Accanto alle famiglie di fronte alla malattia mentale

Incontro in Vicariato sulla salute mentale

incontro salute mentaleI risultati del secondo incontro “Curare l’ascolto” in Vicariato con i familiari di persone con disturbo psichico.

Un sistema sanitario che «viene smontato un pezzo alla volta», la preoccupazione del «dopo di noi», le difficoltà a riconoscere e far accettare la malattia, il progressivo abbandono delle cure domiciliari a vantaggio del ricovero in istituti privati con costi insostenibili, la solitudine delle famiglie che vivono sole e in piccoli contesti urbani.

Sono solo alcune delle difficoltà che vivono i familiari di persone con disturbo psichico emerse durante l’incontro “Curare l’ascolto” promosso dalla Caritas diocesana di Roma, in collaborazione con l’ufficio per la Pastorale della salute, che si è svolto lo scorso 11 ottobre presso il Palazzo del Vicariato.

Più di trenta tra familiari e referenti di associazioni si sono confrontati con il vescovo Benoni Ambarus, ausiliare della diocesi di Roma per la diaconia della carità e della salute, e con il direttore dell’organismo pastorale Giustino Trincia. A coordinare l’incontro la psicologa Daniela Pezzi, volontaria dell’Area Sanitaria della Caritas e già presidente della Consulta regionale per la salute mentale.

Si è trattato del secondo incontro che ha coinvolto le famiglie “con lo stile sinodale dell’ascolto”, dopo quello che c’era stato nel novembre 2022, privilegiando in questo caso la presenza delle associazioni di familiari.

Pietro è il padre di un uomo di 54 anni con disturbi gravi diagnosticati dal 1984, vive in un piccolo centro del viterbese e ha parlato dello “stigma” che si vive in provincia, dell’essere additati quando avvengono episodi di violenza causati dalle crisi del figlio. «Come è possibile – ha detto – che ci sia una sola assistente sociale per 900 pazienti? Che un ragazzo venga legato in un letto di ospedale anche per tre settimane?».

Annalisa, sorella di una paziente cinquantenne, ha denunciato «lo scellerato comportamento di chi doveva darmi una strada per curare mia sorella che soffre di schizofrenia dal 1985». «La sua degenza in struttura non è stata confermata mentre l'assistente sociale mi ha indicato solo strutture private fuori Roma. Cliniche accreditare ma altamente fatiscenti: ne ho visitata una in cui ho visto due bagni per venti persone». Ha ringraziato il supporto della Caritas perché «è triste constatare che i Centri per la salute mentale sono
totalmente inermi mentre le famiglie non sono a conoscenza dei loro diritti».

Corrado, padre anziano, ha chiesto aiuto alla diocesi perché «occorre una voce più autorevole delle nostre per fare arrivare queste cose dove ce n’è bisogno». «Sentiamo la solitudine, veniamo qui a sfogarci ma vorremmo che queste proteste si trasformassero in proposte. Ogni giorno mi domando cosa ci sarà dopo di noi per i nostri figli»

Giustino Trincia ha assicurato la vicinanza della Caritas, continuando ad «ascoltare con il cuore» e «con la fiducia in Dio Padre».
«Abbiamo a che fare con una profonda crisi del principio universalistico e solidaristico – ha detto il diacono Trincia – un processo che va avanti da anni. Dobbiamo rivedere il Sistema sanitario nazionale per riformarlo e non per smantellarlo».

Per il direttore Caritas «ci sono attività particolari che siano tenuti a fare»: informazione, con l’impegno del Manuale dei diritti e la prossima pubblicazione di una mappatura dei servizi per il disturbo mentale a Roma; la sensibilizzazione e la formazione delle comunità; la promozione dell’ascolto e della vicinanza; la proposta di una conferenza con la Regione Lazio per coinvolgere e sensibilizzare le Asl e le Consulte.