“Il superiore interesse del minore”, un approfondimento proposto dall’Area Minori

Minori stranieri non accompagnati

Diritto ad un’accoglienza dignitosa e rispettosa per minorenni migranti: una riflessione dell’Area minori della Caritas di Roma.

Nei processi migratori, i minorenni che viaggiano da soli sono i soggetti più vulnerabili, come riconosciuto dalla giurisdizione nazionale e internazionale, poiché viene leso il loro diritto a ricevere la cura e la tutela necessarie alla crescita. Tra questi un’attenzione ancora maggiore meritano i più piccoli, le ragazze, gli irreperibili o invisibili, cioè coloro i quali non entrano a far parte del sistema di accoglienza o si allontano senza alcuna autorizzazione. I minori stranieri non accompagnati presenti in Italia al 31 ottobre 2023 erano 23.798, in maggior misura di nazionalità egiziana. Si tratta, in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano, di minorenni, privi di cittadinanza italiana o dell’Unione europea che si trovano, per qualsiasi causa, nel territorio dello Stato o che siano privi di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti. legalmente responsabili.

La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza enuncia, in forma chiara e coerente, i diritti fondamentali che devono essere riconosciuti e garantiti a tutti i bambini e a tutte le bambine del mondo per crescere bene. Ratificata dall’Italia nel 1991 (Lg. 176)  trova il suo fondamento nell’individuazione di quelli che sono i presupposti, le condizioni utili, a sostenere il benessere evolutivo. I diritti da essa sanciti devono essere garantiti a tutti senza discriminazioni, a prescindere anche dalla nazionalità e dallo status relativo al soggiorno; mette in primo piano, inoltre, il superiore interesse del minorenne: in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del bambino/adolescente deve avere la priorità. Questa è la bussola che deve guidare ogni azione degli Stati, della comunità educante, di ogni operatore, in quanto ogni persona adulta o di minore età è unica nel suo bisogno, vissuto ed esperienza.

Nei servizi per minorenni, promossi da Caritas di Roma, dal 1 gennaio 2023 al 30 novembre 2023 abbiamo registrato la presenza di 304 ragazzi e ragazze, la maggior parte dei quali sono minori stranieri non accompagnati. Nello specifico nelle comunità educative (Centri di Prima e Seconda Accoglienza) abbiamo accolto 171 minorenni (Maschi :160, Femmine: 11), mentre nel Centro di aggregazione giovanile sono stati 133 gli adolescenti (Maschi: 119, Femmine: 14) che hanno frequentato le attività realizzate: corsi di lingua italiana, sostegno allo studio, attività sportive, corsi di formazione di pizzeria e orticultura.

Alcuni dati

Nei Centri di Prima Accoglienza (CPA) sono stati ospitati 145 minorenni di sesso maschile, quasi tutti minori stranieri non accompagnati (98%); nei 2 gruppi appartamento abbiamo accolto 15 ragazzi e 11 ragazze.

La maggior parte dei ragazzi accolti nei CPA proviene dall’Egitto (61,4% cittadinanza egiziana), il 21,4 % dalla Tunisia (cittadinanza tunisina), il 7,6 % dall’Africa Subsahariana. I ragazzi accolti sono in prevalenza prossimi alla maggiore età, con un’età media di più di 16 anni (16,4); nello specifico il 39% aveva al momento dell’ingresso un’età compresa dai 14 ai 16 anni; il 61,6%, invece, aveva 17 anni compiuti. Di questi, il 20,7% è rimasto all’interno del servizio fino al compimento della maggiore età, un periodo di tempo compreso tra i 69 e i 133 giorni.

Il periodo medio di permanenza dei 145 ragazzi nei Centri di Prima Accoglienza è stato di 50,4 giorni; il 47,6% è stato trasferito in comunità di seconda accoglienza, il 17,9 % si è allontanato dai Centri senza alcuna autorizzazione, entrando nella maggior parte dei casi a far parte degli invisibili.

Il viaggio e le attese

Durante i colloqui sociali e psicologici abbiamo riscontrato una grande sofferenza che, molto spesso, ha inizio dal Paese di origine e che spinge i minorenni alla decisione, più o meno consapevole, di partire. Le condizioni economiche sono, molto spesso, precarie e ciò incrementa situazioni di sfruttamento minorile e di assenza di diritti già nel Paese d’origine, unitamente ad un clima generale di sfiducia e ad un desiderio di voler riscattare altrove, e a tutti i costi, la propria condizione per ottenere un futuro migliore.

