«Essere poveri significa essere persone di speranza»

La lettera del cardinale Angelo De Donatis in occasione dell’inizio dell’anno pastorale

«Dopo i mesi estivi, forse anche tu ti senti ricco di tanti incontri, di tante esperienze vissute, eppure allo stesso tempo ti senti più povero, riconoscendo che tutto è riposto in Dio. Essere poveri per il cristiano significa infatti essere persone di speranza: solo il povero spera. Chi ha risolto tutto si aspetta solo che le cose non cambino, per non dover mettere in discussione le conquiste». Esordisce così il cardinale vicario Angelo De Donatis nella lettera che oggi, festa degli Angeli Custodi, indirizza ai sacerdoti e ai diaconi permanenti. Un’occasione per ricordare anche gli incontri di inizio anno con i vescovi ausiliari nei diversi settori.

«Da povero – scrive il cardinale vicario – attendo con fiducia l’avvento di Dio e del suo Regno, certo che come Lui è presente nell’oggi della mia esistenza, lo sarà anche domani. Noi non speriamo che Dio ci aiuti, ma speriamo in Dio che ci aiuta. La differenza non è da poco. La speranza è la fede proiettata nel futuro. (…) Ma cosa ‘trasforma’ la fede in speranza? Proprio la povertà».

Per i sacerdoti, spiega il porporato, «la povertà tocca certamente la gestione delle risorse, la condivisione con i bisognosi, ma soprattutto – a un livello più profondo – interpella il nostro essere uomini: più andiamo avanti con l’età, infatti, e più vediamo che ci vengono meno alcuni affetti o le cose a cui teniamo maggiormente, forse anche a livello pastorale». Talvolta, sottolinea, «i trasferimenti da un incarico all’altro sono per noi una verifica di ciò che è veramente essenziale, di ciò che si può lasciare e ciò che va portato. Arriverà infine anche per noi l’ora in cui saremo costretti alla più assoluta povertà, quando moriremo».

Ma la speranza non viene mai meno, dice il vicario: «Siamo pochi, a volte stanchi, posti davanti all’incertezza e a problemi che non potevamo prevedere fino a qualche anno fa, e a cui forse non siamo stati nemmeno formati; ma siamo sempre il dono che Dio gradisce. Siamo coloro che Cristo ha scelto per condurre il suo gregge verso la Vita in questo momento, in questa nostra diocesi. Il sacerdozio ci ha inseriti indegnamente nell’ordine dei presbiteri, di questi presbiteri. Cristo ci rende degni pur sapendo di non esserlo, anche se insufficienti, limitati, poveri per confidare solo in Dio, fratelli tra fratelli chiamati a vivere solo per Lui e per la gente».

L’invito è allora a «rimeditare» la lettera che il Papa Francesco ha inviato nel mese di agosto e a partecipare alle «assemblee di avvio dell’anno pastorale».

Il testo integrale della lettera del cardinale