Per Sunjay e Adel, ospiti dell’Ostello “Don Luigi Di Liegro” della Caritas di Roma, il pranzo con Papa Leone XIV al Borgo Laudato Si’ di Castel Gandolfo ha avuto il valore di una giornata fuori dall’ordinario: l’occasione di incontrare il Pontefice, ascoltarne le parole e sentirsi parte di una Chiesa capace di accogliere anche chi troppo spesso resta ai margini.
«Non avevo mai incontrato un Papa», racconta Sunjay, che per l’occasione aveva portato con sé il libro da lui scritto, nella speranza di poterglielo donare. «È stata una giornata diversa, che ha interrotto la monotonia delle nostre giornate».
A colpirlo sono state soprattutto le parole pronunciate da Leone XIV sulla giustizia e sull’attenzione verso le persone più fragili. «Quando ha detto di essere venuto con fame di giustizia e di carità, ho sentito che questa è davvero la sua missione», spiega. «Nel mondo ci sono troppe guerre e troppa indifferenza. Il messaggio che spero riesca a diffondere è che dobbiamo aiutarci l’un l’altro per vivere in una società migliore e non abbandonare chi rimane indietro: le persone invisibili, chi non ha documenti, chi ha bisogno di una seconda possibilità».
Per Sunjay, accolto nell’Ostello di via Marsala, quelle parole si intrecciano con un percorso personale di ricostruzione. «Ho trascorso la giovinezza dietro le sbarre. Oggi la Caritas mi sta aiutando con le pratiche per ottenere i documenti. Avere un codice fiscale significa non essere più invisibile, significa poter accedere alla sanità, avere dei diritti e iniziare a dare una direzione nuova alla propria vita».
Al Papa rivolgerebbe soprattutto un ringraziamento e un appello: «Grazie per quello che fa. Molti ci guardano con indifferenza, come se non esistessimo. Lei, invece, invita tutti al dialogo e all’apertura. La prego di non chiudere mai gli occhi davanti a chi non ha nulla, a chi è disperato o emarginato. Continui a tenere queste persone nel cuore».
Anche Adel conserva il ricordo di un’accoglienza semplice e familiare. «È stata una giornata bellissima. Abbiamo pregato nel giardino, fatto colazione e visitato la residenza estiva del Papa. Alla fine ho potuto salutarlo e gli ho chiesto di pregare per me. È una persona semplice. Un incontro così può capitare una volta nella vita».
Nato in Egitto e appartenente alla comunità cristiana copta, Adel si è riconosciuto nell’invito del Pontefice all’unità e alla responsabilità reciproca. «Mi ha colpito quando ha detto che dobbiamo essere uniti e che ognuno deve dare una mano all’altro. È il principio del cristianesimo. Oggi molte persone diventano povere non per loro scelta, ma perché le circostanze le rendono sempre più deboli. Se non viviamo concretamente l’aiuto reciproco, essere cristiani perde significato».
Adel era già stato accolto anni fa nell’Ostello “Don Luigi Di Liegro” a causa di alcuni problemi di salute. Dopo un periodo di autonomia, da quattro mesi è tornato nella struttura di via Marsala.
Sunjay e Adel erano tra le duecento persone accolte e accompagnate dalla Diocesi di Roma attraverso la Caritas che hanno partecipato al pranzo con Leone XIV nei Giardini delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo. Insieme a loro erano presenti operatori, rappresentanti delle associazioni impegnate nei servizi di accoglienza e il personale del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale.
Seduti a un’unica tavola lunga diverse decine di metri, i commensali hanno condiviso con il Pontefice un menù a base di amatriciana, arrosto di vitello, cicoria ripassata e fragole con panna.
Nel suo saluto, Leone XIV ha spiegato di essere arrivato «senza discorso», ma con «fame di giustizia», «di autentica carità» e di una Chiesa capace di aprire le porte, accogliere tutti e non considerare nessuno come un nemico.
Per gli ospiti della Caritas, il Borgo Laudato Si’ non è stato soltanto il luogo di un pranzo speciale. È diventato il segno concreto di una Chiesa che sceglie di incontrare le persone, ascoltarne le storie e ricordare che nessuno deve essere lasciato ai margini.
