“Non c’è salute senza dignità”. Concluso a Roma il 32esimo corso in Medicina delle Migrazioni

Il percorso formativo, organizzato dalla Caritas diocesana con il patrocinio della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni, ha riunito 40 operatori sanitari provenienti da tutta Italia.

Sono stati tre giorni intensi di lezioni, testimoniane ed esercitazioni per avere chiavi di lettura sul fenomeno immigrazione nel nostro paese con la specifica attenzione agli aspetti sanitari. Dal 1992 è un appuntamento fisso e atteso che ha formato direttamente quasi 1.500 operatori sanitari impegnati nel servizio pubblico, nel terzo settore e ONG.

Oltre ad una introduzione alla Salute Globale declinata come impegno contro le disuguaglianze e le ingiustizie sociali e per un sistema equo e inclusivo, si sono tracciati gli elementi essenziali del fenomeno migratorio in Italia, del profilo di salute di questa popolazione e degli aspetti culturali che caratterizzano la relazione tra operatore sanitario occidentale e paziente migrante. Seppur in forma basica, si sono analizzate le politiche attuali nei confronti dell’immigrazione e le prospettive europee che saranno attuate nel prossimo anno in particolare per il tema di protezione e asilo. Più nel dettaglio si è entrati nell’ambito delle norme sanitarie che sono particolarmente avanzate ma che risentono di una non diffusa conoscenza e delle resistenze applicative con una grande diversificazione territoriale. I docenti, tutti operatori di provata esperienza molti impegnati direttamente nei servizi Caritas, con diversi approcci, hanno anche tratteggiato il tema degli effetti deleteri e traumatici della detenzione amministrativa (CPR) e come questa sia problematica anche dal punto di vista deontologico.

Nell’introduzione alle lezioni, il direttore della Caritas, Giustino Trincia, ha sottolineato come il “tratto che contraddistingue ed unisce i partecipanti a questo tipo di appuntamenti, è il desiderio di contribuire allo sviluppo umano integrale. Uno sviluppo possibile unendo il rigore della competenza scientifica, al calore unico delle relazioni umane; all’empatia e alla capacità di assumere il punto di vista di coloro che a prescindere da cultura, carnagione o appartenenza religiosa, chiedono di essere riconosciute come persone ma i cui diritti fondamentali vengono calpestati”.

In conclusione Paola Aversa, Direttore Generale della Cooperativa Roma Solidarietà che ha realizzato il Corso, ha individuato tre “fili” che hanno attraversato il corso stesso e che hanno intrecciato il vissuto dei partecipanti: quello della “verità” per “contrastare le narrazioni distorte sulle migrazioni”; quello della “dignità” perché “non c’è salute senza dignità. E non c’è dignità se l’accesso alla salute è negato, condizionato, ostacolato”. E infine quello del “diritto” perché “non basta curare se non ci si prende cura anche dei contesti: delle leggi, delle disuguaglianze, delle condizioni che rendono la salute un privilegio anziché un diritto”.

Visto il grande interesse di tale iniziativa, si sta valutando l’ipotesi, in considerazione anche del grande numero di richieste di partecipazione al Corso Base, di organizzarne una edizione straordinaria in primavera.

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