Speciale dell’Osservatore di strada sulla Caritas di Roma

Nel nuovo numero dell’Osservatore di Strada, le interviste agli operatori Caritas che si occupano di barbonismo domestico.

«Le persone che incontriamo come operatori del servizio di assistenza domiciliare della Caritas di Roma non hanno bisogno solo di soluzione di problemi, ma di senso, di speranza, di rendere ragione al dolore, all’abbandono, alla solitudine. Le parole «non di solo pane» sono la chiave per un discernimento integrale sulla persona, il tentativo di offrire un orizzonte». Così scrive Paolo Galdiero nel numero di ottobre dell’Osservatore di Strada, mensile de L’Osservatore Romano, per raccontare il fenomeno del “barbonismo domestico” attraverso le storie di persone reali, che vivono in condizioni di estremo abbandono e di emarginazione, raccolte durante il suo servizio in Caritas.

Tra le pagine di giornalismo vissuto, in grado di narrare i dolori nascosti, le ferite e il senso profondo di solitudine, quelle di Fabio Marini, operatore domiciliare della Caritas di Roma che ha voluto raccontare, sotto forma di lettera di addio, la storia del suo amico Giovanni, e di Piero Cipriano, che si occupa della supervisione degli operatori.

«Più che supervisione – scrive Cipriano – si dovrebbe definire intervisione: una volta al mese ci vediamo e parliamo di uno di questi esseri umani – “forme di esistenza mancata” le chiamava Ludwig Binswanger – che a un certo punto della loro vita hanno deciso di seppellirsi in casa e – un po’ come certi defunti che venivano accompagnati in sepoltura dagli oggetti significativi della propria vita – s’internano con migliaia di “cose”, tutte inutili e ingombranti, eppure significative e irrinunciabili. L’esistenza di questi esseri umani ogni mese ci interroga. Parliamo di loro. Ci facciamo delle idee. Cerchiamo di capirli. Di comprendere il perché di questo loro essere al mondo: perché essi sentono questo estremo bisogno di solitudine?»

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