A scuola di solidarietà: il liceo Dante Alighieri alla mensa Caritas

Quello che segue è il racconto a più voci di un percorso di Formazione Scuola Lavoro svolto da studenti e studentesse del Polo liceale Alighieri-Caravillani di Roma alla mensa serale Caritas di via Marsala, una strada nei pressi della stazione Termini che sui suoi marciapiedi ospita, nel brulichio indifferente di passanti e turisti, persone senzatetto: gli invisibili che sui giornali e sui social trovano spazio quasi solo negli articoli di cronaca o nei post sul decoro urbano. Allo sguardo attento dei ragazzi e delle ragazze, e nel loro racconto, non sfugge per fortuna il particolare umano; e così nelle loro parole possono affiorare le storie degli altri, e la mensa, il presidio sanitario che sta lì accanto e l’ostello diventano sineddoche di tutti i luoghi che illuminano, discreti, le vite di quelli che non ce l’hanno fatta, taluni per le situazioni di partenza, taluni per fragilità psichiche, tutti per sfortuna: perché le condizioni materiali e le fragilità sono anch’esse una questione di pura fortuna, e non certo di merito. I ragazzi e le ragazze lo hanno capito, e qui lo dicono a modo loro: con semplicità, chiarezza e gratitudine.

di Marzia Procopio, insegnante

L’essenziale è (in)visibile agli occhi

Alice: Quando ho varcato per la prima volta la soglia della mensa non sapevo bene cosa aspettarmi. Avevo un’idea vaga di cosa significasse fare volontariato in un posto del genere, ma la realtà si è rivelata molto più complessa e più ricca di quanto avessi immaginato.
Francesca: Entrare per la prima volta in quella realtà mi ha colpita molto: vedere le persone con poche cose, osservare i loro sguardi e il clima della mensa mi ha fatta riflettere […] È stato un momento di presa di coscienza e di apertura verso una realtà spesso invisibile.
Matilda: Ammetto che all’inizio ero arrivata senza neanche pensarci troppo, convinta di sapere cosa fosse la povertà e che non fosse qualcosa così lontana dall’immagine “romantica” che si ha di essa: persone con disagi economici, buone, miti, in difficoltà certamente ma disposte ad accettare l’aiuto offerto loro con riconoscenza.
Andrea: Durante l’esperienza alla Caritas mi sono trovato in un ambiente molto diverso da quelli a cui ero abituato e per questo motivo all’inizio ho provato una certa incertezza, dovuta sia al fatto di non sapere bene cosa aspettarmi sia alla difficoltà di immaginare come mi sarei relazionato con persone così diverse tra loro.
Marta: Alla mensa della Caritas ho avuto modo di entrare a contatto con una realtà per me nuova e diversa. […] È stata la mia prima esperienza di volontariato: posso dire di essere uscita, per la prima volta, dalla mia “bolla”.

Ero straniero e mi avete accolto: incontrare l’Altro

Irene: Uno dei momenti più toccanti della mia esperienza alla mensa Caritas è stato l’incontro con un giovane uomo, sui trent’anni, dal sorriso aperto e dallo sguardo gentile. […] Era arrivato in Italia affrontando il viaggio in barcone; durante il tragitto, aveva subito gravi abusi da parte di coloro a cui si era affidato per raggiungere il nostro Paese.
Andrea: Ricordo un ragazzo di circa venticinque anni che, mentre gli servivo il pasto, ha iniziato a raccontarmi della sua giornata, spiegandomi che era andata meglio rispetto a quella precedente perché aveva avuto un colloquio di lavoro […] mi sono reso conto di quanto spesso diamo per scontate opportunità che per altri sono fondamentali.
Emanuele: Il momento che mi ha colpito di più risale al terzo incontro, nel quale un ospite mi ha aiutato a trasportare un carrello dalla mensa alla cucina. […] Il fatto che il ragazzo si sia mosso ad aiutarmi dimostra come egli stesso e altre persone della mensa Caritas non vogliano sembrar “servite” dai volontari: desiderano infatti aiutare chi li aiuta.
Alice: Abbiamo incontrato anche un uomo che era stato probabilmente un professore al liceo classico e conosceva a memoria tutti i verbi irregolari e tutti i canti dell’Inferno. Parlavamo mentre aspettava il pasto, e ci citava Dante con una naturalezza disarmante.
Elisabetta: Oltre a chi era arrivato qui dal suo paese natale scappando purtroppo da guerre, soprusi e violenza, c’era anche chi entrava con giacca e borsa ventiquattrore. […] Mi ha colpita vedere questi uomini vestiti da ufficio che si sedevano ai tavoli della mensa.
Marta: Una conversazione particolare l’ho avuta con un ex insegnante di italiano, che conosceva tutta la Divina Commedia a memoria. […] ne ho approfittato per chiedergli alcuni chiarimenti su dei canti dell’Inferno, visto che il giorno dopo avrei avuto un’interrogazione su Dante. Devo essere sincera: le informazioni che mi ha dato si sono rivelate davvero utili!

Homo sum: sono un essere umano, niente di ciò che è umano ritengo estraneo a me.

Jacopo: Questo servizio ha aumentato la mia sensibilità nei confronti di tutti e nei confronti delle situazioni che vivo ogni giorno […] Questa esperienza deve essere non solo un qualcosa da fare, ma anche un modo per crescere: sia interiormente sia nelle relazioni sociali.
Irene: Ho sviluppato la pazienza, l’empatia e la capacità di lavorare in squadra. Questa esperienza mi ha aiutata a capire meglio gli altri, a rispettare le loro situazioni e a comunicare in modo più semplice e diretto.
Valerio: Ho imparato che comunicare non significa soltanto parlare, ma anche saper ascoltare con attenzione e discrezione. In molti momenti è stato importante saper ascoltare silenziosamente le persone presenti, lasciando loro spazio per raccontarsi e sentendosi accolte senza giudizio.
Gioele: Dopo questo percorso mi sento cresciuto, più empatico e più pratico. Mi porto dietro nuove capacità e una maggiore apertura verso gli altri.
Marta: Dopo questa esperienza mi descriverei con tre parole: consapevole, maturata e responsabilizzata. […] Il consiglio che vorrei dare a chiunque inizi questo percorso è di eliminare i pregiudizi, aprire la mente e dare agli altri ciò che vorrebbe ricevere in una situazione di bisogno.

Roma città aperta: una nuova visione della città e della solidarietà

Jacopo: Mi ha aiutato a vedere la mia città e la sua comunità in modo più approfondito e partecipe.
Andrea: Ho sviluppato una nuova idea di solidarietà, che non considero più come qualcosa di astratto o eccezionale, ma come una realtà concreta che si costruisce nella quotidianità, attraverso piccoli gesti, attenzione e ascolto.
Alice: Questa esperienza mi ha fatto guardare Roma con occhi diversi. […] Alla mensa ho scoperto che esistono molte persone “invisibili”, con storie complesse e spesso dolorose, che fanno parte della nostra comunità anche se nessuno sembra accorgersene.
Marta: Ho scoperto un lato della mia città, Roma, che non conoscevo. […] Ho scoperto che la realtà non è quella che pensavo io, ma tutto quello che c’è al di fuori del mio piccolo mondo. Il volontariato non cambia il mondo intero, ma cambia il mondo di qualcuno ed è il modo più umano per ricordarci che, in fondo, nessuno si salva da solo.

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