Crescono le disuguaglianze, diminuisce la consapevolezza

disuguaglianzePuntuale, come ogni anno, alla vigilia del meeting finanziario dei “potenti del mondo” a Davos, la ong inglese Oxfam ha presentato il suo Rapporto sulle disuguaglianze. Il documento, dal titolo “Bene pubblico, ricchezza privata”, mette ancora una volta l’accento sul lato oscuro della globalizzazione, ricordando come lo sviluppo e l’integrazione che caratterizzano il mondo della finanza non camminano di pari passo con la giustizia, la dignità e i diritti dell’uomo.

Nel corso dell’ultimo anno le fortune dei super-ricchi sono aumentate del 12%, al ritmo di 2,5 miliardi di dollari al giorno, mentre 3,8 miliardi di persone (la metà più povera dell’umanità) hanno visto decrescere quel che avevano dell’11%. L’1% più benestante detiene il 47,2% della ricchezza aggregata netta. L’uomo più ricco in assoluto, Jeff Bezos, proprietario di Amazon, a marzo 2018 aveva un patrimonio netto stimato in 112 miliardi di dollari, quando appena l’1% di questa somma corrisponde all’intera spesa sanitaria dei 105 milioni di etiopi.

Il rapporto evidenzia come anche l’Italia sia inserita in modo integrante nel panorama mondiale. Nel 2018 i contrasti si sono aggravati: il 20% più ricco degli italiani detiene il 72% della ricchezza nazionale contro il 66% di un anno prima, mentre il 60% più povero deve accontentarsi appena del 12,4%, ancora meno del 14,8% di 12 mesi prima. E ancora: il 5% più ricco degli italiani era titolare da solo della stessa quota di ricchezza posseduta dal 90% più povero e i primi 21 miliardari italiani avevano gli stessi beni del 20% più povero della popolazione.

Oxfam mette in luce che la dinamica della disuguaglianza ha insito un paradosso: negli ultimi 40 anni è diminuita globalmente, ma è aumentata localmente. Questo è dimostrato dalla situazione romana illustrata nel secondo rapporto della Caritas diocesana “La povertà a Roma: un punto di vista” presentato la scorsa settimana.

La Capitale riproduce sofferenze e diseguaglianze, amplificandole ancora di più. A Roma il reddito individuale imponibile medio si distribuisce in maniera profondamente diseguale: si va dai 40.530 euro del II Municipio ai 17.053 euro del VI Municipio. Nel complesso meno del 2% denuncia un reddito di oltre 100.000 euro l’anno, mentre il 51,3% possiede un reddito fino a 15.000. euro. La città impoverisce e invecchia a vista d’occhio: in ogni municipio, si registrano circa 10mila persone over 65 che non raggiungono il reddito di 11.000 euro, per un totale complessivo di 146.941 abitanti: un’intera grande città fatta di anziani che vivono di stenti dentro una grande metropoli contemporanea.

Sta aumentando il disagio delle famiglie apparentemente “normali”. Sono aumentate in 10 anni del 47,8 % le famiglie con un solo occupato e senza ritirati dal lavoro, dove manca perciò l’ammortizzatore sociale della pensione di un nonno o di una nonna. E sono 92.790 le famiglie di senza occupati, senza ritirati dal lavoro e con almeno un elemento disponibile al lavoro. L’ufficio statistico di Roma Capitale stima ad oltre 125.000 i nuclei familiari con minori e un reddito sotto i 25.000 euro con punte nel V (12.162), nel VI (16.729) e nel X municipio (11.367).

Per i giovani sono tempi difficilissimi: la disoccupazione è aumentata visibilmente per tutte le fasce d’età di circa 10 punti percentuali; praticamente un quarto dei giovani romani (18-29 anni) risulta disoccupato. Inoltre anche la stessa occupazione va esaminata in controluce: il lavoro atipico che si caratterizza per la presenza di contratti a termine o di collaborazione coinvolge il 51,6 % dei giovani Quanto ai giovani che non studiano né lavorano, né sono in formazione (i cosiddetti NEET) negli ultimi 10 anni sono aumentati del 68,3 % raggiungendo la cifra di 134.556.

Cosa fare? L’indicazione che arriva dal Rapporto Oxfam parla di politiche fiscali con finalità redistributive. Interventi che sappiano combattere a livello globale elusione ed evasione, inasprendo la lotta contro i paradisi fiscali.

Vi sono però anche misure che chiamano in causa ognuno di noi. La scelta di consumare beni che abbiano una filiera “certificata” in materia di diritti, di effettuare investimenti e operazioni bancarie in modo etico, di vivere nel creato come custodi e non come ereditieri. Infine, la scelta di “votare con il portafoglio”, scegliendo leader che sappiano dar voce a uno sviluppo sostenibile, che sappia contrastare le disuguaglianze e fermare il cambiamento climatico, per dare un futuro all’umanità.

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