Mi è stato chiesto di fornire a nome della Caritas di Roma, una valutazione degli effetti prodotti, delle criticità incontrate e delle sfide che questa stagione pone. Deluderò le aspettative, non solo perché il tempo è poco per farlo ma perché occorre far sedimentare e valutare con serietà l’enorme quantità di lavoro svolto, il grande cantiere PNRR Roma, ben rappresentato dalla Relazione n. 8 della Commissione Speciale, al 31 dicembre 2025.
- Un affresco rivolto al futuro
Le Missioni del Piano a Roma – 1. Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; 2. Rivoluzione verde e transizione ecologica; 3. Istruzione e ricerca; 4. Coesione e inclusione – costituiscono il grande affresco, di una opera di cui solo nel tempo si potrà apprezzarne la straordinaria portata.
Il tasso di attuazione delle opere è pari all’87%. Gli interventi “avviati e conclusi” sono 253 su 290 previsti, con poco meno di 1 miliardo di €uro speso al 31 gennaio 2026, a fronte del miliardo e 145 milioni a disposizione entro la scadenza, tra 8 giorni, del 30 giugno. I numeri sono molto importanti ma dietro di essi c’è una ricchezza e una complessità di vite, di storie, di impegni, di successi e di insuccessi, di novità e di talenti, di opere e di progetti realizzati che sono il vero patrimonio che resta in dote alla Capitale d’Italia.
È onesto ed anche bello ringraziare per lo straordinario lavoro svolto, dai molti – dall’Amministrazione Capitolina, al personale, all’ultimo degli operai dei cantieri, alle tante realtà del terzo settore e del volontariato – che hanno operato per mettere a disposizione della Città strutture, servizi, opere non disponibili appena 4 anni e 4 mesi fa.
La città è cambiata, sta cambiando e cambierà, grazie all’apporto di questa epifania di opportunità fornita dal PNRR, per rendere Roma Capitale d’Italia una città più moderna, più vivibile anche dal punto di vista dell’ambiente e, soprattutto, più accogliente e più coesa, quindi più attenta ai fratelli e le sorelle che vivono ai margini non solo della vita economica ma soprattutto della considerazione sociale e del riconoscimento dei loro diritti e della loro dignità che è sacra agli occhi di Dio Padre.
- I progetti ai quali abbiamo preso parte in co-progettazione
È stata un’esperienza di particolare importanza che ci ha fatto sentire partecipi del processo di realizzazione di quella amministrazione condivisa di cui tanto si parla da tempo. Preferisco dire che siamo lieti di avere preso parte a questo processo del farsi “più bella e più umana” della nostra Città, prendendo parte alle fasi di co-progettazione in particolare ai 6 progetti PNRR ai quali abbiamo partecipato da luglio 2024 in partenariato con la CRI di Roma:
- ai 2 progetti “A casa con cura”, dimissioni protette per beneficiari over 65 dimessi dagli ospedali San Filippo Neri e Santo Spirito e per beneficiari senza dimora;
- agli altri 2, riguardanti Stazioni di Posta a Villa Glori e Toscanelli, per la realizzazione di sportelli multidisciplinari di orientamento e assistenza di bassa soglia e accoglienza per complessive 14 persone senza dimora
- agli altri due progetti di Housing First a Villa Glori e Toscanelli, per complessive 20 persone senza dimora.
Il nostro contributo attivo, come quello di altri ETS, è stato anche quello di trovare soluzioni a diverse problematiche incontrate, come il reperimento dell’immobile “ponte” del Divino Amore che ha permesso la realizzazione di 5 linee progettuali per 12 mesi. Il lungo processo di co-progettazione ha reso evidente una risorsa preziosa per la Città tutta, cioè l’importanza strategica degli ETS, sia per quanto riguarda le competenze-esperienza, che per quanto riguarda la disponibilità a compartecipare alle spese.
Guardando agli interventi della missione M5, alla quale abbiamo aderito come Caritas Roma, possiamo sottolineare due risultati, due effetti del PNRR di particolare rilevanza.
A) Realizzati interventi nuovi come le dimissioni protette per senza dimora.
Questo progetto ha reso possibile offrire un servizio utile che aveva trovato una sua prima realizzazione a Roma presso l’ospedale San Giovanni e che si colloca sulla scia delle esperienze più avanzate in Italia promosse nel 2022 a Torino e a Reggio Emilia. È importante sottolineare questo risultato, tenendo conto della complessità di riuscire a gestire l’integrazione fra settore sociale e sanitario, oltre che della difficoltà di reperire strutture ponte per l’ospitalità.
