«Capitale d’Italia, capitale dell’azzardo». Così il direttore della Caritas diocesana di Roma, Giustino Trincia, ha definito la situazione di Roma nell’ambito del convegno “Vince l’azzardo, perdono i cittadini” che si è svolto venerdì 13 giugno a Bologna.
L’incontro, promosso dalla Consulta nazionale delle Fondazioni antiusura in collaborazione con la campagna “Mettiamoci in gioco” e le Caritas di Bologna, Roma e Milano, ha riunito importanti voci della società civile e religiosa per denunciare le gravi conseguenze del gioco d’azzardo e sollecitare un’azione decisa da parte delle istituzioni.
Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha ringraziato sentitamente gli organizzatori per la loro «insistenza e determinazione» contro ogni resistenza, assicurando la «vicinanza della Chiesa» in questa battaglia. Il cardinale ha evidenziato come l’azzardo sia una dipendenza che «annienta l’umanità della persona», pur non essendo ancora pienamente riconosciuta come tale, a differenza di droghe o alcol. «L’azzardo muove risorse superiori a una finanziaria», ha sottolineato il porporato, denunciando l’ipocrisia di un sistema che «finanzia campagne per curare i giocatori patologici che esso crea», riprendendo una riflessione di Papa Francesco. Il suo appello rafforza l’impegno congiunto delle istituzioni religiose e delle organizzazioni civili.
Intervenuto insieme a don Armando Zappalini, portavoce della campagna “Mettiamoci in gioco”, e di Luciano Gualzetti, direttore della Caritas Ambrosiana, Giustino Trincia – che è anche presidente della Fondazione antiusura “Salus Populi Romani” -, ha denunciato una profonda crisi sociale legata al gioco d’azzardo, definendo Roma «capitale d’Italia, capitale dell’azzardo». Nel 2024, le scommesse a Roma hanno superato gli 8,3 miliardi di euro, contribuendo ai 157 miliardi spesi complessivamente in Italia. Questo «gioco non gioco», ha detto, non è solo un fenomeno economico, ma sta «massacrando centinaia di migliaia di persone, di famiglie, di lavoratori e di pensionati». Oltre all’enorme somma di denaro sottratta all’economia reale, emerge la «disgregazione sociale e la disperazione», con «tantissimi giovani, anziani e famiglie travolti dai debiti» che causano «distruzione di patrimoni e a volte di vite». Vi è un «crescente numero di minori e di giovani che si avvicinano al mercato delle scommesse», considerandolo «un fatto normale».
Questo dimostra la «crisi della politica» nel Paese, con uno Stato «totalmente miope» che incassa «solo 11,5 miliardi», meno del 10% del volume delle scommesse, e ignora «l’esigenza di curare 1,5 milioni di “malati da gioco” a costi economici ben più alti dell’incasso».
La Chiesa locale di Roma, tramite la Caritas diocesana e la Fondazione antiusura Salus Populi Romani, affronta questa piaga su tre piani: la vicinanza alle vittime, l’animazione e la sensibilizzazione, l’advocacy.
Il «pronto soccorso», ha detto Trincia, ispirato alla parabola del Buon Samaritano, si basa sull’«ascolto attento e rispettoso». Dal 2024, uno “Sportello Disturbo Gioco d’Azzardo”, con volontari e avvocati, offre assistenza legale e accompagnamento ai servizi territoriali, avendo già indirizzato «8 persone affette da disturbo d’azzardo» ai servizi specialistici. Si interviene anche per la «ristrutturazione del debito».
L’«informazione e della sensibilizzazione» con il programma «No Azzardo» che propone percorsi nelle scuole, raggiungendo nel 2024 «40 docenti» e «1.575 studenti di 16 istituti scolastici».
La «carità politica», è quella che si concentra sull’analisi e l’intervento sulle «cause che stanno a monte dello tsunami azzardo», producendo rapporti e dialogando con le Istituzioni pubbliche, sottolineando che «non possiamo essere la risposta da soli».
Il direttore della Caritas romana ha lanciato un appello per «più umanità e più coraggio. Più carità e più politica. Più competenze e più generosità collettiva». L’azzardo, «l’esaltazione ipocrita del potere del denaro e della sorte», sfrutta un’«intelligenza davvero diabolica» per apparire un gioco. È urgente creare «alleanze virtuose» per un programma di prevenzione e contrasto «all’altezza dell’urgenza della situazione», intervenendo sulla «domanda e non solo sull’offerta senza limiti di scommesse!». La Chiesa è esortata a un «annuncio del Vangelo incarnato», affrontando l’azzardo nelle omelie e nei programmi pastorali. Sono necessarie «regole e delle norme nuove», una rete di servizi sanitari specifici e misure per «disincentivare anche sul piano economico e fiscale il ricorso alle scommesse». Viene criticato l’«azzardismo compassionevole», la cosiddetta responsabilità sociale della potente lobby industriale dell’azzardo che sfrutta le sponsorizzazioni in sport e la cultura per presentarsi come un’innocua attività economica, e si chiedono «controlli sul territorio e sulla rete internet molto più accurato» e campagne educative nazionali.