I ragazzi riportano sovente di provenire da sistemi familiari caratterizzati da relazioni conflittuali, difficili da gestire e che assumono configurazioni diverse durante il percorso migratorio. Sono presenti, spesso, nel nucleo familiare delle situazioni sanitarie complesse che comportano la necessità di partire per contribuire al sostentamento economico; altre volte sono i minorenni stessi ad essere affetti da patologie importanti. È possibile, inoltre, riconoscere nei racconti dei ragazzi, sistemi sociali caratterizzati da devianza e microcriminalità.

Alla condizione di partenza, si aggiungono problematiche riconducibili al viaggio. I minorenni, a seconda della provenienza, percorrono diverse tratte, più o meno lunghe. La maggior parte dei ragazzi accolti quest’anno è arrivato attraverso la rotta libica (Mediterraneo Centrale). I ragazzi con cittadinanza tunisina e coloro che provengono dall’ Africa subsahariana sono salpati dalle coste tunisine, mentre una parte marginale è arrivata attraverso la rotta balcanica. I ragazzi e le ragazze migranti hanno, nella maggior parte dei casi, vissuto esperienze potenzialmente traumatiche, difficili da elaborare autonomamente. Tutte sono caratterizzate da alcuni elementi ricorrenti. Innanzitutto l’impossibilità di sentire i propri cari: i telefoni vengono ritirati e possono passare diversi giorni o settimane senza poter comunicare informazioni sul proprio stato di salute. Quando la comunicazione viene ristabilita per i ragazzi è sempre emotivamente difficile risentire la propria famiglia, al punto che alcuni di essi preferiscono evitarlo o lo fanno in modo instabile ed intermittente. In situazioni meno problematiche può risultare comunque arduo stabilire una routine comunicativa funzionale ed equilibrata. Vi è l’aspetto della nostalgia che diventa più pregnante negli eventi del ciclo della vita come nascite, separazioni o lutti che si verificano durante il viaggio o dopo l’arrivo nel nuovo Paese. Durante questo periodo può capitare, anche, che i minorenni siano spesso disorientati: incerti sulla tratta percorsa, su dove si trovano e sui tempi di permanenza nei Paesi di transito; ciò incrementa in maniera importante l’ansia e la capacità di risposta alle situazioni stressanti. Le condizioni riportate sono a dir poco drammatiche e riguardano scarsità di igiene e generi alimentari fino ad arrivare a gravi episodi di violenza subìta e/o assistita. Ulteriore elemento sono le violenze e gli abusi osservati e/o subiti da trafficanti o da altri adulti. Non sempre vengono raccontati spontaneamente. A volte ci vuole ci tempo perché i ragazzi si fidino e trovino la forza per riportare ad un adulto quanto accaduto durante il viaggio: dall’esperienza della fame e della sete, all’assistere alla morte di persone amiche, a varie forme di violenza fisica e psicologica. La maggior parte dei ragazzi (maschi e femmine) che viaggiano da soli, purtroppo, hanno visto minato il loro diritto al benessere psicofisico.

Quando infine arrivano nel nostro Paese, i ragazzi e le ragazze detengono grandi aspettative, ma spesso, causa la pressione migratoria, si ritrovano in servizi non idonei ad ospitare minorenni, come ad esempio i CAS (Centri Accoglienza Straordinari) sovraffollati e in compagnia di ospiti adulti, che, a volte, perpetuano ulteriori abusi e violenze. La maggior parte tende a scappare da questi luoghi per raggiungere la Capitale o il nord Italia dove sono presenti numerosi connazionali. Ciò rischia di compromettere in modo importante il loro percorso, che si costella di esperienze frammentate e occasionali distogliendoli dai principali obiettivi, come ad esempio l’apprendimento della lingua italiana. Sin dallo scorso novembre, come è stato già riportato in altre sedi, alcuni minorenni che abbiamo accolto hanno denunciato la permanenza di alcuni giorni all’interno dei commissariati, in un clima di forte tensione emotiva, assenza di privacy e impossibilità di ricevere la dignitosa assistenza.

