S. accenna un sorriso, prende la sua borsa e vi ripone con cura i documenti appena consegnati. È mezzogiorno, i ragazzi sono ancora quasi tutti a scuola. Ieri, a cena, le colleghe in turno hanno portato una torta con qualche candelina per augurargli buon compleanno da parte di tutta la comunità del Tata Giovanni.
Nei giorni scorsi abbiamo riguardato insieme, più volte, tutto ciò che serve per affrontare la vita da maggiorenne: i documenti, le indicazioni per raggiungere le mense Caritas, l’ambulatorio medico.
Nel breve periodo di permanenza al Centro, S. ci è sembrato ancora un bambino in un corpo da uomo: un po’ isolato e un po’ ingenuo, privo degli strumenti necessari per affrontare da solo ciò che lo attende. Questa mattina, con i capelli ancora arruffati e un accenno di barba, preoccupato, ci ha scritto con Google Translate: “Scusa, puoi spiegarmi ancora per i documenti?” E così, ancora una volta, abbiamo ripassato insieme tutto ciò che poteva essere utile.
La scorsa settimana la tensione era arrivata alle lacrime: “Non voglio finire per strada, non so dove andare, mi basta un posto sotto un tendone…” Ma da quest’anno, purtroppo, per la normativa non è possibile farsi autorizzare neanche un giorno in più per ospitare chi compie 18 anni.
Oggi S. non è al settimo cielo, ma neanche è più disperato: nei giorni scorsi ha trovato finalmente un connazionale disposto ad ospitarlo. Nel giorno del suo 18esimo compleanno, per lui e gli altri giovani che vivono qui, il pensiero non va ai regali ma alla sopravvivenza, al permesso di soggiorno, alla speranza di poter forse un domani iniziare a mandare qualcosa a casa.
Eppure, questa mattina, seppure in un modo di esprimersi tutto suo, la gratitudine sovrasta la preoccupazione per il futuro. “Shukran! Grazie!” , ripete più volte. Ci guardiamo negli occhi, trattenendo un filo di commozione. Lo accompagno al portone.
Ci salutiamo. Un raggio di sole sembra avvolgerlo in un abbraccio.
Un altro figlio dell’Umanità che viene riconsegnato a un mondo di cui non perderemo mai la speranza che possa essere migliore.
Daniele Fontana (educatore)