Tre segni per rispondere al “grido della terra”

Tre azioni, tre gesti concreti e reali, come tangibile e significativa risposta al grido della terra e dei poveri, sono quelle che Papa Francesco indica nel Messaggio per la VLIII Giornata Mondiale per la Pace Rimetti a noi i nostri debiti, concedici la tua pace come la strada per vivere significativamente, sulla via della Pace, questo anno giubilare:

  • una «consistente riduzione, se non proprio al totale condono, del debito internazionale, che pesa sul destino di molte Nazioni». Riconoscendo il debito ecologico, i Paesi più benestanti si sentano chiamati a far di tutto per condonare i debiti di quei Paesi che non sono nella condizione di ripagare quanto devono.

  • l’eliminazione della pena di morte in tutte le Nazioni.

  • destinare almeno una percentuale fissa del denaro impiegato negli armamenti per la costituzione di un Fondo mondiale che elimini definitivamente la fame e faciliti nei Paesi più poveri attività educative e volte a promuovere lo sviluppo sostenibile, contrastando il cambiamento climatico.

Tre segni che nascono da un ascolto sincero e reale del grido dell’umanità per sentirci chiamati, tutti, insieme e personalmente, a rompere le catene dell’ingiustizia per proclamare la giustizia di Dio. Non potrà bastare qualche episodico atto di filantropia. Occorrono, invece, cambiamenti culturali e strutturali, perché avvenga anche un cambiamento duraturo.

Ancora una volta dunque un appello forte e chiaro a che il nostro impegno per le persone che maggiormente soffrono a causa delle ingiustizie [che] assumono a volte l’aspetto di quelle che San Giovanni Paolo II definì «strutture di peccato», poiché non sono dovute soltanto all’iniquità di alcuni, ma si sono per così dire consolidate e si reggono su una complicità estesa non si riduca a pietismo assistenzialista, ma realizzi la carità nella solidarietà che nasce dalla giustizia.

Questi atti e questo spirito daranno corpo – ricorda il Papa in apertura del Messaggio – al significato originario del Giubileo, che risale a un’antica tradizione giudaica, quando il suono di un corno di ariete (in ebraico yobel) ogni quarantanove anni ne annunciava uno di clemenza e liberazione per tutto il popolo (cfr Lv 25,10). Questo solenne appello doveva idealmente riecheggiare per tutto il mondo (cfr Lv 25,9), per ristabilire la giustizia di Dio in diversi ambiti della vita: nell’uso della terra, nel possesso dei beni, nella relazione con il prossimo, soprattutto nei confronti dei più poveri e di chi era caduto in disgrazia. Il suono del corno ricordava a tutto il popolo, a chi era ricco e a chi si era impoverito, che nessuna persona viene al mondo per essere oppressa: siamo fratelli e sorelle, figli dello stesso Padre, nati per essere liberi secondo la volontà del Signore (cfr Lv 25,17.25.43.46.55).

Nessuna persona dunque viene al mondo per essere oppressa e ciascuno e ciascuna di noi è corresponsabile delle sfide che siamo chiamati ad affrontare – “Mi riferisco, in particolare, alle disparità -di ogni sorta, al trattamento disumano riservato alle persone migranti, al degrado ambientale, alla confusione colpevolmente generata dalla disinformazione, al rigetto di ogni tipo di dialogo, ai cospicui finanziamenti dell’industria militare” scrive Francesco – perché sia sempre più vicina la tanto agognata meta della pace.

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