Trenta storie da tutto il mondo, storie di guerre e di conflitti dimenticati, di violenze e di ingiustizie, rappresentate dalle bandiere dei Paesi collocate intorno alla grande riproduzione della Crocifissione Bianca di Chagall.
Storie di sofferenze, raccontate dai giovani e testimoniate direttamente da Daniela Alba, colombiana, e Samer Afisa, siriano.
Il filo di speranza, che unisce tutte le storie, è la vita di Piergiorgio Frassati, che ad agosto verrà proclamato santo, un giovane uomo di Azione Cattolica, che visse a Torino negli anni tenebrosi di inizio Novecento, che con i suoi gesti di compassione, di giustizia, illuminati dalla fede, cambiò la storia del tempo e del luogo in cui visse. Nella piccolezza della sua quotidianità, cambiò la vita di molti. Fu antidoto alla disumanizzazione portata dal regime fascista e dalla prima guerra mondiale.
È stata una veglia intensa di spiritualità ed emozionante, nella sulla bella semplicità, quella che il Settore Giovani dell’Azione Cattolica di Roma ha proposto sabato 18 gennaio insieme alla Caritas diocesana, nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli. Una veglia che si è aperta con la processione delle reliquie di Frassati e della piccozza con cui il giovane amava scalare le sue montagne.
«Mi piace pensare – ha detto don Eugenio Bruno, assistente dell’Azione Cattolica diocesana, che presiedeva la preghiera – che queste storie sono state tutte finalmente illuminate dalla storia di Gesù Crocifisso. Colui, scrive San Paolo agli Efesini, che è la nostra pace, che ha unito ed eliminato l’inimicizia per mezzo della sua carne». Una storia di amore illimitato che i giovani hanno voluto rappresentare attraverso il dipinto di Chagal che, di fede israelitica ha voluto rappresentare le sofferenze vissute dal popolo ebraico in Europa nel periodo tra le due guerre proprio in Cristo sulla croce, illuminato da una luce divina come segno di speranza.
Le due testimonianze – Samer Afisa, rifugiato siriano di Damasco, fuggito in Italia con la sua famiglia per scappare dalla guerra nel 2015 e ora operatore della Caritas diocesana in un centro di ascolto per migranti e rifugiati; con lui Daniela Alba, 32 anni, nata a Bogotà, in Colombia, e immigrata negli Stati Uniti da bambina, impegnata attualmente nel Jesuit Refugee Service (JRS – hanno parlato della guerra e della violenza, che hanno subito e affrontato in modo diverso, aiutando però i giovani a comprendere che è possibile trovare la speranza anche in mezzo alle macerie.