Decennale del sacrificio di Don Andrea Santoro

La diocesi di Roma, venerdì 5 febbraio 2016, commemora il sacerdote ucciso in Turchia

La celebrazione eucaristica avrà luogo alle ore 19 nella basilica di San Giovanni in Laterano e sarà presieduta dal cardinale Agostino Vallini.

Il 5 febbraio 2006 Don Andrea è stato ucciso nella chiesa di Santa Maria a Trabzon, mentre pregava con la Bibbia in lingua in lingua turca tra le mani. Di lui riportiamo una breve testimonianza del direttore della Caritas, monsignor Enrico Feroci.

“ Don Andrea Santoro sacerdote e parroco a Roma “
Testimonianza di un cristiano in un contesto musulmano

santoro1-640x360Domenica 5 febbraio 2006, don Andrea Santoro, della diocesi di Roma, 60 anni, è stato assassinato a Trabzon, nella Turchia orientale. Era in ginocchio nell’ultimo banco della chiesa di Santa Maria e pregava. Due colpi l’hanno trafitto. Una pallottola si è conficcata, dopo aver attraversato il cuore, nella Bibbia che aveva in mano.

Cinque giorni prima lo avevo accompagnato all’aeroporto. Era martedì 31 gennaio. Era lontanissimo da me il pensiero che il martedì successivo avrei accolto la sua salma, lo avevo salutato con un abbraccio commosso. L’ultimo abbraccio fraterno che ha ricevuto in Italia. Dopo essere entrato ed aver percorso pochi passi si è voltato indietro e mi ha detto: “mi raccomando quando torno fammi ritrovare Gesù….”

Sono state le ultime parole che ho ascoltato. Stimolo per me, per il mio servizio alla Chiesa. Parole dettate però, non dalla paura, ma dal grande amore che aveva per il Signore di cui si sentiva non servo ma amico, fino al punto da credere fermamente che poteva ”prestare il suo corpo a Cristo perché Lui camminasse nelle strade della città dove viveva…”.

Don Andrea è stato definito “l’uomo dell’incontro nel tempo dello scontro di civiltà”.

E’ vero questo. E’ vero quanto Mons. Padovese, anche lui ucciso da un fanatico il 3 giugno del 2010 in Turchia, scriveva di Don Andrea: “L’amore per le memorie cristiane disseminate in Turchia non è rimasto nostalgico rimpianto verso un passato che non esiste più, ma spinta ad interpretare meglio il presente e a cercare realisticamente quel dialogo che gli è parsa l’unica via percorribile per salvaguardare ogni autentica espressione religiosa. L’esperienza della mistica islamica che Egli ha conosciuto in Turchia, lo ha portato a comprendere che molte incomprensioni tra cristiani e musulmani vengono meno quando con onestà ci si pone alla ricerca di Dio”.

Nella tavola rotonda organizzata nella Pontificia Università Lateranense, nel marzo del 2009, dal titolo : “Don Andrea Santoro ponte di dialogo con la Turchia e il Medio Oriente” sono risuonate anche queste parole: “Segni di instabilità sono presenti un po’ ovunque: la pace in medio Oriente è ancora un miraggio, l’Africa resta una polveriera a cielo aperto e perfino la vecchia Europa – che sembrava finalmente esente – deve ora combattere contro gli spettri del passato. Il seme dell’intolleranza, culturale o religiosa che sia, continua ad attecchire e lo fa, in particolare, quando la società si mostra incapace di dare risposte. Non dobbiamo scoraggiarci. Don Andrea sicuramente non lo farebbe. Ed allora ripartiamo dal suo esempio, dal suo coraggio, dalla sua voglia di migliorare il mondo per dare una scossa”.

Prima di accettare di servire la parrocchia di Gesù di Nazareth, sua prima esperienza di parroco a Roma, si recò in terra santa.

Nel 1980, quando gli venne assegnata la nuova comunità dei Santi Fabiano e Venanzio, chiese al Vescovo di potervi tornare e rimanere sei mesi. Ecco le motivazioni descritte nel suo diario:

“Da ragazzo il Signore mi ha concesso il desiderio di portare gli uomini a Lui e di mettermi a loro servizio. Mi ha concesso di farlo in mille modi, servendosi della mia totale povertà e nonostante i miei ripetuti tradimenti. Dopo dieci anni di sacerdozio mi ha portato in Medio Oriente per un periodo di sei mesi, per un desiderio impellente che sentivo di silenzio, di preghiera, di contatto con la parola di Dio nei luoghi dove Gesù era passato. Lì ho ritrovato la freschezza della fede e la chiarezza del mio sacerdozio”.

