Il Tempo del Creato è una felice intuizione di Papa Francesco che, nel 2015, dopo la pubblicazione dell’enciclica Laudato Si’, ha invitato a vivere ogni anno il periodo dal 1° settembre (Giornata mondiale per la cura del Creato) al 4 ottobre (Festa di San Francesco d’Assisi), dedicandolo alla preghiera e all’impegno per la cura della casa comune.
Proprio per questo ogni anno il Papa fa dono di un messaggio per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, che segna l’inizio di questo tempo. Il messaggio di quest’anno di Papa Leone XIV ha per titolo Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci (Is 2,4).
Il Pontefice ha celebrato la Messa il 1° settembre scorso a Castelgandolfo, presso il Borgo Laudato Si’; nell’omelia ha ricordato «diamo inizio al “Tempo del creato”, in questa Giornata, perciò, e nei giorni a venire, diamoci qualche minuto di pausa dalla frenesia delle attività quotidiane per gustare la grande armonia di cui siamo parte. Mettiamo in “modalità silenziosa” tutti i rumori delle opere umane per ascoltare la voce melodiosa della creazione, in cui Dio, Autore di ogni cosa, ci parla».
La forza con cui il Vescovo di Roma, il nostro Vescovo, dall’inizio del suo pontificato, sta rilanciando l’invito a tutta la Chiesa universale ad impegnarsi per promuovere la pace, la cura del creato, la carità e la giustizia, traendo linfa vitale dalla preghiera, ci colpisce molto.
Per questo come Caritas Diocesana vogliamo proporre un semplice percorso che ci aiuti a seguire l’invito del Santo Padre.
Mercoledì 16 settembre al termine della Messa che ogni giorno si celebra alle ore 16 presso la chiesa di Santa Giacinta alla Cittadella della carità (via Casilina Vecchia, 19), promuoviamo una lettura pubblica del messaggio di Papa Leone aperta a tutti coloro che hanno il desiderio di condividere questo tempo in modo comunitario. Crediamo sia un modo per generare una maggiore consapevolezza condivisa.
Proprio di questi giorni, inoltre, è la pubblicazione del documento della commissione teologica internazionale dal titolo “Prendersi cura della nostra casa comune”. Si tratta di un documento molto interessante e allora abbiamo pensato di farci accompagnare in queste settimane proprio dagli argomenti affrontati: la casa comune opera del Dio trinitario, l’essere umano nella casa comune, la cura della casa comune.
Vi proponiamo, quindi, un breve estratto su cui riflettere in questa prima settimana, proprio sulla coscienza che il creato è frutto della relazione trinitaria e che “tutto è connesso”.
Le prossime settimane vi proporremo altri strumenti per la preghiera, la riflessione e l’azione personale e comunitaria.
Laboratorio Ecologia Integrale
Caritas diocesana di Roma
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… riconosciamo in particolare un ricco simbolismo trinitario nella complessa rete di relazioni che esiste in tutto il creato, e che culmina in modo specifico in noi creature che siamo capaci di amare. Il Signore Gesù «quando prega il Padre che tutti siano uno, come anche noi siamo uno (Gv17,21-22), aprendo prospettive impervie alla ragione umana, suggerisce una certa somiglianza tra l’unione delle Persone divine e l’unione dei figli di Dio nella verità e nella carità» (GS 24) …
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La contemplazione delle tracce di Dio nella creazione rivela che il mondo è una rete di relazioni, come ha sottolineato Papa Francesco: da qui deriva che, nella formazione di una cultura di ispirazione cristiana, l’accento principale sia posto sulla scoperta dell’impronta trinitaria nella creazione, poiché essa rende il cosmo in cui viviamo «un intreccio di relazioni», in cui «è proprio di ogni essere vivente tendere verso un altro», favorendo «una spiritualità della solidarietà globale che sgorga dal mistero della Trinità». Papa Francesco considera il carattere relazionale del creato come un principio guida fondamentale di un’ecologia integrale (LS 16, 70; LD 19).
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Riassumendo: il mondo in cui noi esseri umani viviamo, il nostro pianeta, la nostra Casa comune, se come cristiani sappiamo guardarlo bene nella luce della fede, ci parla del Creatore uno e trino. In tutto il creato c’è un’impronta della Trinità, attraverso la quale Dio si fa presente alla sua opera. Per questo il rapporto con il creato implica sempre il rapporto con il Creatore. Ogni azione sul creato riveste intrinsecamente, anche se molte volte non in modo esplicito, una dimensione religiosa. Non ci relazioniamo con il Dio uno e trino solo nella liturgia, nella preghiera o nel rapporto con il prossimo. Lo facciamo anche quando respiriamo, mangiamo o seminiamo semi; o quando abbattiamo foreste, estraiamo minerali o scarichiamo rifiuti tossici. Per questo motivo, non è coerente con la logica della fede sminuire o escludere la questione ecologica, bollandola come qualcosa di estraneo alla stessa fede cristiana. Al contrario: se il creato è opera di Dio e porta la sua impronta, trattando il creato in un modo o nell’altro, stiamo praticando una dimensione inerente alla fede. Scoprire l’impronta trinitaria e sacramentale in tutto il creato ci spinge a comprendere come il modo adeguato di vivere in questo mondo sia quello di percepire, custodire e promuovere l’interrelazione di tutto nella Casa comune, destinata alla gloria divina e alla pienezza di tutti e di tutte.
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Il creato, la nostra Casa comune, non esce dalle mani di Dio in modo tale che il suo unico scopo sia quello di offrire il necessario supporto affinché l’essere umano dispieghi tutte le sue potenzialità nel governo e nella fruizione delle risorse del creato senza alcun limite. In altre parole, il fine ultimo della creazione non si esaurisce nell’utilità che essa può avere per l’essere umano e per lo sviluppo della sua vita.