Sovraindebitamento e usura: “Ripartire si può”. Il Rapporto della Fondazione Salus Populi Romani

Hanno un lavoro dipendente, la casa in affitto e in molti casi anche di proprietà, hanno figli, molti sono pensionati: sono le famiglie “produttive” quelle che chiedono aiuto perché sovraindebitate o a rischio usura. È quanto emerge dalla prima edizione del Rapporto di attività della Fondazione Salus Populi Romani “Ripartire si può”. Il volume, 76 pagine, ricco di infografiche e tabelle, documenta le numerose iniziative promosse dall’organismo della diocesi di Roma per sostenere le famiglie sovraindebitate e a rischio usura nel quadriennio 2020-2023 a Roma e nel Lazio. Nel Rapporto, che si struttura nelle tre parole chiave “ascolto, compassione e servizio”, oltre allo scenario economico-sociale della Capitale, sono riportati i dati sulle attività della Fondazione e approfondimenti in merito all’accesso al credito con proposte operative alle istituzioni.

Il Rapporto è stato presentato il 9 febbraio alla Cittadella della Carità “Santa Giacinta” con la partecipazione del vescovo Benoni Ambarus, delegato per l’Ambito della diaconia della carità della diocesi di Roma; Barbara Funari, assessore alle Politiche sociali e alla salute di Roma Capitale; Filippo Torrigiani, consulente della Commissione parlamentare antimafia; e Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana e presidente della Fondazione Salus Populi Romani. Il Rapporto è stato illustrato dai curatori Liliana Ciccarelli e Fabio Vando; mentre l’incontro è stato moderato dal giornalista di Avvenire Toni Mira.

Il Rapporto si basa su 812 richieste pervenute nel periodo dal 2020 al 2023 (nel 75% dei casi dalla città di Roma) e sull’analisi approfondita di 558 casi riferiti al periodo 2020-2022 per un totale di 1.800 posizioni debitorie analizzate per un valore complessivo di oltre 37 milioni di euro, dei quali circa 22 milioni di debiti non rateizzati. L’analisi dei 558 casi coinvolge situazioni di rischio di esclusione sociale da sovraindebitamento per un totale di 1.096 adulti e 304 minori. Nel periodo 2020-2023 la Fondazione ha potuto garantire un intervento finanziario ad oltre la metà dei richiedenti per più di 6,6 milioni di euro.

Sono prevalentemente le cosiddette famiglie “produttive” quelle che si rivolgono alla Fondazione; hanno debiti con finanziarie, molti dei quali gestiti da società di recupero, banche e non solo, vivono in affitto, ma nel 40% circa hanno una casa di proprietà (nel 17% dei casi con un mutuo da pagare); si tratta di adulti oltre i 45 anni, di nuclei genitoriali con figli ma non sempre minori, spesso con un solo genitore (in prevalenza donna). Si dividono tra lavoro autonomo e lavoro dipendente, con una netta prevalenza di quest’ultimo, e molti pensionati, sono il 9,1% i richiedenti aiuto che non hanno alcuna entrata. Tra le cause del sovraindebitamento emergono con particolare peso quelle che hanno a che fare con il lavoro: “riduzione o perdita del reddito familiare” unito alla “attività autonoma in difficoltà”, emergono però anche altri fenomeni riguardanti in particolare la conflittualità familiare (separazione/divorzi), le cure sanitarie ed in particolare il Disturbo da gioco d’azzardo.

Dall’analisi delle posizioni debitorie emerge che il 18% ha insoluti di affitto ed il 43,5% di questi con un arretrato di oltre 6 mensilità; il 15% presenta rate di Condominio da pagare e per il 61,5% di questi il debito è sino a 4.000 euro. Infine, il 20,4% ha un debito con l’Agenzia delle Entrate, di questi il 28% ha un debito sino a 4.000 euro, il 36,5% porta Cartelle esattoriali fino a 20.000 euro e il 21% ha una debitoria erariale per oltre 30.000 euro. La metà delle famiglie con mutuo deve fronteggiare rate di prestiti e mutui che pesano per oltre il 50% del reddito disponibile, un reddito prodotto per oltre la metà da un solo percettore.