Pillole di ecologia integrale: pedalare verso un futuro sostenibile

Traffico, inquinamento e stress non sono solo fastidi quotidiani, ma segnali di un sistema che va ripensato. In questo nuovo contributo della rubrica “Pillole di ecologia integrale” scopriamo perché la mobilità è una questione di giustizia sociale ed ecologica, e quali alternative abbiamo a portata di mano per spostarci in modo più sostenibile: dal trasporto pubblico alla mobilità dolce, dal car sharing all’auto elettrica. Perché ogni scelta, anche la più piccola, può fare la differenza.

La mobilità urbana è diventata una sfida sempre più pressante per molte persone, trasformando quello che dovrebbe essere un diritto in un vero e proprio ostacolo quotidiano. Le città italiane, in particolare Roma, affrontano livelli allarmanti di traffico, con ripercussioni significative sul nostro benessere e su quello dell’ambiente in cui viviamo.

Ma cosa rende il traffico così preoccupante e come possiamo affrontare questa emergenza silenziosa?

I numeri non lasciano spazio a dubbi: secondo il Rapporto “Ecosistema Mobilità Roma” di Legambiente (2022), la Capitale presenta uno dei più alti tassi di motorizzazione in Europa, con ben 62 automobili ogni 100 abitanti. Un dato che diventa ancora più sconcertante se confrontato con altre grandi città: Milano conta 49 auto per 100 abitanti, Madrid 46, mentre Parigi ci sorprende con appena 25 veicoli ogni 100 persone.
Nella classifica globale del traffico, Roma occupa la dodicesima posizione, risultando più caotica di quasi tutte le città del pianeta. In Europa solo cinque città riescono a batterla.

D’altra parte l’auto, un tempo sinonimo di libertà e velocità, si è trasformata in una gabbia su ruote, intrappolando i conducenti in code interminabili, lasciandoli bloccati per ore.
A Roma, secondo il Global Traffic Scorecard 2022, con una velocità massima di 20 chilometri all’ora nelle ore di punta, sono 107 le ore che i cittadini perdono bloccati nel traffico ogni anno. Nella classifica mondiale, la nostra città si piazza al 18º posto per le ore sprecate al volante, mentre Dublino con 158 ore, Lima con 157 e Città del Messico con 152 occupano i primi tre posti di questa desolante classifica.

Ma il traffico non è solo una questione di ore perse. Restare fermi in coda aumenta lo stress, genera frustrazione e può portare a seri problemi di ansia, mettendo a rischio la nostra salute mentale.
Una recente indagine britannica, sostenuta da una compagnia di assicurazioni, ha esplorato l’impatto psicologico del traffico su chi guida. Grazie a un questionario somministrato ad un ampio campione di automobilisti, è stata individuata una nuova patologia, la “sindrome da stress da traffico” (TSS). Una condizione che si manifesta con sintomi che vanno dall’aumento del battito cardiaco, mal di testa e sudorazione, fino a nausea, dolori allo stomaco, e, nei casi più gravi, attacchi di panico.
In Gran Bretagna, un automobilista su tre soffre di questa patologia, ma la situazione è ancora più preoccupante in Italia: secondo un’indagine condotta dall’ISTAT, il disturbo colpisce un italiano su due, con un’incidenza maggiore nel Lazio.

A risentirne è anche il nostro corpo. Un recente articolo pubblicato sul portale della sicurezza stradale (ASAPS) mette in luce come l’uso eccessivo dell’automobile abbia comportato un significativo aumento dell’obesità negli ultimi decenni. Si tratta di un fenomeno dovuto a uno stile di vita sempre più sedentario, che spesso si traduce in un tragitto quotidiano che va dalla poltrona dell’ufficio al sedile dell’auto, senza spazio per attività come camminare o andare in bicicletta, in grado di ridurre del 50% il rischio di obesità.

D’altra parte, le auto incidono significativamente sull’inquinamento atmosferico che, come illustrato nel Rapporto State of Global Air, causa 8,1 milioni di decessi a livello globale ogni anno (2021) e costringe milioni di persone a convivere con malattie croniche debilitanti. Tra gli inquinanti causati dalle nostre auto figurano gli ossidi di azoto (NOx) emessi dai processi di combustione, il particolato atmosferico di tipo grossolano (PM10) e fine (PM2,5), i composti organici volatili non metanici (NMVOC), il monossido di carbonio (CO) e l’anidride carbonica (CO2). In particolare, secondo il Parlamento Europeo, il settore dei trasporti è responsabile di circa un quarto delle emissioni totali di CO2 in Europa. Di queste, secondo l’Agenzia Europea dell’Ambiente, il 71,7% viene prodotto dal trasporto stradale e, più nello specifico, le autovetture risultano i mezzi più inquinanti, generando il 60,7% del totale delle emissioni di CO2.
Questi inquinanti possono provocare l’irritazione del sistema respiratorio, la riduzione della funzione polmonare, l’aggravamento dell’asma e di altre malattie respiratorie e l’aumento della diffusione di malattie di origine tropicale.
Ciò impatta negativamente anche sulla nostra casa comune con la riduzione degli organismi vegetali, la desertificazione, lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello del mare, il surriscaldamento e l’acidificazione degli oceani e l’aumento dei fenomeni atmosferici estremi.

