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CARITAS DIOCESANA DI ROMA - RASSEGNA DELLA STAMPA QUOTIDIANA - 3 DICEMBRE  2004
Corriere della Sera 03-12-04 Cronaca di Roma p. 54

A Termini la Caritas apre un ambulatorio, mentre si celebra il congresso mondiale «One Billion» per la protezione dei rifugiati

Un centro di ascolto per i profughi di guerra 

Le terapie di Richard Mollica, lo psichiatra americano che cura i «dolori» della violenza


ESPERTI Il professor Richard Mollica di Cambridge (Massachussetts) e la dottoressa Kapetanovic di Sarajevo

Un proverbio vietnamita dice: «La tazzina è colma di acqua, ogni goccia che cade la fa traboccare». Il professor Richard F.Mollica, psichiatra statunitense tra i massimi esperti dei trattamenti della sindrome PTSD (Post Traumatic Stress Disorder), l'ha scelto come epigrafe del sito della sua struttura sanitaria, l'Harvard Program in Refugee Program. Un modo per ricordare con quanta urgenza bisogna intervenire su chi è scampato alle violenze di guerra, agli eccidi, alle torture.

E ora è venuto a Roma per promuovere una vasta campagna di azioni, il progetto «One Billion» organizzato dalla Caritas diocesana di Roma, con cui intende tessere una rete di protezione estesa a 49 paesi teatro di violenze di massa e conflitti bellici. Non a caso a Roma, perché proprio qui, in via Marsala, presso il preesistente ambulatorio per extracomunitari la Caritas ha deciso di aprire ora una sezione «psichiatrica» rivolta ai profughi vittime di violenze.

Oggi Richard Mollica, reduce da interventi diretti in Afghanistan, Rwanda, Timor Est, Cambogia oltre che nel Massachusetts, spiegherà di fronte ai 49 ministri della salute convocati da paesi occidentali e paesi in conflitto la filosofia di un approccio globale che con la sua struttura di Cambridge nel Massachusetts sta cercando di circoscrivere un problema enorme: un miliardo di persone colpite dagli effetti della guerra con un livello di sofferenza psichica che sconvolge la vita di milioni di profughi e rifugiati.

«Sono oltre un miliardo i portatori di ferite visibili e invisibili spiega Mollica -. Hanno feriteparalizzanti, che minano l'essere umano e il tessuto sociale di intere popolazioni». Spesso croniche. Nei conflitti infatti la fase dell'emergenza si trascina in media per tre mesi. Quando si va oltre si entra nella fase cronica. «In genere la maggioranza della popolazione colpita si riprende spiega lo psichiatra Ma una consistente minoranza non ce la fa». Marina Kapetanovich dell'ospedale di Sarajevo, che affianca Mollica nella promozione del progetto, quantifica per la Bosnia questa minoranza sofferente: «E' il 20% della popolazione, 800 mila persone». Ecco dunque l'ordine di grandezza: milioni di persone nel mondo, che arrivano anche nel nostro paese e soprattutto a Roma, senza però riuscire a comunicare il proprio drammatico divario.

«Il male più diffuso è la depressione prosegue Mollica -.Riguarda il 6% della popolazione normale, tra le popolazioni sconvolte dalla guerra tocca il 40%. E' la soglia oltre la quale si annidano altri disturbi del disordine da stress posttraumatico: incubi, memorie ricorrenti di eventi traumatici, insonnia, ansia. E a seguire ipertensione, diabete, tumore». Non siamo però all'anno zero: Mollica ricorda, oltre al lavoro della sua equipe (10.000 visite all'anno), gli interventi pionieristici di Ico Eitinger nella Norvegia degli anni '50 sui reduci dai lager e poi più di recente, in Danimarca, il trattamento negli anni '80 dei profughi torturati dai golpisti cileni e argentini. «Oggi i gruppi più a rischio sono i genitori con figli uccisi, le famiglie con desaparecidos, i sopravvissuti alle torture e alle violenze sessuali. Sono una minoranza, ma spesso i paesi che ospitano questi scampati neanche se ne rendono conto».

Mollica chiede ora ai governi di promuovere la «rete» per raccogliere queste persone. Intanto Roma promuove l'ambulatorio Caritas di via Marsala 186 (06.4454791), con un pugno di psichiatri diretti da Marco Mezzetti. «Anche noi ricorda Mollica quando abbiamo iniziato eravamo solo in dieci...».

Paolo Brogi