La Caritas diocesana di Roma piange monsignor Angelo Bergamaschi, scomparso sabato 2 maggio all’età di 88 anni. Avrebbe compiuto 89 anni proprio oggi, 18 maggio.
Per oltre trent’anni ha condiviso il cammino dell’organismo diocesano, di cui è stato vicedirettore dal 2003 al 2012, lasciando un segno profondo nella vita della Chiesa romana attraverso uno stile fatto di semplicità, disponibilità e servizio silenzioso.
I funerali sono stati celebrati il 4 maggio nella parrocchia della Natività di Gurro, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, il paese piemontese di cui era originario. La Caritas di Roma lo ha ricordato lunedì 11 maggio, nel giorno dell’Ottavario, con una celebrazione eucaristica presso il Polo della carità “Don Pino Puglisi”. A presiedere la Messa sono stati il cardinale Enrico Feroci e il vescovo Guerino Di Tora, direttori della Caritas diocesana con cui don Angelo aveva condiviso anni intensi di impegno pastorale e caritativo.
Ordinato sacerdote il 18 giugno 1966 per la diocesi di Novara, nei primi anni Settanta arrivò a Roma nella parrocchia della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo a Giardinetti, allora affidata al clero novarese. Fu in quel periodo che conobbe don Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas di Roma, che nella prima metà degli anni Ottanta lo volle nell’ufficio diocesano del Vicariato. A don Angelo venne affidato inizialmente il compito di accompagnare la nascita e lo sviluppo delle Caritas parrocchiali nella diocesi di Roma, contribuendo alla diffusione di una pastorale della carità radicata nelle comunità. Dal 2003 fu nominato vicedirettore della Caritas diocesana, allora guidata da monsignor Guerino Di Tora, entrando successivamente a far parte del clero romano.
Durante l’omelia, il cardinale Enrico Feroci ha ricordato don Angelo come «un’umile presenza di Dio» nella Chiesa di Roma. «Siamo qui – ha detto – per ringraziare il Signore di averlo avuto nella nostra diocesi». Feroci ha sottolineato la sua piena disponibilità al progetto di Dio e il servizio svolto con discrezione e dedizione, richiamando anche il valore della memoria e della gratitudine verso gli anziani, spesso segnati da quella “mentalità dello scarto” più volte denunciata da papa Francesco. «Don Angelo – ha ricordato – venne da Novara a Giardinetti dove c’era bisogno di sacerdoti. Poi arrivò in Caritas, dove insieme a tanti animatori e collaboratori ha contribuito alla crescita delle Caritas parrocchiali di Roma».
Il vescovo Guerino Di Tora ha invece evidenziato la capacità di don Angelo di custodire relazioni autentiche e di favorire la comunione ecclesiale. «Il ritrovarci oggi – ha affermato – ci fa sentire che ciò che siamo è frutto della comunione con chi ci ha preceduto». Di lui ha ricordato «la semplicità e la disponibilità», vissute anche nei momenti più complessi della vita pastorale e del servizio in Vicariato. «Sapeva mantenere rapporti con tutti – ha aggiunto – con uno stile semplice, capace di rappresentare l’unità della diocesi».
Tanti i volontari e gli operatori che hanno ricordato il sacerdote che ha fatto della discrezione e dell’ascolto una forma concreta di carità, accompagnando per decenni il cammino della Caritas di Roma e contribuendo a costruire legami, prossimità e attenzione verso le persone più fragili.