È nata ufficialmente la ReSST – Rete Italiana per il Supporto alle Persone Sopravvissute a Tortura, un’alleanza nazionale che riunisce realtà impegnate nella tutela dei diritti umani e nel sostegno psico-sociale verso chi ha subito tortura e altre gravi violenze. Tra i promotori, anche la Caritas diocesana di Roma, che aderisce alla rete attraverso il progetto “Ferite invisibili”, attivo dal 2005 e dedicato alla riabilitazione psicologica e sociale delle vittime di tortura, in particolare tra migranti e rifugiati in condizione di fragilità.
La ReSST nasce dalla collaborazione di diverse organizzazioni: oltre a Caritas Roma, ne fanno parte CIAC, Kasbah, Medici Contro la Tortura (MCT), Medici Senza Frontiere (MSF), Medici per i Diritti Umani (MEDU), NAGA e SaMiFo ASL Roma 1. Insieme, queste realtà condividono l’obiettivo di affrontare in modo sistemico un fenomeno tanto grave quanto sottovalutato.
Nonostante la tortura sia universalmente vietata dal diritto internazionale, continua a rappresentare una realtà concreta e drammatica, spesso strettamente legata all’esperienza migratoria. Molte persone che raggiungono l’Italia sono sopravvissute a forme estreme di violenza nei Paesi di origine, lungo le rotte migratorie o nei luoghi di detenzione in transito, come in Libia o nei Balcani. Studi internazionali stimano che tra il 5% e il 35% della popolazione migrante abbia subito torture, ma in Italia questa percentuale risulta probabilmente più alta perché ricomprende persone che hanno subito tortura nei paesi di transito, in Libia e lungo la rotta balcanica.
Nel 2024, all’interno del progetto “Ferite invisibili”, la Caritas diocesana di Roma ha preso in carico 76 persone vittime di violenza intenzionale e tortura, di cui 38 nuovi pazienti. Complessivamente, sono state realizzate 738 sedute di psicoterapia, con un incremento del 18,5% rispetto al 2023. Solo il 6% delle sedute è avvenuto online, segnando un forte ritorno alla presenza rispetto al 40% registrato nel 2022. Al 31 dicembre 2024, erano in cura 22 uomini e 17 donne, provenienti da 28 Paesi diversi, tra cui 14 persone ucraine. L’età media è di 33 anni, e tra i pazienti si contano 13 minori.
Il progetto si è avvalso della collaborazione di 24 mediatori linguistico-culturali, per un totale di 627 interventi di mediazione, indispensabili per costruire relazioni di cura efficaci e rispettose delle diversità culturali.
Insieme alla ReSST, la Caritas diocesana di Roma si propone di rafforzare la risposta istituzionale e sociale alla tortura, attraverso attività di informazione, sensibilizzazione e formazione. Intende inoltre promuovere una maggiore attuazione degli standard internazionali contro la tortura e sostenere interventi di prevenzione, monitoraggio e repressione di questa pratica.
Un altro obiettivo fondamentale della Rete è migliorare la qualità e la disponibilità dei servizi di riabilitazione per i sopravvissuti, offrendo loro percorsi adeguati per ricostruire la propria vita, accedere a forme di protezione e ottenere il riconoscimento delle proprie sofferenze.
Nei prossimi mesi, la ReSST lancerà attività di ricerca scientifica, percorsi di aggiornamento professionale e nuovi programmi riabilitativi in diverse regioni italiane, per garantire un intervento capillare e continuativo.
Per maggiori informazioni, è possibile consultare il sito ufficiale della rete: www.controlatortura.it
Crediti foto: © 2025 ReSST – Rete di Supporto per le Persone Sopravvissute a Tortura