Uno sguardo teologico che si intreccia con l’esperienza concreta di chi, ogni giorno, si prende cura dei più fragili: è con questo spirito che si è svolto, venerdì 14 novembre, il Giubileo diocesano degli animatori della carità, promosso dalla Caritas di Roma nell’ambito della Giornata Mondiale dei Poveri. Un pomeriggio di preghiera e riflessione che ha posto al centro l’esortazione apostolica Dilexi te di Papa Leone XIV, chiamando tutti a riconoscere – e servire – la «carne di Cristo» nelle persone incontrate nei cammini di fragilità.
Il Cardinale Reina: «Una vita ha senso solo nella misura in cui diventa dono»
La celebrazione eucaristica, presieduta dal cardinale Baldo Reina, vicario generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, ha richiamato il passo evangelico che invita a donare la vita per ritrovarla.
Il cardinale ha sottolineato che fede e carità sono inseparabili, perché «una vita ha senso solo nella misura in cui diventa dono». Per questo – ha ricordato – chi opera nella carità è chiamato non a “quantificare” ciò che fa, ma a regalare amore, sorrisi, speranza, rendendo visibile il volto misericordioso della Chiesa.
Alla Santa Messa hanno partecipato, tra gli altri, mons. Michele Di Tolve, vescovo ausiliare di Roma e rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore, Giustino Trincia e don Paolo Salvini, direttore e vicedirettore della Caritas diocesana.
La riflessione sulla “Dilexi te” si è aperta con l’intervento di don Vito Impellizzeri, preside della Facoltà Teologica “San Giovanni Evangelista” di Palermo. Il teologo ha evidenziato la chiave di lettura centrale dell’esortazione Dilexi te: il “genius pauperum”, cioè l’affermazione – definita «rivoluzionaria» – che i poveri «sono soggetti di una specifica intelligenza, indispensabile alla Chiesa e all’umanità».
Nel documento, firmato da Papa Leone XIV ma nato dal lavoro avviato da Papa Francesco negli ultimi mesi della sua vita, Impellizzeri riconosce la continuità del magistero: «Prevost, sulle orme di Bergoglio, non parla solo dei poveri, ma grazie ai poveri. Una Chiesa povera per i poveri, dove i più fragili diventano veri maestri del Vangelo».
La testimonianza di Giulia Civitelli, responsabile del Poliambulatorio Caritas
La riflessione teologica è stata affiancata dalla testimonianza di Giulia Civitelli, missionaria secolare scalabriniana e responsabile del Poliambulatorio della Caritas di Roma, che lei stessa descrive come un “pozzo” vicino alla stazione Termini, a via Marsala, dove molti arrivano in cerca di “acqua viva”. Qui, ha raccontato, ha scoperto lungo gli anni che i poveri sono per lei «maestri di vita e del Vangelo» e che l’incontro con le persone ai margini ha plasmato in profondità il suo cammino umano, professionale e di fede.
Giulia ha parlato di uno stile di “carità intelligente”, lontano dall’assistenzialismo, che nasce dall’ascolto delle storie di sofferenza e si traduce in impegno concreto per la giustizia. Una carità che passa dall’incontro alla riflessione, dalla ricerca alla formazione, fino all’advocacy e alla tutela dei diritti, ricordando che «non si deve dare per carità quello che deve essere dato per giustizia».
Solo nel 2024, al Poliambulatorio di via Marsala sono state assistite 2.485 persone provenienti da 109 Paesi. Numeri che raccontano una realtà fatta soprattutto di volti e di relazioni: il bisogno più grande di chi arriva è spesso «un bisogno universale di relazione, ascolto, restituzione della dignità». «A me non serve un posto per dormire, a me serve un posto per vivere», ha confidato a Giulia un uomo incontrato per strada. Parole che, ha concluso, aiutano a comprendere il senso della Giornata e del Giubileo: camminare perché la Chiesa diventi sempre più un luogo in cui ogni persona, soprattutto chi è ai margini, possa vivere con dignità e sentire rivolte a sé le parole del Signore: «Ti ho amato».

