Gli ospiti dell’Ostello al percorso di Quaresima con Nembrini

Anche quest’anno gli ospiti, gli operatori ed i volontari dell’Ostello di via Marsala hanno aderito all’invito della Diocesi a partecipare agli incontri quaresimali animati da Franco Nembrini e da don Fabio Rosini per vivere il tempo di Quaresima. Per accompagnare questo cammino è stata scelta la figura di San Francesco d’Assisi, di cui quest’anno ricorrono gli ottocento anni dalla morte: il Santo d’Assisi, copatrono d’Italia, è sempre stata una figura molto amata dai cristiani ma anche forse avvolta da un alone misterioso che lo rende esempio inarrivabile da tenere in una nicchia per contemplarlo.

Per cercare di non cadere nel banale e per riscoprire la sua radicale trasformazione in “uomo nuovo”, i relatori hanno scelto di riflettere prendendo spunto dagli scritti stessi di San Francesco quali il “Testamento”, la “Lettera ad un ministro” e il famoso “Cantico delle Creature” che rappresenta un importante momento per la letteratura in quanto è il primo testo scritto in lingua italiana; nell’ ultimo incontro sono invece partiti dalla riflessione sul canto XI del Paradiso, in cui Dante racconta la grandezza di Francesco attraverso le parole di un altro frate, peraltro dell’Ordine dei Domenicani, Tommaso d’Aquino.

Per cercare di approfondire ulteriormente gli spunti emersi durante gli incontri e per comprendere quanto le parole e le opere di San Francesco parlino alle nostre vite ad 800 anni di distanza, ci sono stati dei momenti di condivisione settimanali all’Ostello in cui ogni ospite ha condiviso quello che più lo aveva colpito, che più lo aveva “messo in crisi”. In particolare, ha colpito la profonda e vera umanità di Francesco (che ha testimoniato nella sua vita con i gesti, le scelte e le opere), il suo invito a scegliere sempre la via dell’umiltà come stile di vita per ricercare l’incontro e la relazione con l’altro, l’invito a riconoscere sempre la bellezza e la sacralità della natura e del creato, l’insegnamento a trovare la vera gioia (“vera letizia”) non nell’accumulo di beni superflui che non arricchiscono realmente, ma nella libertà interiore e nella condivisione con chi soffre (“sapessimo davvero della fatica dell’altro, della croce che porta, non potremmo non averne compassione”) e, soprattutto, nel saper godere ed essere grati per quello che si ha (“essere poveri ma re della propria vita”)

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