Accoglienza diffusa: “Semi di speranza” nella Prefettura 32

Domenica 8 febbraio le Caritas delle nove parrocchie della Prefettura 32 hanno testimoniato, durante le messe domenicali e in altri momenti di incontro, l’esperienza dell’accoglienza diffusa promossa dalla Caritas diocesana di Roma nelle parrocchie e negli istituti religiosi della diocesi.

Un segno concreto di un cammino nato dall’appello di papa Francesco nel 2015 e ripreso con forza da Papa Leone XIV all’inizio del suo Pontificato nell’esortazione apostolica Dilexi te: un invito a vivere l’accoglienza non come risposta emergenziale, ma come scelta comunitaria e stabile. Un modello che mette al centro la costruzione di reti sociali, relazioni di amicizia e solidarietà, dove l’integrazione inizia dall’incontro e dal riconoscimento della persona nella sua unicità.

Da dieci anni le parrocchie della Prefettura 32 hanno organizzato un piccolo centro di accoglienza presso la Casa Don Guanella, messa a disposizione dalla parrocchia di San Giuseppe al Trionfale. Qui vengono ospitate persone e famiglie in difficoltà, in particolare giovani donne migranti, accompagnate in un percorso verso l’autonomia.

In questi anni sono stati realizzati cinque cicli di accoglienza, durante i quali sono state seguite dieci giovani donne in situazioni di grave fragilità, alcune anche vittime di violenza e tratta. Oggi molte di loro lavorano e vivono in autonomia; alcune hanno costruito una famiglia e quattro sono diventate mamme.

«Al centro del nostro progetto – racconta un volontario del gruppo interparrocchiale – c’è la relazione di amicizia e solidarietà, fondata su un ascolto attento e non giudicante. Solo così possiamo comprendere davvero chi sono le nostre ospiti, i loro bisogni e i loro progetti».

L’accoglienza prevede un periodo di ospitalità di un anno nella Casa Don Guanella, durante il quale le giovani vengono sostenute in un percorso di orientamento e integrazione. Il gruppo offre supporto nella realizzazione di progetti personali, come corsi di italiano certificati o percorsi di formazione professionale, facilita l’accesso al sistema sanitario e ai servizi del territorio, accompagna nella ricerca di lavoro e di un’abitazione al termine dell’ospitalità.

Accanto agli aspetti più pratici, non manca la cura delle relazioni: vengono organizzati momenti conviviali per consolidare legami di fiducia che possano continuare anche dopo la fine dell’anno di accoglienza.

È un’esperienza che le comunità vivono come risposta concreta al Vangelo, unendo contemplazione e azione, sull’esempio dell’incontro di Gesù con le sorelle di Betania e della parabola del Buon Samaritano. «Ogni gesto di accoglienza verso i più piccoli e vulnerabili – prosegue il volontario – è un modo per incontrare Gesù e testimoniare il suo amore, contribuendo a costruire una società più giusta e solidale».

Da qui nasce anche l’invito rivolto a chi desidera mettersi in gioco: non servono competenze particolari, ma un po’ di tempo e soprattutto spazio nel cuore. Perché l’accoglienza diffusa è prima di tutto una scelta di comunità, un cammino condiviso che continua a generare, nel silenzio dei gesti quotidiani, autentici semi di speranza.

Per maggiori informazioni: prefettura.32@caritasroma.org

 

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