Nello stesso periodo preso in esame (i primi 10 mesi del 2023) i minori stranieri che hanno usufruito un pasto nelle tre Mense diocesane convenzionate con Roma Capitale, sono stati 1039, su un totale di 9.997 persone assistite dalle Mense (il 10,4% del totale). Di questi l’81% sono minori stranieri non accompagnati, soprattutto di nazionalità egiziana (368) e tunisina (230), i pasti erano forniti loro in quanto accolti in strutture diverse da quelle deputate all’accoglienza dei minorenni.

Queste ultime esperienze possono portare al riemergere di contenuti traumatici precedenti e predisporre ad un aumento della frustrazione e dell’aggressività.

La condizione di vulnerabilità

Quando arrivano nei Centri di Prima Accoglienza, i minorenni si portano dietro tutti questi vissuti; il perdurare del tempo di permanenza, inoltre, può causare uno stress ulteriore e rallentare alcuni processi necessari per ripristinare il senso di autostima ed autoefficacia. Abbiamo analizzato i dati complessivi dal 01 gennaio al 30 novembre 2023 relativi a vulnerabilità specifiche dei 145 ragazzi accolti nei 2 CPA (Torre Spaccata e Tata Giovanni); abbiamo rilevato che 59 ragazzi (il 40,7%) presentavano sintomi specifici, riconducibili a sofferenze relative a esperienze avverse e/o traumatiche. Le manifestazioni sintomatiche e comportamentali più diffuse riguardano: la presenza di pensieri ripetitivi (64,4%) relativi a ricordi dal contenuto traumatico e la difficoltà ad addormentarsi in concomitanza ad incubi ricorrenti (59,3%). Ritroviamo poi aggressioni verbali agite sia verso coetanei (25,4%), che nei confronti degli educatori (15,3%); le aggressioni fisiche riguardano maggiormente i coetanei (22%) e in misura minore gli educatori (3,4). Seguono una scarsa tolleranza alla frustrazione e una non aderenza alle regole (30,5%), la tendenza ad essere ostili e istaurare relazioni conflittuali (18,6%). L’uso di cannabis, rilevato dalle dichiarazioni dei ragazzi e dall’osservazione dell’equipe, è stato riscontrato nel 28,8% dei minorenni accolti, anche se è un dato difficilmente accertabile e probabilmente sottostimato. Altre manifestazioni individuate in incidenza minore sono: stati di ansia e agitazione, difficoltà relazionali e/o isolamento, tono dell’umore basso ed infine sospettosità.

È importante che venga garantita una risposta tempestiva a queste problematiche e una presa in carico volta a promuovere il benessere bio-psico-sociale dei ragazzi.

Tutela sanitaria

Più della metà dei ragazzi che abbiamo accolto (il 58%) ha avuto necessità di visite mediche specialistiche; già nelle prime ore di permanenza sono emerse urgenze quali scabbia, infezioni o cure odontoiatriche non differibili. Rispondere a questo bisogno è stato reso più difficoltoso per una situazione che si è riscontrata negli ultimi mesi: si sono allungati i tempi di attesa tra la presentazione della domanda di iscrizione al SSN e l’effettivo ottenimento e scelta del medico (circa un mese). Questo tempo di attesa rappresenta una zona grigia in cui il minorenne non ha copertura sanitaria, se non tramite accesso ai Pronto Soccorso, per eventuali emergenze. Inoltre, alcune ASL non accettano la richiesta al SSN ed il conseguente rilascio del Codice Fiscale, per i ragazzi prossimi alla maggiore età. In questi mesi abbiamo dovuto sopperire a questa difficoltà tramite l’accesso alle strutture sanitaria fornite dal privato sociale, come il Poliambulatorio e il Centro Odontoiatrico promossi da Caritas Roma. Non a tutti i minorenni accolti è stato garantito il rilascio del codice STP e il conseguente accesso alle cure. Infatti, il più delle volte, non sono state garantite, in tempi brevi, le necessarie visite e cure, comprese quelle di routine: prima visita, analisi e valutazione medica.

Segnaliamo che il mancato accesso a una prima visita per il minorenne migrante potrebbe avere una potenziale ricaduta sulla vita pubblica e comunitaria; si pensi all’importanza di evitare il diffondersi di malattie facilmente trasmissibili, come ad esempio la scabbia o la TBC.