I risultati, oltre al raggiungimento degli indicatori (125 persone accolte-assistite), sono stati:
- una maggiore consapevolezza dei bisogni sanitari e sociali delle persone senza dimora dimesse negli ospedali;
- l’individuazione di azioni utili a migliorare le condizioni sociali, abitative e sanitarie di questi beneficiari;
- una maggiore integrazione fra servizi sociali e sanitari.
Occorre anche fare tesoro delle criticità incontrate che sono state: – la pressione amministrativa per le attività documentali (economiche e di presa in carico) da gestire con ritmi stretti, dettati, spesso in modo confuso, dai regolamenti PNRR che hanno avuto frequenti riaggiustamenti;
- la scarsa abitudine a collaborare fra personale sanitario e sociale;
- i tempi e gli indicatori PNRR molto stringenti ma non coincidenti con le tempistiche di consegna degli immobili;
- la ridotta disponibilità di fondi in grado di garantire continuità all’offerta di posti letto e di servizi di ascolto e orientamento, ma di non garantire servizi e personale adeguati a bisogni complessi.
B) la ristrutturazione di vari immobilicon conseguente attivazione di nuovi posti letto (150 in totale a Roma) e nuovi sportelli per servizi base di orientamento e presa in carico per persone con fragilità economiche, sociali e abitative, in funzione di una rete di servizi a bassa soglia più capillari nella città e del superamento di un approccio solo emergenziale.
- La novità di fondo e il grande interrogativo
In grande sintesi: 18 nuove strutture disponibili con l’integrazione stabile di 150 posti nel sistema di accoglienza cittadina, non sono certo la soluzione del drammatico problema maturato per decenni in Città, ma segnano una netta inversione di rotta nelle politiche pubbliche! Sono un fatto concreto e non un discorso o una promessa, di là da attuare. Oggi questi servizi iniziano ad esserci; ieri no. E pure i 35 immobili per il “Dopo di Noi”, con la dotazione di circa 200 nuovi posti letto, al servizio di percorsi di autonomia per persone con disabilità, seppure non distribuiti in maniera omogenea nei Municipi, rappresentano un segno di speranza e la certezza che se si vuole si può cambiare e intervenire.
Il molto di buono che il PNRR attuato offre alla Città, non fa dimenticare il nodo di fondo, la questione anzitutto italiana e poi romana che abbiamo dinanzi. L’Italia è alle prese con una crisi sociale, economica e per certi versi umanitaria che richiederebbe ben altri interventi per arginare una povertà che è in costante crescita da troppi anni a questa parte! Si poteva fare di più con il PNRR? In generale penso di sì.
La stessa crescita economica generata dal PNRR appare essere stata a vantaggio in maniera preponderante di alcune categorie di persone e tra queste non ci sono certamente le più deboli. Io ricordo con grande tristezza e una profonda indignazione la decisione con cui nel novembre 2025, mi dicono a seguito di trattative riservate tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e la Commissione Europea — completamente all’insaputa di regioni, comuni e ambiti attuatori — venne concordata una rimodulazione unilaterale del PNRR che per quanto riguarda la Missione 5 – dedicata alla coesione e all’inclusione sociale – ha prodotto una drastica riduzione delle risorse disponibili per le due misure sociali che la compongono:
- I fondi per la disabilità passano da 500 a 197 milioni (-303 milioni);
- I fondi per il contrasto alla povertà passano da 450 a 142 milioni (-308 milioni).
Totale tagliato: circa 600 milioni di euro, destinati ad aiuti alle imprese.
La domanda da portare alle istituzioni pubbliche, alle forze politiche è sempre la stessa: quando potremo contare su un grande Piano Marshall per prevenire e contrastare la povertà assoluta in Italia, puntando sulla promozione umana e non sull’assistenzialismo; sui diritti delle persone e non sulle elargizioni spot dei potenti; sul desiderio di riscatto e di ripartenza soprattutto di tante donne e di tanti giovani che sono le fasce più colpite dalla crisi lunga che ci attanaglia dal 2008 in poi? I poveri e ancora di più le persone in condizioni di povertà assoluta se non di miseria, sono un problema, un freno al bene comune e allo sviluppo di tutti e il loro punto di vista è quello più vicino alla tutela dell’interesse generale!
