Gioco d’azzardo, piccoli segnali in attesa di una svolta

disperato alla slot machineDopo alcuni mesi di stallo, il settore del gioco d’azzardo ricompare nell’orizzonte della politica: non si tratta però del decreto attuativo con cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze avrebbe dovuto ratificare entro ottobre 2017 l’accordo sottoscritto a settembre in Conferenza Stato-Regioni,  chiarendo vari punti che tuttora rimangono irrisolti [Le ambiguità della politica sul gioco d’azzardo].

Si tratta invece di una circolare con cui il Ministero dell’Interno affronta il tema del rilascio di licenze per nuove attività legate al “gioco lecito”.

Sullo sfondo, si riconosce proprio uno dei nodi più controversi della questione, ovvero le competenze degli enti locali in materia di limitazione dell’offerta di gioco azzardo, in particolare attraverso l’imposizione di una distanza minima dai cosiddetti luoghi sensibili, quali scuole, ospedali, centri di culto ecc. che un numero crescente di amministrazioni locali ha disposto quale requisito per l’apertura di nuove sale slot, sale scommesse e simili. Da 200 a 500 metri a seconda delle leggi regionali o delle ordinanze comunali in vigore, il “distanziometro” si è rivelata una misura cruciale. Non è difficile intuirne la ragione: in Paese come l’Italia, il cui territorio è costellato da chiese e servizi per il welfare, disporre una distanza minima da questo tipo di luoghi equivale a imbrigliare la rete di vendita del gioco d’azzardo.

I frequenti ricorsi ai TAR contro le ordinanze comunali o persino contro le leggi regionali da parte di soggetti della filiera dell’azzardo – dai titolari delle sale fino alle società concessionarie – sono emblematici di quanto la dimensione territoriale sia diventata rilevante in questa partita tra interessi economici di pochi e costi sociali per la comunità.

Entro questo orizzonte, la circolare del Viminale appare come un passo in avanti, per quanto di natura tecnica. Finora la competenza delle Questure nell’autorizzazione di esercizi dedicati al gioco pubblico era circoscritta all’accertamento della conformità dei locali alla normativa in materia di urbanistica, edilizia, igiene, sanità, polizia urbana e a quanto stabilito dall’articolo 110 del TULPS, Testo unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza.

Con le “Indicazioni operative” introdotte dalla Circolare del 19 marzo, il Ministero dell’Interno ascrive alle Questure anche quella parte di procedimento rimasta scoperta.

Concretamente, sarà l’aspirante titolare dell’esercizio ad auto-dichiararne la conformità in relazione alle distanze minime dai luoghi sensibili disposte dalle normative locali proposito. La Questura sottoporrà la richiesta al Comune, che dovrà confermare o smentire entro un certo lasso di tempo, superato il quale l’auto-dichiarazione viene acquisita dalla Questura.

Questo implica che le amministrazioni comunali si attrezzino per svolgere rapidamente le verifiche, altrimenti la circolare potrebbe avere effetti paradossali, caricando di ulteriori responsabilità ed esponendo al rischio di ricorsi proprio quei soggetti che tentano di arginare il gioco d’azzardo.

Dunque, se si tratta di un passo in avanti, lo si potrà constare solo alla prova dei fatti.

Di certo, in un contesto già compromesso come è l’attuale, in cui l’offerta di azzardo è dilagante, qualunque misura non retroattiva suona parziale.

D’altra parte, il gioco d’azzardo non si esaurisce in sale slot e scommesse: riguarda anche bar, tabaccherie, uffici postali, supermercati e tutti i luoghi, spesso ben prossimi a scuole, chiese, ospedali, in cui si commercializzano decine di ‘gratta e vinci’ e si scommette a ciclo continuo su estrazioni numeriche di ogni tipo. Se fosse un settore come gli altri, il mercato ne risulterebbe già saturo.

Non è così, e non ci sarà svolta finché la politica non assumerà una direzione netta.