes, emanazioni della Conferenza episcopale italiana, con il contributo del Campidoglio. Dati, stime e indicazioni: «Cambia la geografia religiosa dell´immigrazione», commenta uno dei redattori, Franco Pittau. «Per la prima volta dovremo confrontarci con i fedeli protestanti e con quelli dell´Ortodossia, religione che conosciamo poco pur essendo seguita, da quasi un millennio, nei Paesi dell´Est europeo».

Già, perché sui quasi 212 mila immigrati cristiani, la metà è cattolica (oltre 106 mila); l´altra metà è composta da protestanti (quasi 19 mila) e da ortodossi (82 mila e 200). «È un invito a rimboccarsi le maniche», commenta il direttore dell´Ufficio Migrantes, Pietro Sigurani. «Un´occasione», aggiunge don Guerino Di Tora, guida della Caritas diocesana, «per superare antiche barriere cominciando a collaborare oltre che a convivere». Quasi 53 mila (il 16,4 per cento) sono gli immigrati di religione musulmana.

In un centinaio di pagine ecco il chi, il dove e il quando di incontri e di preghiere a Roma. Ma anche, in un certo senso, ecco il perché dei molteplici volti della fede nella capitale cristiana del 2004 (o del 2564 buddista, del 5764/´65 ebraico, 2059/´60 induista o del 1424/´25 islamico). Una "bussola" per orientarsi sulle rotte dei meeting point della fede e sui giorni delle feste delle religioni dei 321 mila immigrati in regola e delle decine di migliaia ancora tra le ombre di Roma.

«Perché», spiega Pittau, «quando si parla di immigrati bisogna cominciare a pensare oltre che alle loro braccia, anche alla loro testa, al loro cuore, alla loro anima». «Solo con la conoscenza», aggiunge l´assessore capitolino alle Politiche sociali, Raffaela Milano, «è possibile vincere diffidenza, paura e praticare l´accoglienza» (oggi il Campidoglio inaugura il primo centro residenziale per le vittime da tortura in via Casilina 815).

Dopo aver sonnecchiato per un quinquennio su quota 200 mila, l´arcipelago degli immigrati è diventato più grande. Oggi, su 10 romani uno è "straniero". Una presenza più che doppia rispetto a quella media dell´Italia dove solo un cittadino su 24 viene da altri Paesi. Dei 321 mila immigrati nell´intera provincia (nella capitale, oltre il 90 per cento), i cattolici sono i più numerosi. A Roma, dove l´Europa dell´Est è "entrata" prima che nell´Unione, i due terzi degli stranieri sono di questa religione. Seguono a ruota gli ortodossi provenienti da Romania (la "succursale" più grossa), Bulgaria e Serbia. «La presenza dei protestanti a Roma che ora sfiora le ventimila unità», commenta Thorsten Leisser dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia, «è cresciuta grazie agli arrivi dai Paesi africani toccati dai missionari protestanti». Dall´Ucraina, invece, a maggioranza ortodossa, sbarcano a Roma in prevalenza cattolici dalle aree confinanti con la Polonia (su 13 mila ucraini a Roma la metà sta con il Papa). Un sesto del totale è rappresentato dagli immigrati di religione musulmana a Roma. Sono 860 gli ebrei, 9 mila 377 gli induisti, 7 mila 178 i buddisti, 2 mila 926 gli animisti.

I filippini, primo gruppo per presenza a Roma negli anni Novanta (oggi a quota 25 mila), sono stati più che doppiati dai rumeni (in prevalenza ortodossi) che si attestano sulle 66 mila presenze.

Il "censimento" di Caritas e Migrantes indica 185 luoghi di preghiera e di incontro degli immigrati: 132 cattolici, 26 protestanti, 10 ortodossi, 7 musulmani, 5 ebraici e 5 per le religioni orientali. Roma multietnica, Roma multiconfessionale. Che con le grandi religioni occidentali accoglie anche comunità di fede confuciana, sikh, ebraica di riti sefardita e ashkenazita.