Presentazione del programma pastorale

Oltre trecento volontari e animatori parrocchiali all’Università Lateranense

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«Esiste un grido che a volte ignoriamo, sordo, muto, a volte visibile, graffiante, aggressivo quasi, ripugnante e assordante. Di una umanità non solo povera materialmente, bensì nei drammi, nelle delusioni e fallimenti di tutti i tipi. E la certezza con la quale vogliamo cominciare ufficialmente il nostro anno pastorale è la certezza che il Signore ascolta il grido di chiunque si rivolga a lui. Non distoglie mai l’orecchio! E questo ci consola. Perché se ci sentiamo ascoltati tutti da lui, possiamo permetterci di provare altrettanto noi ad ascoltare nel nostro piccolo». Così don Benoni Ambarus, direttore della Caritas di Roma, ha introdotto il tema del programma pastorale “Questo povero grida e il Signore lo ascolta” presentato il 20 ottobre all’Università Lateranense. L’incontro, che ha visto la presenza di oltre trecento tra volontari e animatori parrocchiali, si è aperto con la lectio divina del vescovo Gianpiero Palmieri.

   

Il presule, ausiliare per il Settore Est, ha guidato la riflessione sul brano del vangelo di Giovanni in cui Gesù, dopo la resurrezione, si manifestò per la terza volta ai discepoli, sul mare di Tiberiade. Lo fece chiedendo qualcosa da mangiare. «È un episodio che fa pensare ad una comunità smarrita e disunita, come erano i discepoli dopo la morte di Gesù. Una comunità che possiamo paragonare a quanto emerso nella nostra Chiesa dopo la verifica pastorale fatta lo scorso anno, in cui non mancano le difficoltà e la paura» ha spiegato monsignor Palmieri. Per il vescovo il ruolo della Caritas parrocchiale è molto importante perché «come per i discepoli, a Emmaus o a Tiberiade, Gesù si presenta come povero e come forestiero. La Caritas deve aiutarci a riconoscerlo e a metterci in cammino con lui». «Siamo chiamati – ha invitato monsignor Palmieri – ad ascoltare il grido dei poveri e a essere una Chiesa povera. Papa Francesco, nell’incontro dello scorso maggio, ci ha prospettato un cammino di sette anni per essere popolo di Dio, un percorso da fare anche attraverso i poveri».

L’importanza della Caritas nelle parrocchie è stata sottolineata anche da don Paolo Asolan, teologo e incaricato della formazione del clero della Diocesi di Roma. Don Asolan, che ha coordinato i lavori della verifica pastorale realizzata dalle parrocchie romane, ha messo il luce come «i gruppi caritativi sono spesso le uniche realtà che fanno comunione». «Papa Francesco – ha poi detto – ci spinge ad un tempo di evangelizzazione e missione, un’opera diversa dalla pastorale ordinaria. Un tempo in cui la parrocchia deve cercare se stessa al di fuori dalle sue mura. Il servizio al mondo, quello che facciamo con la carità, è fondamentale per questo».

Un’opera che non inizia oggi, come ha specificato don Benoni Ambarus, che per la prima volta ha incontrato le comunità parrocchiali come direttore della Caritas. «Fare memoria delle nostre opere – ha detto – vuol dire ricordare da dove siamo partiti, cosa sognavamo quando abbiamo cominciato a svolgere il servizio verso le varie realtà di bisogno e dove siamo arrivati oggi. Pensate soltanto quanto bene è stato seminato nel nascondimento, quante lacrime sono state asciugate, quante situazioni di speranza ridata. Esiste una rete di atti di carità pura dove il Vangelo ha illuminato vite attraverso l’opera di tante persone di buona volontà. Ecco, questa rete, fatta di piccoli centri Caritas, di tutta l’organizzazione del territorio, è da riscoprire e rafforzare». Il direttore della Caritas si è soffermato sulla necessità di «rafforzare la rete esistente» perché le energie «siano messe in sinergia piena».

Nel corso dell’incontro è stato presentato il diacono Massimo Soraci, vicedirettore della Caritas diocesana nominato la scorsa settimana; con lui anche i cinque incaricati di Settore per la carità: don Paolo Salvini (ovest), padre Paolo Maiello (sud), padre Aniello Stoia (centro), i diaconi Roberto Proietti (nord) e Girolamo Furio (est).

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