I recenti dati forniti da Caritas Italiana lo confermano. Aumenta dell’1,7% il numero delle persone sostenute dalla Caritas rispetto al 2024; in dieci anni il numero degli over 65 incontrati è cresciuto del 191%, con un intreccio sempre più evidente tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale. Nello stesso periodo le persone sole sono passate da un’incidenza del 23,8% al 32,9%. C’è una forte crescita anche dei lavoratori poveri che raggiunge il 31,7% tra i 35-44enni e il 31% tra i 45-54enni. La povertà abitativa (tra affitti, utenze, spese ordinarie, condizioni abitative precarie o inadeguate) costituisce ormai uno degli snodi più delicati della povertà in Italia (e a Roma), con i suoi riflessi sulla stabilità delle famiglie; sulla salute; sui percorsi educativi e sulla possibilità di progettare il futuro.
- Quali sfide abbiamo di fronte a noi?
4.1 La principale e la più ardua, è di tipo culturale che investe sia la politica, sia le realtà del terzo settore: è il passaggio dalla co-progettazione alla co-programmazione. La parte più importante della grande riforma del Terzo Settore, non sono le nuove agevolazioni fiscali entrate in vigore dal 1° gennaio 2026, ma è l’applicazione della sentenza della Corte costituzionale n.131 del 26 giugno 2020, la quale afferma – come ricordato di recente dal prof. Stefano Zamagni – che nell’area del welfare bisogna applicare i principi della co-programmazione, cioè l’ente pubblico deve mettersi al tavolo con le espressioni della società civile e decidere insieme. Cosa? Obiettivi, priorità, risorse. Ebbene, il quadro normativo per poterlo fare esiste, a partire dall’articolo 55 del Codice del Terzo settore e dalle Linee guida ministeriali del 2021 (Decreto Ministeriale n.72). Ciò che ancora manca, a sei anni dalla sentenza della Corte costituzionale, è una sua applicazione piena, uniforme e consapevole. È un problema, dunque, di sola volontà “politica”. Attenzione non va confusa la co-progettazione con cui l’ente pubblico decide e poi ci si confronta su come attuare, con la co-programmazione, dove si dovrebbe decidere insieme. Questo passaggio però richiede a tutti un enorme salto di qualità, di apertura all’altro e sollecita in particolare gli ETS a studiare, a prepararsi molto bene se vuole essere all’altezza delle proprie responsabilità, senza ridursi più a solo soggetto attuatore di decisioni prese dalle amministrazioni pubbliche.
4.2 La seconda sfida è quella della continuità di quanto realizzato con il PNRR e cioè quella continuità gestionale e finanziaria indispensabile per evitare che le strutture realizzate diventino delle cattedrali nel deserto. L’esempio di scuole nuove ma senza personale insegnante o di strutture sociali riqualificate ma prive del personale necessario e/o con risorse sottostimate, è ben presente. Riusciranno le opere realizzate a proseguire da sole (es. le case di comunità per la salute sprovviste di personale)? Come si fa a conciliare l’avviata corsa al riarmo italiana ed europea che, come la storia insegna, porta sempre agli stessi tragici risultati, con l’urgenza di assicurare idonee risorse per dare continuità alle nuove opere ai nuovi servizi e al tempo stesso riuscire ad iniziare a restituire quella parte di debito che il PNRR contiene?
4.3 La terza sfida è quella di assicurare un approccio integrato e non più “a compartimenti stagni” al fenomeno povertà, consapevoli della forte interconnessione che spesso c’è tra solitudine; povertà abitativa, educativa, lavorativa e sanitaria. L’appello è a non perdere le competenze e collaborazioni attivate attraverso i progetti PNRR e a non fare venire meno l’indispensabile collaborazione, l’integrazione fra settore sanitario e sociale, questo al fine di rendere più agevoli le accoglienze delle persone fragili e la possibilità di una loro integrazione sociale, attraverso percorsi personalizzati di autonomia abitativa, sociale e lavorativa. Nell’esperienza fin qui condotta con il PNRR, in sede di coprogettazione, a questi obiettivi, pur previsti, si è data poca possibilità di attuazione a causa delle risorse economiche limitate.
Concludo, ringraziando anzitutto per la cortese attenzione, con il titolo di questo nostro incontro: Il futuro non è ordinario. Roma dopo il PNRR. Il tema è proprio il futuro che si deve costruire dal presente; con la capacità di osare e di sognare; con la capacità di unire le indispensabili competenze al primato da riconoscere ad ogni vita umana; con il desiderio di dare piena attuazione all’articolo 118 u.c. della Costituzione Italiana, sulla sussidiarietà orizzontale o circolare, prendendo spunto anche dal Magistero della Chiesa che con la recente Lettera Enciclica “Magnifica Humanitas” sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, di Papa Leone XIV, il Vescovo di Roma, che offre spunti molto importanti e “un accorato appello a tutti i fedeli cattolici, a tutti i cristiani, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: non temiamo di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo” (MH, 16).
Giustino Trincia
direttore Caritas diocesana di Roma