«In un luogo come la Stazione Termini, dove la gente corre, arriva e parte, la vera sfida è aiutare ciascuno a fermarsi, ad alzare lo sguardo e incrociare quello degli altri, soprattutto di chi è seduto per terra, in basso». Con queste parole il vescovo ausiliare di Roma, Michele Di Tolve, ha aperto la Via Crucis degli invisibili, che si è svolta venerdì 11 aprile lungo via Marsala. L’iniziativa, promossa dalla Caritas di Roma insieme ai Salesiani della Basilica del Sacro Cuore, ha attraversato la strada che costeggia la stazione Termini, luogo di transito ma anche di solitudine ed emarginazione.
Un cammino semplice e silenzioso nel cuore della città, iniziato dalla Basilica del Sacro Cuore di Gesù e articolato in sette stazioni, fino all’Ostello “Don Luigi Di Liegro”. Un itinerario in cui la Parola del Vangelo si è intrecciata con le ferite e le attese della vita concreta, in un dialogo tra la croce e la speranza.
«La Caritas di Roma – ha aggiunto Di Tolve – con la sua presenza in questa zona della diocesi, vuole dire a tutti: proviamo a rallentare, fermiamoci un istante. Perché se abbiamo il coraggio di guardare negli occhi il fratello, riconosciamo anche noi stessi. In fondo, se ci lasciamo incontrare dallo sguardo dell’altro, ci accorgiamo che è il Signore che ci cerca proprio lì».
Il vescovo ha poi richiamato l’urgenza dell’impegno per il diritto all’abitare: «Come diocesi sentiamo forte il dovere di sostenere le famiglie che da troppo tempo attendono una casa. Senza casa non c’è futuro, non c’è possibilità di relazione vera. Per questo la Chiesa deve essere casa per chi non ce l’ha. Non solo un luogo fisico, ma una comunità accogliente, dove si possa essere ascoltati, riconosciuti, amati. Quest’anno lavoreremo perché il Fondo Don Roberto Sardelli riprenda vita: vogliamo rispondere, per quanto possiamo, all’emergenza abitativa, risvegliando anche le coscienze della città e delle istituzioni».
Anche Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana, ha voluto ringraziare chi ogni giorno anima i servizi di via Marsala: «Questa Via Crucis è stata possibile grazie ai nostri ospiti, agli operatori e ai volontari. L’Ostello, la mensa, il poliambulatorio e il centro di raccolta dei farmaci sono luoghi di accoglienza e incontro per chi vive situazioni di fragilità, ma anche laboratori di speranza. Con pazienza e determinazione, ci impegniamo ogni giorno perché sempre più persone possano uscire dall’emarginazione, dalla fatica, dal dolore».
E ha concluso: «La Via Crucis lungo via Marsala è stata un segno visibile di riflessione profonda su Gesù di Nazareth, sul suo messaggio di apertura all’altro. Un gesto concreto per tendere la mano e affrontare insieme le ferite della città».

