Pillole di ecologia integrale: disuguaglianza e povertà

Profonde disuguaglianze e un diffuso senso di ingiustizia sociale caratterizzano il nostro tempo, in Italia come nel resto del mondo. Nel quinto contributo della rubrica “Pillole di ecologia integrale”, le parole di Papa Francesco si intrecciano ai dati sulla disuguaglianza globale per offrire una riflessione su una crescita realmente inclusiva. Una crescita che non si misura solo in termini economici, ma nella capacità di orientare l’umanità verso la sua “vera ricchezza”: costruire una comunità globale più giusta e solidale.

Papa Francesco, nell’enciclica Fratelli tutti, affronta un tema fondamentale: il rapporto tra ricchi e poveri, sottolineando come la proprietà debba essere uno strumento per garantire dignità e sviluppo per tutti. Questo concetto si rifà ai Vangeli e alle prime comunità cristiane, dove i beni venivano condivisi per il bene comune.

Il Papa è chiaro: “Se qualcuno non ha il necessario per vivere con dignità è perché un altro se ne sta appropriando (Fratelli tutti, 91). Un’affermazione che richiama le parole di San Giovanni Crisostomo, per il quale non condividere con i bisognosi equivale a rubare, poiché la ricchezza è destinata al bene collettivo.

Le parole di Papa Francesco trovano un’eco drammatico nei dati presentati al World Economic Forum di Davos del 2025, che fotografano una realtà sempre più ingiusta e diseguale: mentre miliardi di persone lottano per sopravvivere, una piccola élite continua ad accumulare ricchezze a un ritmo spaventoso.

Oggi, quasi la metà della popolazione mondiale (44%) vive con meno di 6,85 dollari al giorno, una soglia che lascia oltre 3,5 miliardi di persone in condizioni di estrema vulnerabilità. Allo stesso tempo, l’1% più ricco possiede quasi il 45% della ricchezza globale.

Solo nel 2024, i patrimoni dei miliardari sono cresciuti di 2.000 miliardi di dollari, al ritmo di 5,7 miliardi al giorno. Ogni settimana sono nati quattro nuovi miliardari. Al contrario, la riduzione della povertà estrema ha subito un forte rallentamento, mostrando come l’attuale sistema economico continui a premiare chi è già in cima alla piramide.

Il rapporto “Disuguaglianza: povertà ingiusta e ricchezza immeritata” (Oxfam, 2025) rivela un’importante verità: la ricchezza non è sempre data dal merito personale, ma spesso il risultato di un sistema economico che avvantaggia chi parte da una posizione privilegiata. In Italia, il 10% più ricco detiene quasi il 60% della ricchezza nazionale, mentre la metà più povera possiede solo il 7,4%.

La situazione è aggravata da un crescente “trasferimento di ricchezza” intergenerazionale: il 36% delle ricchezze dei miliardari italiani proviene da eredità e si stima che nei prossimi due o tre decenni più di 1.000 miliardari lasceranno oltre 5.200 miliardi di dollari ai propri eredi. Questa dinamica sta creando una nuova aristocrazia globale, consolidando il potere economico nelle mani di pochi.

Le crescenti disuguaglianze sono alimentate da politiche economiche che favoriscono i più ricchi, spesso a scapito delle fasce più vulnerabili. In Italia, l’abolizione del reddito di cittadinanza ha lasciato milioni di persone senza alcun sostegno economico, mentre i tagli alla spesa sociale coesistono con l’aumento delle spese militari e degli stipendi dei ministri, evidenziando priorità politiche che favoriscono l’élite e le lobby delle armi, sacrificando il benessere collettivo. In questo contesto, il 2025 si prospetta come l’anno della povertà diffusa, a meno che non ci siano improbabili cambiamenti radicali nelle politiche economiche e sociali.

Il rapporto Oxfam suggerisce una serie di politiche utili per ridurre le disuguaglianze. In Italia si suggerisce: un salario minimo legale per garantire un reddito dignitoso, la tassazione progressiva sui grandi patrimoni per riequilibrare il peso fiscale, l’abrogazione dell’autonomia regionale differenziata, per evitare di accentuare i divari territoriali. A livello internazionale, si consiglia di ridurre il debito dei Paesi più poveri e di riformare le istituzioni finanziarie internazionali per sostenere una governance più giusta.

Oltre alle disparità economiche, emerge l’urgenza di ripensare un modello di sviluppo che spreca risorse naturali a un ritmo insostenibile. La crisi ambientale colpisce soprattutto i Paesi e le comunità più svantaggiate, già provate da conflitti e disuguaglianze storiche. Non è un caso che i due terzi delle persone in povertà estrema vivono in Africa subsahariana, con un’incidenza maggiore tra il genere femminile: una donna su dieci nel mondo vive in condizioni di estrema povertà, una proporzione più alta rispetto al genere maschile (con un gap di 24,3 milioni in termini assoluti).

D’altra parte, molti luoghi decisionali a livello globale sono dominati dal Nord del mondo. I Paesi europei e quelli del Nord globale occupano il 47% dei seggi nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nonostante rappresentino solo il 17% della popolazione globale. I cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che collettivamente rappresentano il 73,5% delle vendite di armi a livello globale, hanno il potere di bloccare qualsiasi risoluzione, anche se gode del sostegno schiacciante dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, limitando così la capacità del Sud del mondo di influenzare le decisioni in materia di sicurezza.

Infine, le grandi multinazionali controllano le catene di approvvigionamento globali, approfittando della manodopera a basso costo e dell’estrazione di risorse dal Sud globale. Conseguenzialmente, nonostante il continente africano possieda una grande quantità di risorse minerarie essenziali per la produzione di tecnologie verdi (ad esempio, le batterie dei veicoli elettrici e le turbine eoliche), il continente continua a vivere in condizioni di povertà, con il 43% della popolazione senza accesso all’elettricità.

Le parole di Papa Francesco e i dati sulla disuguaglianza globale offrono una prospettiva chiara: il sistema economico attuale è insostenibile e profondamente ingiusto. Se vogliamo un futuro diverso, è necessario un cambiamento radicale nelle politiche economiche e sociali. La vera ricchezza sta nella capacità di realizzare una comunità globale più giusta e solidale.

Laboratorio di ecologia integrale

Immagine di freepik

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