Il ringraziamento per «una testimonianza preziosa» alla Chiesa di Roma attraverso l’opera di «vicinanza, assistenza, sostegno». Un’attività che «rende sempre più viva ed efficace la tenerezza della carità verso coloro si rivolgono alle nostre chiese locali, per ricevere anzitutto accoglienza, rispetto, aiuto per affrontare le difficoltà e le prove della vita».
È iniziato con questo saluto del direttore Giustino Trincia l’incontro con le équipe di Prefettura della Caritas diocesana di Roma che si è svolto sabato 14 giugno nel Polo della carità “Don Pino Puglisi” al Tiburtino Terzo.
Un servizio «nascosto», quello delle équipe di Prefettura, che fa da «apripista», per mettere la comunità, nelle sue componenti, «nelle migliori condizioni di poter contribuire, con i suoi talenti, allo sviluppo della testimonianza della carità».
In un anno particolarmente intenso di lavoro e pieno di doni, non ultimo il mandato pastorale che le équipe hanno ricevuto dai vescovi dei diversi settori, Giustino Trincia ha tracciato le linee programmatiche per il prossimo anno.
«È importante lavorare insieme per arricchire la dimensione, l’esperienza della Caritas, ma soprattutto della carità, andando oltre quelle attività di assistenza per i bisogni più immediati delle persone dal punto di vista materiale, di cui sappiamo comunque esserci un notevole bisogno nella città di Roma», ha detto il diacono. Alcune indicazioni sono: «superare l’identificazione della Caritas alla sola presenza del Centro di ascolto»; «promuovere la partecipazione della comunità per evitare che si deleghi ai pochi animatori della carità un compito di tutti i battezzati»; «riflettere in maniera approfondita e aprire alle sperimentazioni rispetto alla metodologia, agli orari e ai giorni di apertura dei Centri di ascolto, in modo da facilitare la possibilità di farne esperienza anche a persone che studiano e che lavorano».
«Importante – ha sollecitato Trincia – vedere in che modo la Caritas parrocchiale possa sempre più caratterizzarsi per una presenza e un campo di azione che vada al di là della comfort zone dell’edificio parrocchiale, per identificarsi, piuttosto, con il più ampio territorio».
«Questo – ha concluso il direttore – è sempre più il tempo delle sinergie, del lavoro di squadra, del superamento dei compartimenti stagni, della messa in comune di tutte le risorse disponibili».