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CARITAS DIOCESANA DI ROMA - RASSEGNA DELLA STAMPA QUOTIDIANA - 30 GIUGNO 2005
La Repubblica 30-06-05 Cronaca di Roma p. VI

Ecco le storie dietro i dati del rapporto Caritas: 1440 persone in cerca di assistenza nonostante percepiscano uno stipendio 

"Noi, i nuovi poveri con un reddito" 

Un bidello chiede le scarpe: "Ho speso tutto per i miei figli" 

" La pensione serve per i debiti. Viviamo con i pacchi alimentari" "Mio marito ha l´Alzheimer da 17 anni Spendo tutto in cure" 

CARLO ALBERTO BUCCI 

«Sei anni fa mio marito ha avuto un embolo e ha smesso di lavorare. Avevamo appena chiesto un prestito di 20 milioni di lire alla banca per la sua bottega di fabbro. La pensione va via per il debito e per mangiare siamo costretti a chiedere i pacchi alimentari alla Caritas di San Giustino» racconta Giovanna, 70 anni, dell´Alessandrino. E Anna, 52 anni: «Gli scatoloni li riceviamo una volta al mese grazie ad alcuni vicini di casa che fanno i volontari a San Pio V. Mio marito si è ammalato di Alzheimer 17 anni fa. Pensione e accompagnamento non bastano. Sono disperata». Ai malati come il marito di Anna prestava le sue cure Rosa, divorziata, due bambini sulle spalle. Ma il suo contratto con le Asl è scaduto. E anche lei ha scoperto di non farcela più.

Giovanna, Anna e Rosa. Tre nomi, inventati, per tre storie di "nuova povertà". Quella forma di disagio che, come ha rivelato il "Rapporto su Roma 2005" della Caritas, coinvolge e sconvolge ormai persone e famiglie che un reddito e una casa ce l´hanno. Il dato del 2003 - rilevato dal centro diocesano di via Marsala che dovrebbe occuparsi solo dell´ostello e solo degli italiani, ma che apre le porte a chiunque ne abbia bisogno - parla di 1.440 persone (su 4.000) che hanno chiesto aiuto nonostante avessero un reddito. Ma a fare un giro tra i 200 centri di ascolto parrocchiali sparsi nella città si intuisce che la percentuale è molto più alta. C´è chi racconta di un bidello che guadagna poco più di mille euro al mese e che è venuto a chiedere un paio di scarpe perché è riuscito a comprare solo quelle dei figli. E c´è il volontario che descrive il mercato di piazza dei Mirti a Centocelle con i pensionati che comprano il pane del giorno prima a 50 centesimi alla busta per loro cena con il latte annacquato.

Continua Giovanna: «Mio marito non ce la fa più a lavorare il ferro. Tra la sua e la mia, prendiamo 818 euro di pensione; 265 se ne vanno per l´affitto di casa, una camera e cucina, e il resto per finire di ridare i soldi alla banca. Ma a luglio salderemo il debito. E non dovremo più chiedere il pacco dei poveri alla nostra parrocchia. Figlio mio, non sai cosa significhi abbassarsi a tanto». E Anna: «Ho due figlie, una lavora di tanto in tanto a un call center, l´altra va a scuola. Mio marito, che era bancario e che nel 1990 con l´Alzheimer fu convinto dalla banca a prendere una buonuscita e ad andarsene, ha bisogno di assistenza 24 ore al giorno. Non posso lasciarlo solo un attimo. E i 1.300 euro che prendiamo tra pensione minima e accompagno sono insufficienti».

La storia di Rosa la racconta Stefania Panni, del coordinamento centri d´ascolto parrocchiali: «Viene dal Perù, è laureata in materie umanistiche, ha studiato al Gemelli e ha lavorato per circa tre anni con le cooperative sociali nell´assistenza domiciliare. Ma quando il "progetto" è finito, si è ritrovata senza i soldi per pagare i 600 euro d´affitto. È intervenuta l´Elemosineria vaticana a tamponare per un mese. Ora i centri d´ascolto di San Bellarmino (che ha pagato l´altro mese), quello di Santa Maria Ausiliatrice e l´assistente sociale del municipio si stanno dando da fare per trovarle un lavoro. Il contributo chiesto al Comune per l´affitto, purtroppo, non è ancora arrivato».