Le parole della salute, concluso il secondo modulo formativo alla Scuola di via delle Zoccolette

Nell’ambito del “Progetto Cura solidale. Offerta di salute per migranti vulnerabili. II Annualità”, finanziato grazie ai fondi CEI 8×1000, si è appena concluso presso la Scuola di italiano del Centro Ascolto di via delle Zoccolette 19 il secondo modulo (il primo dell’anno scolastico 2025/2026) dedicato all’approfondimento in tema di salute.

L’insegnamento della lingua italiana si conferma un elemento fondamentale nel percorso degli stranieri: non solo favorisce lo sviluppo delle competenze linguistiche, ma rappresenta anche uno strumento essenziale per conoscere e comprendere i propri diritti, a partire da quello alla salute. Tale ambito assume particolare rilevanza nel contesto attuale, caratterizzato da una complessità strutturale che può generale barriere informative e comunicative, incidendo sull’accesso ai servizi sanitari. Al di fuori delle situazioni di emergenza, infatti, l’accesso alle prestazioni varia in base al possesso della tessera sanitaria. Rafforzare la formazione su questi temi significa offrire agli studenti maggiori strumenti di conoscenza per orientarsi e accedere a servizi fondamentali e universali.

In questo contesto, gli insegnanti di tutti i livelli hanno realizzato specifici moduli di approfondimento sul lessico legato alla salute e sul diritto alla tutela sanitaria. Durante le lezioni sono stati affrontati temi quali il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale, le modalità di richiesta della tessera sanitaria e i casi in cui è possibile ottenerla, le forme di tutela e le prestazioni garantite anche a chi non ne è in possesso, oltre al ruolo del Pronto Soccorso e al sistema dei codici di priorità.

Novità di questa edizione è stata l’introduzione di un focus dedicato alla figura della pediatra, un approfondimento particolarmente apprezzato dai genitori che frequentano la nostra scuola.

L’obiettivo è rendere le informazioni accessibili e comprensibili anche a chi ha una conoscenza limitata della lingua italiana, grazie all’adozione di metodologie didattiche differenziate in base al livello di insegnamento.

Per le classi di base – comprese quelle dedicate agli analfabeti – sono stati utilizzati immagini e vignette (video proiettate), mentre per i livelli più avanzati sono state proposte simulazioni e attività interattive, che hanno favorito il confronto e la condivisione di esperienze personali.

Così raccolta l’esperienza in classe Annamaria, una ragazza volontaria in Servizio civile universale: “Oltre all’interesse mostrato per i contenuti, è stato forte il coinvolgimento emotivo degli studenti. In particolare, parlando della figura del pediatra, si è toccato il tema dell’infanzia e dei figli. Molti degli studenti, infatti, sono genitori che hanno lasciato nel loro paese i figli e gli affetti più cari e non sanno quando potranno riabbracciarli. Ho trovato, inoltre, significativo l’interesse dimostrato dagli studenti anche su questioni non direttamente legate alla loro situazione personale, ma solo al fine di poter trasmettere le informazioni ad amici e conoscenti.

In questo modo gli studenti sono diventati parte attiva del corso. In una classe, per esempio, due studentesse avevano maturato, nei loro Paesi di origine, esperienze lavorative nel settore farmaceutico. I compagni di corso, che ne erano a conoscenza e ne erano orgogliosi, le hanno valorizzate, riconoscendole come figure di riferimento e mettendole al centro del confronto. Episodi come questi hanno creato un ambiente di apprendimento inclusivo, in cui la storia e le vicende personali degli studenti sono state parte viva del percorso formativo”.

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