Il portierato sociale di via Monte Ruggero, al Tufello, compie tre anni: un traguardo importante per un progetto sperimentale che ha assistito 1.208 persone. Finanziato dal Municipio III e gestito dall’associazione Anteas con la Caritas di Roma, il servizio fa da ponte tra i cittadini vulnerabili e il territorio, offrendo una collaborazione diretta. I volontari affiancano gli utenti nel disbrigo di pratiche, accompagnamento e trasporto sociale. Per l’anniversario, il 24 giugno si è svolto un seminario nella Sala Consiliare di Piazza Sempione, seguito in serata dalla festa «Insieme sotto le stelle» nella sede del progetto.
Nel suo intervento, Giustino Trincia, direttore della Caritas di Roma, ha espresso gioia per questo percorso condiviso, il successo si deve alla capacità di contare «sul cuore, sulle gambe, sulla passione e la competenza delle persone».
Oltre i dati numerici, emerge una realtà umana profonda. Grazie a professionisti volontari, sono attivi sportelli di assistenza legale, fiscale, psicologica e psichiatrica, e laboratori di digital education, pittura e cucito. «La cosa più preziosa – ha detto Trincia – è che dietro a questi dati si manifesta la costruzione, la promozione di una tessitura di relazioni che è fatta di ascolto, di riconoscimento reciproco e di mutuo aiuto». È «un contributo prezioso alla coesione e alla inclusione sociale di persone che rischiano altrimenti di subire la deriva della solitudine e di essere sempre più prese da malattie fisiche, psichiche e sociali».
Il progetto esprime una visione innovativa della pubblica amministrazione, capace di «mettersi in rete con gli attori della vita sociale» per l’interesse generale, incarnando la sussidiarietà orizzontale dell’articolo 118 della Costituzione. Si attua un’«amministrazione condivisa» in cui istituzioni e cittadini collaborano tramite la co-programmazione. L’obiettivo è rispondere a povertà vecchie e nuove con un «salto in avanti verso le domande del presente e le istanze di accoglienza».
La Caritas partecipa a questa sfida sin dagli albori con un «servizio di intervento domiciliare preventivo, porta a porta, nei caseggiati del quartiere». Attraverso i «gruppi di vicinanza», i volontari bussano alle porte per intercettare «diversi tipi di povertà: sanitaria, alimentare, di risorse materiali ed economiche e, soprattutto, la povertà di relazioni umane significative», contrastando l’isolamento che toglie fiducia nel domani.
Questo cammino incarna la «Chiesa in uscita» indicata da Papa Francesco e rilanciata da Papa Leone XIV con l’Enciclica Magnifica Humanitas. Un modo concreto, ha concluso Trincia, per assicurare «quella prossimità, quella vicinanza, quel mettersi accanto a chi è nella necessità» di cui la comunità ha un disperato bisogno.