ANAMARIA
Anamaria ha 15 anni ed è la terza di cinque figli.
Vive nella periferia di Salta in una casa che ha due stanze, un bagno fuori e un giardino grande e poco curato. Suo padre vive da un paio di anni in un altro quartiere, dopo anni di violenza domestica e di litigi con la moglie.

Anamaria si deve occupare delle due sorelline più piccole perché sua madre lavora.
Anamaria è una bella ragazzina, ha i capelli lunghi sempre legati in una coda, lo sguardo profondo e intelligente.
Anamaria ha iniziato da poco a truccarsi.

Passa molto tempo con gli amici maschi e non le fa paura fare a botte. Il suo “travestirsi” da maschiaccio, le sue parolacce e la sua andatura poco aggraziata sembrano aiutarla a sentirsi più forte, come se essere una donna possa essere indice di debolezza.

A volte si dimostra molto matura ed affidabile, altre volte richiede affetto come se fosse una bambina di sei anni.

In alcuni momenti ha reazioni aggressive e di rabbia e a volte la rabbia che ha dentro la rivolge verso se stessa, tagliandosi le braccia con pezzi di vetro. Anamaria sostiene che questi gesti l’aiutano a calmarsi.

Quando è insieme ad altri coetanei cerca di prevalere su tutti e se non si sente ascoltata o presa in considerazione reagisce alzando la voce o mandando tutti al diavolo. Sembra non conoscere altri modi di vivere le situazioni di conflitto.

E’ scappata di casa tre volte. L’ultima volta la madre ha fatto una denuncia e ora se si allontana rischia l’inserimento in un centro per minori.

Spesso ricerca l’attenzione delle persone adulte con comportamenti provocatori, come ad esempio fumare, raccontare di feste a base di alcol o di tutte le volte che ha risposto male all’insegnante. Quando era più piccola ha assistito più volte a scene di violenza tra il padre e la madre, a volte è intervenuta in difesa di quest’ultima.