Il Poliambulatorio Caritas compie 40 anni. La celebrazione con il vescovo Reina

40 anni di impegno in ambito sanitario. 40 anni di presenza nella città di Roma. Con la Messa nella Parrocchia San Tommaso Moro, la Caritas di Roma ha celebrato l’anniversario di fondazione del suo Poliambulatorio.

La bandiera con inciso l’articolo 32 della Costituzione italiana – che sancisce la salute come diritto fondamentale dell’individuo – portata ai piedi dell’altare durante l’offertorio e accompagnata dalla musica di due chitarre, insieme alle voci del coro parrocchiale. Una celebrazione all’insegna della semplicità e del ringraziamento a Dio, quella presieduta ieri, 11 dicembre, dal vescovo vicegerente della diocesi di Roma, monsignor Baldo Reina, nella parrocchia San Tommaso Moro per il quarantesimo anniversario del Poliambulatorio della Caritas diocesana di Roma. Presenti, oltre all’attuale direttore Caritas, il diacono Giustino Trincia, anche i suoi predecessori, monsignor Guerino di Tora, il cardinale Enrico Feroci e monsignor Benoni Ambarus, che si sono succeduti dopo la scomparsa del fondatore dell’organismo pastorale diocesano don Luigi di Liegro.

 «Una bella fotografia di Chiesa», come ha notato Reina, il quale ha sottolineato nella sua omelia come le letture proclamate durante la liturgia della Parola abbiano raccontato perfettamente quella è stata l’attività del Poliambulatorio in questi quarant’anni. «Come gli amici del paralitico cercano in tutti i modi di portarlo davanti a Gesù, caricandoselo sulle spalle e non scoraggiandosi per le difficoltà incontrate, allo stesso modo la Caritas si prende cura della sofferenza di tante persone, spesso senza volto, non fermandosi di fronte a niente – ha dichiarato il vescovo -. Questa deve essere la nostra missione, quella che Papa Francesco chiama fantasia della carità, che non percorre soltanto le strade ordinarie, ma giunge anche dove gli altri non riescono ad arrivare. Dobbiamo cercare di essere, come diceva Madre Teresa, una goccia in mezzo a questo grande oceano di sofferenza, offrendo tutta la nostra umanità nel servizio sanitario. Perché, nonostante non tutte le malattie siano guaribili, tutte, in realtà, sono curabili», sono ancora le parole di monsignor Reina.

E l’attività della struttura Caritas lo ha dimostrato. «In quarant’anni sono state 135mila le persone accolte e assistite attraverso l’insegnamento del Vangelo – ha raccontato il direttore Trincia -. 3.400 solo nel 2022, provenienti da cento nazioni, in prevalenza immigrati in condizioni di fragilità sociale e giuridica. Durante la nostra storia – ha aggiunto – sono state effettuate circa 750mila prestazioni sanitarie da oltre 1.500 volontari succedutisi nel tempo, che hanno testimoniato la vera carità, rendendo concrete le parole di Gesù: “Ero straniero e mi avete accolto…malato e mi avete visitato”».

Il direttore ha rinnovato la volontà di continuare a onorare le esigenze dei più deboli attraverso i tre servizi Caritas attivi attualmente: il Poliambulatorio di via Marsala, il centro odontoiatrico presso la Cittadella della Carità e il Servizio di psicoterapia per vittime di tortura al San Giacomo. Una missione che vedrà coniugare insieme «carità e giustizia», come ha sottolineato Salvatore Geraci, il referente dell’Area sanitaria: «Questi sono i due pilastri sui quali si fonda la Caritas, che è cambiata molto durante il tempo, così come è mutata la società, ma ha conservato come punto fermo il mettere al centro la persona».

Geraci ha ricordato, ripercorrendo i risultati più importanti raggiunti, che quarant’anni fa gli immigrati, per legge, non potevano ancora accedere, come succede adesso, ai servizi sanitari. «Oggi è importante essere qui tutti insieme per ringraziare il Signore di questi successi, riunendoci di fronte a Colui che ci ha fatto incontrare e unire, intersecando tanti cammini e percorsi, anche di persone molto lontane tra loro», ha concluso.

(Articolo di Giuseppe Muolo per Romasette.it)