Tutela giuridica

Un numero cospicuo di ragazzi e ragazze rimangono all’interno del circuito di accoglienza con una progettualità specifica e un tempo adeguato. L’acquisizione di autonomia e la regolazione emotiva interpersonale è parte integrante del percorso di accompagnamento all’autonomia che viene realizzato all’interno delle comunità educative di seconda accoglienza. Purtroppo, quest’anno i minorenni accolti nei Centri di Prima Accoglienza sono, in buona parte, ragazzi prossimi alla maggiore età, con esigenze di regolarizzare la propria permanenza in Italia e di trovare percorsi formativi e lavorativi che permettano loro, in tempi brevi, una buona integrazione nel contesto socio-economico. Al momento, dopo la dimissione dalle comunità educative di Prima Accoglienza essi non hanno, spesso, possibilità di inserimento alloggiativo adeguate nel circuito dell’accoglienza cittadina, rischiando di diventare adulti migranti invisibili, coinvolti in percorsi di sfruttamento e/o di criminalità. Inoltre, un altro problema è spesso riscontato dal rilascio del Parere (ex art.32), i cui lunghi tempi di ottenimento richiedono la necessità di un supporto da parte dei Servizi che lo hanno accolto, anche alcuni mesi dopo le dimissioni del ragazzo stesso. Di fatto i centri di accoglienza permangono, per molti di loro, punti di riferimento non solo affettivo, ma anche burocratico.

Considerazioni

I servizi promossi da Caritas Roma hanno accolto dal 1988 ad oggi circa 9.000 minorenni e minorenne. I fenomeni migratori sono stati spesso specchio dei cambiamenti nell’assetto internazionale e di eventi critici quali guerre, povertà e persecuzioni, cambiamenti climatici. Da sempre si è cercato di dare una risposta dignitosa ai bisogni e alle richieste dei ragazzi e delle ragazze, creando sinergie con le risorse del territorio. Quest’anno, anche per la pressione migratoria, sono state osservate criticità, legate al sistema di accoglienza:

  • permanenza di persone di minore età presso i Commissariati o in strutture poco idonee, in attesa di collocamento presso i Centri di Prima accoglienza per minorenni;
  • difficoltà di tutela sanitaria nel primo periodo di accoglienza;
  • aumento del numero di ragazzi con problematiche di salute psicofisica rilevanti;
  • aumento dei ragazzi accolti, prossimi alla maggiore età, con conseguente difficoltà di regolarizzazione e integrazione sul territorio, che rischiano se non sostenuti adeguatamente di diventare adulti migranti invivibili.

Alla luce dei dati descritti e dell’esperienza quotidiana, ci sembra importante sottolineare l’importanza di offrire a ciascun minorenne, che ricordiamo è ritenuto tale fino ai 18 anni di età, unicamente ed esclusivamente un’accoglienza rispettosa del proprio status di vulnerabilità, in considerazione sia dell’età, che dell’esperienza migratoria vissuta, così da promuovere e proteggere i diritti sanciti dalla Convenzione ONU.

Compete all’equipe educativa sostenere un percorso socio giuridico che porti all’autonomia, promuovere la formazione e l’inserimento lavorativo e abitativo, attuare azioni di prevenzione di situazione di disagio, gestire eventuali comportamenti violenti, sostenere un percorso di elaborazione dei traumi e favorire lo sviluppo di competenze emotive, relazioni e sociali, nonché promuovere la vita comunitaria e la partecipazione attiva.

Compito delle istituzioni è facilitare e sostenere i contesti che possano ridurre l’impatto dei fattori di rischio propri della migrazione e sostenere interventi riparativi, garantendo una maggiore facilità di adattamento ed inserimento nel nuovo contesto sociale. L’impegno a garantire che ogni risorsa sia messa a disposizione per tutelare la vita e lo sviluppo armonico, il bisogno non solamente alla sopravvivenza, ma piuttosto all’autorealizzazione, spinta primaria della specie umana e di ogni cittadino della terra. Siamo, infatti, certi che…E’ il giardino della fraternità la condizione della vita per tutti…in ogni angolo del mondo l’armonia perduta rifiorisce quando la dignità è rispettata, le lacrime vengono asciugate, il lavoro è remunerato equamente, l’istruzione è garantita, la salute è curata, la diversità è apprezzata, la natura è risanata, la giustizia è onorata e le comunità abbracciano solitudine e paure (Dichiarazione sulla Fraternità Umana, Giugno 2023).