Per molti giovani la scelta di come trascorrere le vacanze estive non si limita più alle sole opzioni mare o montagna, Italia o estero. Esiste un’altra alternativa che, anno dopo anno, richiama sempre più under 30: il volontariato. «Grazie per il servizio che svolgete, molto prezioso. Si respira aria di famiglia». «Abbiamo respirato amore e solidarietà e visto l’impegno di tanti volontari. Questo scalda il cuore». Sono solo due delle tante frasi che riempiono le bacheche delle opere segno della Caritas di Roma, dalle mense al poliambulatorio, dal Centro di aggregazione giovanile del Polo della Carità “Don Pino Puglisi” alla comunità alloggio per donne in difficoltà con figli minori “Casa Immacolata”, dagli empori della solidarietà a Casa Wanda, centro per malati di Alzheimer.
Nell’estate 2025, le strutture si sono animate di circa mille giovani dai 16 ai 26 anni provenienti da 35 diocesi italiane che hanno scelto di dedicare parte delle loro vacanze all’incontro e all’ascolto reciproco. A questi si aggiungono gli studenti delle scuole superiori impegnati nel campo estivo di servizio della Caritas diocesana e i giovani appartenenti a cinque diocesi di altri Paesi. «Quest’anno è stata una vera epifania anche grazie al Giubileo dei giovani», esordisce il direttore della Caritas di Roma Giustino Trincia facendo riferimento alle “Esperienze di prossimità” proposte con il Servizio nazionale per la pastorale giovanile nelle realtà della Capitale che si occupano dei più fragili. «Ogni giorno avevamo dai 16 ai 18 gruppi tra mattina e pomeriggio – prosegue Trincia –. Alcuni sono arrivati qualche giorno prima dell’inizio ufficiale dell’evento. Ma per tutto il mese di agosto è stata veramente un’epifania di freschezza, testimonianza e desiderio da parte di questi ragazzi non solo di fare un servizio dal punto di vista tecnico ma soprattutto di stabilire una relazione con le persone fragili che hanno incontrato nei nostri centri. È stato bello anche vedere la collaborazione tra questi giovani e i nostri operatori, che lavorano nei servizi della cooperativa Roma Solidarietà, e i nostri volontari. I ragazzi hanno potuto conoscere i veri attori della Caritas e toccare con mano le molteplici sfaccettature della povertà che non è solo materiale, economica o abitativa, ma anche relazionale. È la solitudine, la fragilità fisica, che talvolta è anche psichica». Con la loro passione e vitalità, i ragazzi hanno animato le calde giornate romane degli ospiti di Casa Santa Giacinta (attualmente accolti al Divino Amore), di Villa Glori e dell’Ostello. L’alta partecipazione «dimostra che, se ai ragazzi viene offerta un’esperienza diretta, concreta, da persona a persona, loro rispondono con grande entusiasmo – riflette il direttore dell’organismo diocesano –. Abbiamo ricevuto molto da loro. È stato un rinvigorimento per noi, che ci ha motivato ulteriormente nel nostro impegno, nel servizio che facciamo alla Chiesa non solo di Roma, ma anche ai tanti che incontriamo ogni giorno. La certezza è che questi giovani porteranno con loro queste esperienze».
Per tanti non resterà un ricordo esclusivamente legato alle giornate del Giubileo dei giovani ma qualcosa che li accompagnerà a lungo. «Chissà, per alcuni di loro, potrebbero anche scaturire motivazioni forti per scelte importanti, anche dal punto di vista vocazionale – osserva Trincia –. Nella qualità umana e spirituale di molti di questi ragazzi c’è un grande segno di speranza». I servizi della Caritas di Roma sono attivi 365 giorni l’anno e abitualmente anche durante le vacanze di Natale o di Pasqua ci sono gruppi giovanili che si propongono per il volontariato. «Abbiamo deciso di dedicare il nuovo anno pastorale all’ascolto dei giovani – annuncia il direttore della Caritas di Roma –. Daremo loro la parola valorizzando i loro carismi, talenti, attitudini, ascoltandone suggerimenti e proposte per nuove iniziative. Lavoreremo con tutti gli uffici del Vicariato che si occupano di pastorale giovanile». La Caritas di Roma incontra annualmente circa 5mila studenti che fanno percorsi di alternanza scuolalavoro, corsi di introduzione al volontariato ed esperienza pratica soprattutto nelle mense. Si sta elaborando un questionario che sarà indirizzato innanzitutto a loro. «Desideriamo che i giovani non siano più solo esecutori di un servizio, ma anche promotori», conclude.
Roberta Pumpo
Settimanale diocesano Roma Sette