Un momento per dirsi grazie, ma anche per rileggere insieme un’esperienza che ha segnato l’inverno appena trascorso. Con la conclusione dell’emergenza freddo, operatori e volontari della Caritas di Roma si sono ritrovati alla Cittadella della Carità “Santa Giacinta” per un incontro di restituzione e ringraziamento dopo i tre mesi di accoglienza straordinaria dedicata alle persone senza dimora.
L’incontro si è aperto ricordando le parole di don Luigi Di Liegro, fondatore della Caritas di Roma: «Il vero compito del volontariato è nel contatto con gli emarginati, perché i poveri hanno bisogno più di persone che di cose».
A portare il saluto e il ringraziamento della Caritas di Roma sono stati il direttore Giustino Trincia e Paola Aversa, segretaria generale, che hanno voluto riconoscere l’impegno di tutti coloro che hanno reso possibile il servizio: operatori, volontari, gruppi scout e donatori.
Durante i mesi più freddi sono state accolte 24 persone senza dimora presso il Polo della Carità Santa Giacinta. «Gli uomini che abbiamo ospitato hanno apprezzato, oltre al letto offerto e al cibo caldo, soprattutto questo: essere stati riconosciuti come persone», ha sottolineato il direttore.
L’accoglienza è stata resa possibile grazie al contributo di una rete ampia: 72 operatori provenienti da diversi servizi e uffici della Caritas e della cooperativa Roma Solidarietà, 144 volontari, molti dei quali giovani, e nove gruppi scout arrivati, oltre che da Roma, dalla Campania e dal Molise. A loro si sono aggiunti numerosi donatori che hanno sostenuto l’iniziativa con generi alimentari e beni di prima necessità. «Abbiamo sperimentato ancora una volta che la Provvidenza esiste», ha scritto il direttore.
Nel corso dell’incontro Roberta Molina, responsabile dell’area ascolto e accoglienza di Caritas Roma, ha guidato la restituzione dell’esperienza, sottolineando l’importanza di non perdere il senso della parola “emergenza”. Un termine che richiama una realtà che non può diventare normale agli occhi della città. Proprio per questo l’impegno non può fermarsi alla risposta immediata ma deve accompagnarsi a un lavoro di sensibilizzazione e di attenzione alle cause che portano tante persone a vivere in strada.
I partecipanti hanno poi condiviso una parola per raccontare il servizio svolto. Da questo scambio è emersa una consapevolezza comune, riassunta nell’espressione “mi riguarda”.
Perché l’emergenza freddo si è conclusa, ma il cammino continua. L’obiettivo resta quello di non lasciare sole le persone accolte e di lavorare sempre più anche sulle cause che portano a perdere una casa. Con uno sguardo che nasce dall’esperienza di fraternità e di servizio vissuta insieme in questi mesi.







