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CARITAS DIOCESANA DI ROMA - RASSEGNA DELLA STAMPA QUOTIDIANA - 5 OTTOBRE  2004
Il Messaggero 05-10-04 Cronaca di Roma p. 37

L’ANNIVERSARIO 

La Caritas, 25 anni di solidarietà 

di GUERINO DI TORA*

IL 10 ottobre ricorre il venticinquesimo anniversario della Caritas diocesana di Roma. Tale circostanza, che credo sia una importante occasione di riflessione, sarà ricordata con una serie di manifestazioni che la Chiesa di Roma e la città celebreranno nell’arco dell’intero anno pastorale che sta iniziando.

Nel celebrare tale ricorrenza, cerchiamo innanzitutto di non intendere l’avvenimento come un’occasione per fare bilanci che, in tali circostanze, si riducono spesso a vani tentativi di misurare l’immisurabile: quel patrimonio di umanità maturato nell’esperienza di condivisione e di prossimità.

La Caritas, organismo pastorale della Diocesi, è stata in questi anni un costante riferimento per la solidarietà dei romani.

Al suo nascere si impose come esperienza ecclesiale chiamata ad animare la carità formando nelle coscienze e nelle volontà dei cristiani e di tutti i cittadini l’attenzione ai poveri ed agli emarginati nella Capitale del paese e della Chiesa.

Orientata alla sua funzione pedagogica di educatrice alla carità, grazie al mio predecessore Don Luigi Di Liegro, la Caritas romana capì fin dall’inizio che l’educare alla carità deve essere una forma concreta, non solo teorica, e che, come diceva l’Apostolo Giovanni, “non si può amare a parole, ma nelle opere”. Sono nati così, al manifestarsi dei bisogni, prima il Centro di Ascolto per Stranieri, poi la Mensa di Colle Oppio, l’Ostello alla Stazione Termini, l’ambulatorio medico per molti emarginati esclusi dal sistema sanitario. Molti altri servizi sono nati negli anni a seguire non solo per dare una risposta alle immediate necessità dei fratelli più poveri, ma come segno visibile della comunità cristiana di fronte al disagio.

In questi anni ai mutamenti che hanno coinvolto la società - economici, politici, culturali - si sono accompagnati cambiamenti delle tipologie di povertà. Alle vecchie forme, dovute alla mancanza di reddito, si sono aggiunte sempre più manifestazioni di disagio ed esclusione sociale dovute a differenze culturali, malattie, difficoltà nei rapporti interpersonali e solitudine. Da qui l’impegno che ne è seguito è stato quello di far conoscere questi disagi, formare nuovi volontari, denunciare le assenze delle istituzioni, sempre pronti però a collaborare con loro per migliorare i piani e gli interventi di politica sociale.

In questi venticinque anni i poveri sono cambiati e, con essi, è cambiato anche il modo di aiutarli. Questo anche per merito della Caritas che ha cercato di essere lievito di solidarietà . Migliaia di volontari di tutte le età hanno portato l’esperienza maturata nel loro servizio - la solidarietà, l’ascolto, la gratuità, l’impegno per la verità e la giustizia - negli ambiti di vita: la famiglia, il lavoro, la scuola. La loro voce, la voce della Chiesa di Roma, è risuonata per dare la parola agli ultimi, ai più poveri.

Fino ad allora, ed in parte ancora oggi, la carità è stata interpretata in termini di assistenza devitalizzando l’originario significato che la Caritas ripropone come stile di vita solidale . La società attuale, chiamata quotidianamente ad affrontare i problemi derivanti dalla diversità - diversità di ogni genere, a livello sociale, economico, culturale, razziale, religioso -, non può fare a meno di rifarsi a tale significato, evitando di intendere la carità con facili banalizzazioni.

Ed è questa la sfida che ci attende nel prossimo futuro. Partire dall’esperienza maturata e far crescere la comunità nella solidarietà vera, quella gratuita ed altruistica. Una solidarietà che sia parte della vita di ognuno, insegnata nelle scuole, vissuta nelle famiglie, fatta propria dalle istituzioni. Una solidarietà che ci aiuti a superare la privatizzazione oggi in atto nel lavoro, nella famiglia o nel mercato che tendono a far rinchiudere l’individuo in progetti brevi e che mirano soltanto all’interesse personale e alla valorizzazione dell’“io”.

In questo contesto bisogna imparare a convivere con l’insicurezza. Tutti siamo toccati dall’insopportabile sensazione di non incontrare risposte adeguate ai molti problemi, ma occorre praticare l’arte della speranza e della pazienza.

Questa è l’itinerario del nostro cammino per continuare a crescere insieme. Bisogna radicarlo nel cuore, dove convergono ragioni, desideri e sentimenti. Quando le abitudini diventano “cuore” allora le azioni solidali esprimeranno meglio la nostra carità e la comunione dell’intera città di Roma.

 *direttore Caritas diocesana di Roma