Azzardo: cosa aspettiamo ad intervenire?

Più che un grido di allarme, è un appello che mi permetto di rivolgere alle nostre comunità ecclesiali perché non possiamo assistere passivamente ai molti che sembrano gettare le proprie vite per quello che viene spacciato come un gioco ma che di ludico ha solo l’apparenza.

L’elaborazione dei dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e mi limito alla nostra città, fornisce un quadro davvero impressionante. Nei primi sei mesi, da gennaio a giugno, del 2024 a Roma sono state fatte scommesse per 4 miliardi, 194 milioni, 349 mila e 910,01 euro: 4.194.349.910,01 €.

Il gioco telematico, on line, con quasi 2 miliardi e mezzo di euro, ha preso ormai ampiamente il sopravvento su quello fisico che si attesta a poco più di 1 miliardo e 700 milioni.

Nel 2022 si arrivò complessivamente a poco meno di 5 miliardi di euro. Nel 2023 la cifra spesa per rincorrere il colpo di fortuna arrivò a 7.734.484.885,19 euro.

L’azzardo, il sistema di scommesse che rappresenta, non è un gioco ma un grave fenomeno di disgregazione del tessuto sociale ed economico che sta assumendo tratti patologici per la salute di un numero crescente di persone.

Il suo volume di affari è una montagna di risorse sottratta all’economia reale. Ci troviamo, soprattutto, di fronte ad un sistema che associa la ricerca di molti del facile guadagno attraverso le scommesse; all’enorme profitto certo di un network di aziende e alla disperata ricerca di sempre maggiori entrate da parte dello Stato per fare fronte ad una coperta costantemente corta.

Quello che a noi più preoccupa è la capacità di questo sistema perverso di fagocitare famiglie, persone di ogni genere ed età, appartenenti soprattutto alle fasce più fragili della popolazione, dalle quali provengono gran parte del denaro che viene “giocato”. Aumenta così il numero delle persone sovraindebitate, che perdono case e patrimoni importanti e che vedono saltare le proprie aziende e le attività economiche. Cresce il numero anche tra i giovani che si ammalano di azzardopatia e le cui famiglie vagano alla ricerca di centri di cura e di assistenza che nella gran parte del territorio romano, regionale ed italiano si contano sulle dita di pochissime mani.

Di gioco, in tutto questo, non c’è nulla. Di reale ci sono spesso famiglie e persone messe in ginocchio, diventate prigioniere di una deriva dalla quale non vogliono o non riescono ad uscire, soprattutto quando subentra la dipendenza patologica, come nel caso dell’alcool o della droga.

In Italia ad ottobre 2024 si stima che vengano acquistati 4.076 gratta e vinci al minuto che diventeranno 4.500 per fine anno. I gratta e vinci vanno da un minimo di 1 ad un massimo di 25 euro e secondo alcuni si sta studiano la possibilità di aggiungervi un pezzo da 50 euro. Fermatevi ad un autogrill autostradale o ad un semplice bar di medie dimensioni e vedrete file di persona che stanno lì a “grattare” un pezzetto di carta colorata che produce illusioni e che succhia stipendi e pensioni nell’arco di pochi giorni, se non di ore.

La galassia del mondo delle scommesse è fatta di gratta e vinci, lotto, superenalotto, scommesse sportive che riguardano numerose discipline (es. dall’ippica, al calcio, al tennis), bingo (a Roma c’è la sala più grande di Europa), giochi di abilità, lotterie di vario tipo; video lotterie e slot machine.  Il dato costante, nella pluralità dell’offerta di scommesse, è che il banco vince sempre, con un margine di guadagno che si aggira sul 20% che viene poi redistribuito in parte all’erario, cioè allo Stato e per il resto alle società concessionarie che gestiscono i diversi tipi di scommesse. Chi invece scommette, raramente fa la grande vincita che può dare una svolta alla propria vita, mentre molto più frequentemente fa micro-vincite che inducono solo a riprovarci!

La Direzione nazionale antimafia e diversi autorevoli osservatori denunciano da tempo l’infiltrazione di gruppi criminali nel business legale dell’azzardo. Non è difficile, perché dove non c’è tracciabilità elettronica della “giocata” che permette di risalire ad un codice fiscale, ad una carta di identità, come avviene ad esempio per l’acquisto dei biglietti di lotterie istantanee, la partecipazione ai bingo o per le scommesse sportive virtuali, il riciclo di denaro sporco viene facile.

Dobbiamo fermare questo gioco al massacro e per riuscirci serve, anzitutto, mobilitare le coscienze, come avvenne agli albori della campagna contro il fumo e il mercato delle sigarette. Una mobilitazione delle coscienze nelle forme che i tempi moderni consentono, che può convertire la politica ufficiale e curarla dalla seria miopia che l’affligge. Una mobilitazione popolare basata sulla reale attivazione delle agenzie educative, a partire da scuole e università e sulla ripresa di un giornalismo di servizio dotato di libertà e spirito critico, possibile se affrancato dalle potenti lobby del business delle scommesse che condizionano la raccolta pubblicitaria.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; (Gv 1,14). Dio si è fatto uomo e si è fatto carico dell’uomo, per la salvezza di tutti gli uomini, attraverso suo figlio, Gesù Cristo. La strada che lui ha tracciato è farsi carico degli altri e torno dunque all’appello alle nostre comunità ecclesiali.

È preziosa l’opera di informazione e di formazione che possiamo promuovere attraverso le nostre comunità parrocchiali e religiose, collaborando pure con quanti operano seriamente sul territorio, partendo da una pastorale e da percorsi di catechesi rivolti a bambini, ragazzi, adulti e anziani arricchiti dal confronto con le sfide del presente. L’augurio è che sempre più animatori della carità, Caritas parrocchiali e centri di ascolto, si attivino concretamente per evitare che questa vasta umanità di vittime dell’illusione delle scommesse continui ad essere facile preda di un messaggio culturale che va in direzione del tutto opposta: “provaci, vedrai che vincerai”.

 

Editoriale di

Giustino Trincia, direttore della Caritas di Roma

Immagine di freepik

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