Riemerge allora in lui un pensiero antico, maturato già nel 1980. E ci ritorna, per rimettere i suoi piedi sulle orme di Cristo, per riascoltare la Parola nella limpidezza del tessuto antico, per far riemergere prima dentro di sé, poi negli altri il fuoco del vangelo di Gesù.

Il suo guardare verso la Terra Santa (anche la Turchia Don Andrea la considerava Terra Santa) era mosso da una duplice necessità. Ce lo spiega in modo mirabile in altri brani.

La prima grande motivazione:
“… il Signore mi ha fatto toccare con mano la ricchezza di quella terra da cui, come madre, è nata la nostra fede, ma anche le sue sofferenze, i suoi bisogni, le sue grida di soccorso. Così ho dato al vescovo la mia disponibilità a partire per accendere una piccola fiammella proprio lì dove era divampato il fuoco del cristianesimo. Quel fuoco non si è mai spento, ma è passato attraverso sofferenze, persecuzioni, peccati, vicende oscure e complesse che lo hanno disperso e ridotto sotto la cenere. Quel fuoco è ancora in grado di illuminarci perché contiene la scintilla originaria che lo ha generato. Quel fuoco ha bisogno di un po’ di legna per tornare a brillare e divampare di nuovo”.

La seconda motivazione scaturisce da un amore immenso per la sua gente. Dice:
“io vorrei (se Dio lo vorrà) attingere e consegnare anche a voi un po’ di quella luce antica e darle nello stesso tempo un po’ di ossigeno perché brilli di più. Sento questo invio, che affronto a nome della Chiesa di Roma, come uno scambio: noi abbiamo bisogno di quella radice originaria della fede se non vogliamo morire di benessere, di materialismo, di un progresso vuoto e illusorio; loro hanno bisogno di noi e di questa nostra Chiesa di Roma per ritrovare slancio, coraggio, rinnovamento, apertura universale”.

Da queste parole possiamo capire che il suo andare in Turchia non è stato ne una fuga, ne un’avventura anche se connotata da nobili desideri.E da lì rimanda, per la sua gente, sempre pensando alla Chiesa di Roma, i suoi comandamenti:

“Dopo Pasqua abbiamo fatto un giro di quattro giorni verso l’est, incontrando piccole comunità cristiane sparse e visitando chiese (in piedi o diroccate). Dopo quello che abbiamo visto, anche a nome degli altri quattro vi dico:
1. amate le vostre chiese. Amate la Chiesa. Amate i fratelli che il Signore vi mette vicino. Non disertate le riunioni,
2. non spegnete la voce della preghiera, non chiudete il libro delle Parole sante,
3. non fatevi stordire dagli inganni del mondo, non lasciatevi abbagliare da ciò che “luccica” ma non “illumina”.
4. Non fate morire il cristianesimo, non riducetelo a osservanze e convenevoli, non addomesticate il Vangelo,
5. non uccidete la croce di Cristo e la sua povertà,
6. non sostituite la sua umiltà e semplicità con l’accumulare e l’apparire,
7. non bevete a fonti avvelenate abbandonando la Fonte di acqua viva,…..
8. non offendete i nostri figli riempiendoli di cose e di mille attività e negando loro (o dandolo solo col contagocce) il Padre dei cieli, la Parola di Gesù, il cuore sapiente e materno della Chiesa, il calore di una comunità cristiana viva.
9. Gioite della fede, difendetela dall’appassimento, vivetela nella fiducia e nella lode anche quando i giorni sono bui (“gettando in Lui ogni vostra preoccupazione”, come dice san Pietro, “perché egli ha cura di voi”).
10. Fate fiorire la carità, amando chi non vi ama, facendo del bene a chi vi fa del male, condividendo con i poveri e i sofferenti sia i beni materiali che i beni spirituali, rianimando le famiglie con la presenza di Dio e l’amore reciproco.
11. Siate fecondi nello spirito dando a vostra volta ciò che avete ricevuto (“come il Padre ha mandato me così io mando voi […] andate, predicate, annunciate, guarite, risuscitate, liberate gli indemoniati e i prigionieri, chinatevi sulle sofferenze […] servite, amate, date la vita…”) e, voi sposi, siate fecondi, se Dio vuole, anche nella carne.
12. Dite “sì” a Dio, anche quando vi invita sul monte a sacrificargli Isacco, anche quando vi guida per vie che non conoscete. Dio non delude: l’uomo sì”.