Progetto RICO 2: un bilancio del primo anno

Un podcast per raccontare il primo anno di “Rafforzare #Integrazione. Costruire #Ospitalità.2”

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È trascorso un anno dall’avvio della seconda edizione del Progetto «Rafforzare #Integrazione.  Costruire #Ospitalità» (PROG.3241, FAMI 2014-2020, OS1. Asilo – ON1 – lett c) – Potenziamento del sistema di 1° e 2° accoglienza – Avviso Realizzazione di percorsi individuali per l’autonomia socio-economica – CUP: J89E20001060005) che – in modo del tutto imprevedibile – si sta svolgendo in un contesto socio-economico molto diverso da quello della prima edizione, visto l’impatto che l’emergenza sanitaria ancora in corso ha avuto e sta avendo sulla vita di tutti noi e, ancor di più, su quella dei protetti internazionali.

I lunghi mesi di lockdown, l’interruzione delle attività formative e la crisi del mercato del lavoro, che ha colpito in modo particolare i settori in cui i migranti storicamente trovano per  lo più un’occupazione (ristorazione, alberghiero e servizi alla persona), hanno avuto un innegabile impatto sui percorsi di inclusione socio-economica e alloggiativa avviati sia dai  titolari di protezione internazionale ospitati nei Centri di accoglienza SAI, sia di coloro che  stavano già vivendo in una condizione di autonomia sul territorio cittadino.

Per questo motivo i rifugiati e i protetti sussidiari, sia singoli che nuclei familiari, che si sono rivolti e si rivolgono alla Caritas di Roma e agli enti Partner del Progetto “R#I.C#O. 2” (Centro Astalli e Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo) per  poter beneficiare delle azioni e degli interventi previsti a supporto della loro integrazione a  Roma, presentavano e presentano difficoltà di partenza maggiori rispetto alla prima edizione:  i problemi lavorativi – e quindi economici – sono maggiori e più diffusi, è cresciuto il senso di  precarietà e insicurezza, sono aumentate le difficoltà linguistiche, diminuite le possibilità  formative e le opportunità di svolgere tirocini esterni al Progetto.

Del resto, a causa delle necessarie limitazioni poste alle attività in presenza dalle restrizioni dovute all’emergenza sanitaria, anche le attività di laboratorio, i corsi di formazione non professionalizzanti, le azioni di socializzazione e animazione territoriale previste dal Progetto “R#I.C#O. 2” hanno subito ritardi nell’attivazione ed è stato necessario ripensarne e rimodularne le modalità di attuazione per svolgerle al meglio nonostante tutto.

A proposito delle azioni di socializzazione e animazione territoriali, esse rappresentano nell’ambito del Progetto “R#I.C#O. 2” un elemento importante perché, è esperienza comune degli enti promotori del Progetto, che non si può avere una vera integrazione senza che i titolari di protezione internazionale abbiamo la possibilità di vivere momenti e spazi di condivisione con la comunità territoriale in cui vivono la propria quotidianità, svolgono l’attività lavorativa, vanno a scuola etc.

Nell’elaborare i Piani individuali di Intervento, si è quindi rilevata nei destinatari una condizione di partenza generalmente più fragile, che ha condizionato sin dall’inizio i percorsi di inclusione socio-lavorativa e abitativa avviati nell’ambito del Progetto richiedendo all’équipe multidisciplinare del partenariato un impegno quotidiano di orientamento, assistenza e accompagnamento ancora più puntuale ed attento.

Il Progetto ha infatti mantenuto l’obiettivo di sostenere l’inclusione sociale, lavorativa e abitativa di 130 titolari di protezione internazionale per aiutarli ad arrivare ad un’autonomia che sia non solo economica, ma anche alloggiativa. Ad un anno dal suo avvio, nonostante le difficoltà sin qui descritte, abbiamo in carico 93 persone tra cui ci sono 17 nuclei familiari o monoparentali con complessivi 24 figli, la maggior parte dei quali sono minori.

Uno degli elementi che continua a caratterizzare anche la seconda edizione del Progetto è la possibilità di offrire ai protetti internazionale, grazie alla rete territoriale di parrocchie e istituti religiosi, alloggi di transizione gratuiti che sono una vera ancora di salvezza per chi, in uscita dai centri di accoglienza pubblica, ancora non è in grado di avere una sistemazione alloggiativa propria. Infatti quasi l’80% dei nostri destinatari ha sin qui usufruito di questa opportunità. 

Rimanendo in tema di autonomia abitativa ci sembra importante segnalare che dal mese di aprile 2021 fino ad oggi si è riusciti a far stipulare contratti regolari di affitto a 19 destinatari, raggiungendo così già più del 50% dell’indicatore previsto.

Sono inoltre stati svolti 3 workshop, rispettivamente per la promozione dell’autonomia abitativa, lavorativa e sociale e attuati 5 laboratori formativi che hanno visto la partecipazione complessiva di una quarantina di destinatari, una metà dei quali ha svolto più di un’attività formativa.

È in corso di svolgimento un laboratorio di informatica di base che si concluderà alla fine di questo mese.  Nei mesi estivi è infine partito anche un primo corso di formazione non professionalizzante per onicotecnica al quale partecipano tre destinatarie.

Pur in presenza di diverse difficoltà operative, il gruppo di lavoro multidisciplinare, data la consolidata esperienza pregressa, il lavoro di coordinamento e monitoraggio e, non da ultimo, grazie all’affiatamento del partenariato, sta realizzando il lavoro previsto facendo fronte ad ogni difficoltà in modo solerte e proficuo.

In conclusione è possibile affermare che, nonostante la complessità del progetto e le criticità del periodo storico che stiamo attraversando, le attività sono state portate avanti con competenza, flessibilità e spirito di collaborazione consentendo di raggiungere, in questo primo periodo progettuale, risultati positivi e soddisfacenti.

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