Infine, non c’è da sottovalutare il danno economico: più carburante sprecato, più soldi spesi, e meno produttività, con sempre meno tempo a disposizione per la nostra vita personale e sociale.

Per queste ragioni, siamo tutti invitati a ripensare le nostre abitudini e a fare la nostra parte per ridurre l’inquinamento, anche quando si tratta di andare da un punto A a un punto B, promuovendo così una mobilità davvero sostenibile.
Secondo la strategia europea per lo sviluppo sostenibile del 2006, la mobilità sostenibile mira a soddisfare i bisogni economici, sociali e ambientali della società, riducendo al minimo l’impatto negativo dei trasporti.
Il suo obiettivo è abbattere le emissioni di CO2 legate agli spostamenti quotidiani di persone e merci, puntando su un sistema che privilegia i mezzi elettrici, il trasporto pubblico e alternative come il car sharing, il noleggio e la mobilità dolce, riducendo l’utilizzo dell’auto privata.

Nella pratica cosa possiamo fare quotidianamente per spostarci in modo più sostenibile?

1. Preferire le auto elettriche: Le auto elettriche risultano, su tutto il ciclo di vita, molto più sostenibili rispetto ai veicoli a benzina o diesel, riducendo le emissioni di CO2 di circa il 50%. Create con l’obiettivo di eliminare l’uso di carburanti tradizionali, le auto elettriche non producono emissioni dirette, contribuendo così a mantenere l’aria più pulita. Inoltre, usare l’elettrico è economicamente vantaggioso: i costi di gestione sono notevolmente più bassi rispetto ai veicoli a motore a combustione, e lo stesso vale per la manutenzione, grazie alla struttura meno complessa e soggetta a guasti delle auto elettriche. Non a caso sempre più persone scelgono questa tecnologia, nel 2023 le immatricolazioni di auto elettriche hanno rappresentato il 20% del mercato, e il trend è in continua crescita.

2. Utilizzare il car sharing: Condividere l’auto con colleghi e amici o utilizzare i servizi dedicati presenti nelle città, rappresenta una scelta intelligente e sostenibile. I vantaggi sono evidenti: oltre a ridurre il consumo di carburante, il car sharing diminuisce drasticamente le emissioni di CO2 e di altri gas, contribuendo a un impatto ambientale più contenuto. Meno auto private in circolazione significa anche traffico più scorrevole, migliorando la vivibilità delle aree urbane. Inoltre, condividere l’auto o ricorrere ai servizi di car sharing aiuta a ridurre i costi legati agli spostamenti e alla manutenzione del veicolo, rendendo questa soluzione non solo più ecologica, ma anche economicamente vantaggiosa.

3. Privilegiare il trasporto pubblico: Preferire i mezzi pubblici rispetto a quelli privati è una scelta sostenibile sia per l’ambiente che per la qualità della vita nelle città. Chi utilizza i trasporti pubblici conduce spesso una vita più attiva, percorrendo tratti a piedi per raggiungere fermate e stazioni, mentre viaggiare in autobus o metro consente di rilassarsi, leggere, ascoltare musica o riflettere, evitando lo stress del traffico. In città, l’uso dell’auto comporta maggiori consumi e costi, incluso carburante e manutenzione, nettamente superiori a quelli di un abbonamento ai mezzi pubblici. Inoltre, un autobus può trasportare fino a cinquanta persone, riducendo i livelli di congestionamento stradale e migliorando la qualità dell’aria.

4. Scegliere la mobilità dolce: Si tratta di un’ottima soluzione per muoversi in città, in particolare per spostamenti più brevi: camminare, andare in bicicletta (tradizionale o elettrica) e utilizzare monopattini elettrici sono modalità sempre più diffuse, facilmente integrabili con mezzi pubblici e car sharing. Scegliere questa alternativa vuol dire migliorare la salute e la qualità della vita. Infatti, la sedentarietà è una delle principali cause di malattie cardiache, patologie croniche e degenerative, ed è associata a un aumento della mortalità generale del 20-30%.

5. Preferire il treno all’aereo: Nel caso di viaggi più lunghi, puoi scegliere il treno piuttosto che lo spostamento in aereo. Quest’ultimo è responsabile nel 14% delle emissioni generate dai trasporti in Europa. È sufficiente considerare che un viaggio in treno genera fino al 96,5% in meno di emissioni di CO2 rispetto a un volo equivalente.

In conclusione, è importante ricordare che ogni volta che scegliamo un’alternativa sostenibile, stiamo facendo molto più che ridurre l’inquinamento, stiamo proteggendo la nostra salute e quella del pianeta in cui viviamo.

Immagine di wirestock su Freepik

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