Giustino Trincia ai donatori di sangue: “Segno straordinario di fraternità e carità”

Si è svolto venerdì 12 dicembre presso la parrocchia di San Lino alla Pineta Sacchetti l’incontro “La donazione di sangue: segno di carità e di speranza”. L’iniziativa è maturata all’interno dell’Equipe Caritas della XXXIII Prefettura, portata all’attenzione dei Centri di ascolto parrocchiali e condivisa con il direttore Caritas di Roma Giustino Trincia e con il clero della XXXIII Prefettura e il prefetto don Pierluigi Stolfi.

L’esigenza di tale iniziativa è nata dalla necessità di individuare i segni di carità che possono caratterizzare l’azione della Caritas di Roma nell’Anno del Giubileo della Speranza, ponendo l’attenzione alle povertà di chi soffre patologie che richiedono, per la loro cura, l’impegno solidale di molti volontari che donano gratuitamente il loro sangue mediante l’opera di diverse associazioni di donatori.

L’incontro ha visto la partecipazione di un numeroso pubblico che ha ascoltato con attenzione quanto esposto dai relatori, moderati da Ruggero Masciotti dell’Equipe Caritas di Prefettura: P. Diego Entali, parroco di San Gregorio VII; Stefano Fossati M.V. , responsabile comunicazione “Gruppo Fratres OdV”; Fabrizio Erba, consigliere “Donatori Sangue Ospedale Pediatrico Bambin Gesù OPBG”; e Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana di Roma.

Ogni relatore ha trattato un aspetto specifico del mondo della donazione di sangue, in particolare i rappresentanti delle associazioni hanno sottolineato come questa sia “volontaria, anonima, periodica, gratuita e responsabile; un piccolo gesto ma concreto e potente”, ricordando anche che a Roma la raccolta di sangue e sensibilmente deficitaria rispetto alla richiesta. Infine è stato evidenziato che la popolazione dei donatori sta progressivamente invecchiando e viene quindi a mancare la sostituzione con donatori giovani e ciò porrà seri problemi nel prossimo futuro. Infine è stato ricordato che donare il sangue significa essere al fianco di chi lo riceve ogni giorno e pertanto una comunità di donatori numerosa è fondamentale per sostenere chi ha bisogno di terapie quotidiane che riguardano, oltre al sangue, anche gli emoderivati che sono essenziali per molte persone, compresi tanti bambini.

P. Diego Entali, nel prendere la parola, ha evidenziato come San Paolo insegna che la carità è la virtù più importante e donare il proprio sangue rientra tra le opere di carità, un atto d’amore e di altruismo che salva vite umane. Le parrocchie, in questo, svolgono un ruolo importante per sensibilizzare i propri fedeli su questo tema, anche in considerazione del fatto che ci sono ampi margini di miglioramento e che su 333 parrocchie che ci sono a Roma, circa il 40% non svolge attività di supporto alla donazione sangue.

Giustino Trincia ha rammentato che donare il proprio sangue è un segno straordinario di fraternità e di carità agli occhi di Dio e degli uomini e di alto valore spirituale e sociale per tutti, in particolare nell’Anno del Giubileo della Speranza ed ha proseguito citando San Paolo con: “C’è più gioia nel dare che nel ricevere”, sottolineando che dare volontariamente e con gioia è un’azione che ci collega a Dio, che ama chi dona. Il direttore Caritas Roma, inoltre, nel ribadire che la donazione del sangue è un servizio di carità alla Comunità, ha auspicato che questo tipo di iniziative possano svolgersi in futuro in ogni prefettura.

Dopo alcuni interventi da parte di donatori, sono stati ricordati i tanti volontari, i medici e i paramedici che con la loro preziosa attività contribuiscono alla donazione del sangue. L’incontro si è concluso con la consegna degli attestati di encomio della Caritas diocesana ai donatori segnalati delle associazioni Fratres Roma e Donatori Sangue OPBG.

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