Il Giubileo della Speranza e la settima Giornata mondiale dei poveri costituiscono la migliore cornice possibile per l’edizione 2024 del Rapporto della Caritas diocesana sulla povertà a Roma. Il Rapporto di quest’anno conferma due tendenze già emerse nelle ultime due edizioni. Quella di un proliferare delle disuguaglianze e della presenza di più città nella città che tra loro non si conoscono, non parlano e camminano su strade parallele.
Due focus su tutti. La povertà abitativa non può essere più chiamata emergenza perché è frutto di ritardi strutturali e di carenza di adeguate politiche pubbliche a partire dal livello nazionale, nel dare risposte adeguate alla prolungata privazione di un bene essenziale per vivere. Sulla povertà educativa c’è da alzare il velo sulla impossibilità per molti, a partire da tanti giovani con famiglie di origine straniera, di capire e di fare scelte consapevoli, rispetto al contesto sociale e culturale nel quale sono immersi: il fenomeno più preoccupante è quello della dispersione scolastica. Dobbiamo domandarci in che tempo ci troviamo guardando alla comunità di persone, di istituzioni, di soggetti che vivono e operano a Roma. In un tempo che oscilla tra indifferenze e speranze. Le indifferenze sono quelle che sembrano avvolgere un’area piuttosto ampia di persone, di soggetti, che guardando a questi problemi e a questi limiti come se fossero del tutto estranei alle proprie responsabilità, al proprio vissuto fatto di scelte, di decisioni e pure di omissioni, ritengono che non competa loro il benché minimo impegno per contribuire ad affrontare i primi e a superare i secondi.
Come rafforzare le speranze e ridurre le indifferenze? Questo Rapporto induce ad indicare cinque vie, sintetizzabili in altrettanti verbi: Ricucire – Riconoscere – Riorganizzare – Rieducare – Rischiare.
Ricucire è proprio il grande invito con cui la Chiesa di Roma ha voluto ricordare, guardando però al futuro della città, i cinquant’anni dal memorabile convegno del febbraio 1974, assunto alle cronache come ”I mali di Roma”. Riconoscere l’impegno, le realizzazioni che già ci sono a Roma, è fondamentale. Senza nascondere i grandi problemi, occorre apprezzare quanto di buono e di costruttivo avviene nei quartieri, nelle pubbliche amministrazioni, nei molteplici servizi di pubblica utilità, nelle associazioni del volontariato, nel mondo della scuola, dell’università, della ricerca, nelle comunità religiose, nel mondo dell’arte, della cultura, dell’informazione e dello spettacolo di Roma. È un capitale sociale straordinario dal quale partire per far ripartire Roma! Riorganizzare. Appare ormai evidente come l’assetto normativo, regolamentare e amministrativo della nostra città sia del tutto inadeguato. Si parla da decenni, con diverse proposte legislative per Roma Capitale, della necessità di dotarla di maggiori poteri e risorse, come avvenuto per le altre grandi capitali in Europa. È un’esigenza vitale per Roma e per tutto il Paese.
Rieducare. Si tratta di avviare un impegno complessivo, da parte delle diverse agenzie educative, per consentire non solo ai minori e ai giovani, ma pure agli adulti e agli anziani, di acquisire o di recuperare alcuni contenuti educativi fondamentali per contribuire alla convivenza civile e pacifica, alla promozione e alla tutela dei beni comuni e dell’interesse generale. Rischiare. È il tempo di osare. Occorre tracciare un terreno comune di impegno e di convergenza tra i diversi attori della politica, delle istituzioni, della società civile, dell’economia, dell’arte e della cultura e delle Chiese presenti in Roma. È possibile rischiare se si ascolta davvero e si usa un linguaggio di verità con la città, chiarendo che problemi complessi richiedono soluzioni complesse, con impegni e sacrifici che spettano a tutti, come i benefici, esercitando la grande responsabilità che abbiamo di servire le nuove generazioni.
Giustino Trincia
direttore Caritas diocesana di Roma