Siamo abituati a pensare di muoverci e di coinvolgerci per obiettivi eclatanti. Ci sono situazioni ed eventi che colpiscono e persone che entrano nella nostra storia con il loro carico di drammaticità. Questo suscita emozioni, indignazione, voglia di rivalsa, progettualità significativa. Ma siamo talmente presi da questo meccanismo che a volte dimentichiamo che le grandi tragedie sono conseguenze e non cause.

Allora, una volta tanto, facciamo un passo indietro e chiediamoci come possiamo tentare di prevenire tutto ciò che poi diventa violenza, prevaricazione, mancanza di speranza.

Fare un passo indietro ci porta ai diritti fondamentali quali la casa, l’istruzione, gli spazi sociali, la salute, il futuro, il lavoro.

Questa è una campagna atipica che nasce dall’esperienza dello stare accanto alle persone che incontriamo. Ci accorgiamo così che tutti noi dobbiamo imparare a guardare la vita e darle credito.

A Salta, in Argentina, metafora delle tante periferie che ognuno di noi ha certamente abitato, non ci sono grandi epidemie o guerre devastanti. C’è semplicemente un luogo dove la vita è spesso sopportata, a volte vissuta con rabbia, con precarietà, con rassegnazione, con semplicità e con allegria ma è soprattutto vissuta con il desiderio di inventare qualcosa che vada oltre quella violenza che troppo spesso marchia i rapporti, le relazioni e gli spazi.

In questi luoghi, in questa ricerca faticosa e carica di speranza, vogliamo diventare compagni di strada di questi uomini e di queste donne.