Portierato sociale, una porta aperta sulla fraternità

Presentata l’iniziativa del Municipio III in collaborazione con Anteas e Caritas di Roma con lo sportello nel quartiere Tufello

Uno sportello dedicato al supporto dei residenti in difficoltà che saranno aiutati nell’usufruire dei servizi presenti nel territorio. È questo il «Portierato sociale» del Municipio III di Roma Capitale che ha inaugurato ufficialmente il servizio il 4 ottobre con una conferenza di presentazione. Lo sportello si trova in Via Monte Ruggero 30, nel quartiere del Tufello.

L’iniziativa – che si ispira all’esperienza delle micro aree di Trieste proposte dal medico Franco Rotelli –  vede la collaborazione con la Caritas di Roma, l’Associazione Anteas, che gestisce lo sportello, la Asl Roma 1 e l’Associazione «Grande come una città».

La Caritas, attraverso il servizio di assistenza domiciliare Aiuto alla Persona e con la collaborazione dell’Associazione medici cattolici (Amci) e l’Università Cattolica del Sacro Cuore, sarà impegnata con un’equipe di socio-sanitaria che opererà nel quartiere.

Presso lo sportello sarà possibile trovare informazioni sui servizi sociosanitari del quartiere, indicazioni sull’accesso alle risorse, sostegno per le ricerche su web e per l’inserimento di richieste di servizi on line, aiuto per il disbrigo pratiche, anche attraverso l’accompagnamento presso altri uffici. In più, con gli operatori Caritas, saranno realizzate prestazioni sociosanitarie dedicate ai più fragili.

Intervenendo alla cerimonia di inaugurazione, il diacono Giustino Trincia, direttore della Caritas romana, ha sottolineato come «nel giorno in cui si ricorda San Francesco di Assisi, Patrono d’Italia, un uomo e un santo della Chiesa che convertitosi al Vangelo, dedicò tutta la sua vita alla costruzione della pace», viene presentato un progetto «che ha nelle sue corde dei valori, dei principi di straordinaria attualità per la nostra città e uno di questi è appunto quella della fratellanza universale, da cui occorre ripartire e a cui occorre puntare per riuscire a dare risposte positive e di speranza».

Un’iniziativa che si rivolge soprattutto «a quelle delle molteplici solitudini e alla loro impossibilità ad avere accesso a diritti loro riconosciuti, come quello alle cure sanitarie e alle prestazioni socio assistenziali».

«Le porte del portierato sociale – ha detto Trincia – non guardano all’interno del Municipio, o delle nostre sedi istituzionali, civile e religiose, esse in realtà guardano al tessuto sociale di questo Municipio, con l’augurio che ad esso piano piano si possano unire i tessuti sociali della nostra città».

«Nel contrasto all’isolamento e all’abbandono dei soggetti fragili – ha aggiunto il direttore Trincia – è necessario un lavoro di collaborazione con i servizi sociali, i medici di base, l’Asl, i Dipartimenti di salute mentale, le associazioni private, le cooperative sociali, le realtà del volontariato e della cittadinanza attiva. La ricetta è sempre più la stessa. Lavorare insieme».