Il cardinale Reina: «Far proprio il bisogno dell’altro è la via della carità»

«Immedesimarsi, accompagnare, ascoltare, risvegliare, annunciare»: sono i cinque aspetti dell’itinerario spirituale che il cardinale Baldo Reina, il 4 ottobre, ha offerto agli animatori della carità riuniti nella Sala Tiberiade del Seminario Romano Maggiore per l’assemblea di inizio anno pastorale.

«Gesù fa suo il bisogno della donna». Da questa immagine, tratta dall’incontro tra Gesù e la Samaritana nel capitolo quarto del Vangelo di Giovanni, il vicario della diocesi di Roma ha tratto la meditazione sviluppando «cinque passaggi» fondamentali per il servizio nella carità: «immedesimarsi nel bisogno dell’altro, suscitare il desiderio di qualcosa di più grande, mettersi in ascolto delle domande profonde, non fermarsi al bisogno ma aprire alla speranza, generare un annuncio missionario».

L’incontro, introdotto dal diacono Giustino Trincia, direttore della Caritas diocesana, ha visto la partecipazione di circa duecento tra animatori delle Caritas parrocchiali e delle equipe di prefettura, nonché volontari dei servizi diocesani.

«Gesù fa suo il bisogno della donna»

Il primo passaggio, ha spiegato il cardinale, è quello di «non farci carico dei bisogni degli altri, ma di farli nostri». Gesù, nel dialogo con la Samaritana, «non le chiede qual è il suo bisogno, ma prende lui l’iniziativa dicendo: “Dammi da bere”».

In questa richiesta, ha osservato Reina, «Gesù colma la distanza tra chi aiuta e chi è aiutato: non c’è uno che è superiore all’altro».

Gesù «entra in perfetta sintonia con il vissuto della donna, fino a condividere la sua sete». Da qui la consegna agli operatori Caritas: «Proviamo ad avere questo livello di empatia: se io fossi nella situazione di bisogno, cosa mi aspetterei da un fratello o da una sorella? Sicuramente non supponenza o distanza, ma qualcuno che mi tratti con dignità e mi faccia sentire amato».

«Suscitare il desiderio di qualcosa di più grande»

Il secondo passaggio è quello del desiderio. «Gesù non si limita a soddisfare un bisogno – ha spiegato il vicario – ma orienta la donna verso un’altra acqua, quella che diventa sorgente di vita eterna».

In questo gesto, «Gesù non disprezza il suo bisogno, ma lo trasfigura. Parte dall’acqua del pozzo per condurla all’“acqua viva”».

Reina ha collegato questa dinamica al servizio Caritas: «Il rischio è fermarsi al livello del bisogno: tu hai un problema, io lo risolvo. Ma se la relazione si chiude lì, si chiude anche la possibilità di rinascita. Il bisogno non basta, serve un orizzonte».

E ha proseguito: «Da cristiani non siamo chiamati solo a rimettere in piedi le persone, ma a farle sognare, a restituire loro la capacità di abbracciare la vita».

«Mettersi in ascolto delle domande profonde»

Altro aspetto fondamentale è quello dell’ascolto. «Gesù – ha ricordato il cardinale – entra nel cuore di quella donna e la porta a parlare di ciò che più la feriva: “Vai a chiamare tuo marito”. Non la giudica, ma la aiuta a riconoscere la verità della sua vita».

Il vicario ha spiegato che, di fronte alla storia della donna – che aveva avuto cinque mariti e viveva una convivenza –  «si coglie un bisogno immenso di essere amata. Non sappiamo chi ha sbagliato, se lei o i suoi mariti, ma di certo c’era un vuoto di affetto».

È il tipo di ascolto che la Chiesa è chiamata a vivere: «Se nei nostri incontri non riusciamo a far aprire le persone, non per curiosità ma per amore, non abbiamo fatto autentica esperienza di carità. La carità è toccare il cuore delle persone, non compilare una scheda».

Ha aggiunto: «Gesù riesce ad ascoltare senza giudicare. Noi invece, davanti a una storia difficile, subito chiediamo: “Come mai? Chi è il colpevole?”. Gesù no. Non interroga per accusare, ma per comprendere. Questo è l’ascolto che genera liberazione».

«Dalla vergogna alla testimonianza»

Il passaggio successivo, ha detto il cardinale, è «portare la persona a una dimensione missionaria». «C’è un bel titolo dato da alcuni commentatori a questo brano – ha ricordato –: “La brocca dimenticata”». La donna che all’inizio «arriva al pozzo mortificata e fuggitiva» alla fine «lascia la brocca, corre dai suoi concittadini e dice: “Ho incontrato uno che mi ha detto tutto quello che ho fatto”». È un’immagine potente del cambiamento interiore: «Arriva a testa bassa ed esce a testa alta. Arriva piena di vergogna ed esce piena di gioia. Non perché la sua situazione sia cambiata, ma perché è cambiata lei».

«Immaginate – ha invitato Reina – se nei nostri centri e nelle nostre mense le persone che arrivano a testa bassa potessero uscire a testa alta perché hanno fatto un incontro decisivo nella loro vita».

«Diventare sorgente per gli altri»

Il cardinale ha infine sintetizzato il cammino in un ultimo passaggio: «La donna diventa sorgente. Quello che Gesù le aveva detto – “L’acqua che ti darò diventerà in te sorgente di vita eterna” – si compie davvero: lei diventa testimone, missionaria, annuncia agli altri ciò che ha incontrato».

Questo, ha spiegato, è il frutto di una carità evangelica: «Non fermarsi al gesto, ma accompagnare la persona a scoprire che in lei c’è una potenzialità di bene capace di rigenerare altri».

E ha concluso: «Il nostro compito non è solo distribuire aiuti, ma riconoscere la sorgente che già abita nei poveri, la presenza di Dio che può rifiorire anche nelle vite più ferite. È lì che il Vangelo si fa carne».

Il cardinale Reina ha lasciato un’immagine finale, tenera e concreta: «Forse quella donna, nei giorni successivi, sarà tornata ancora al pozzo. Ma non più a mezzogiorno, di nascosto. Ci sarà andata al mattino o al tramonto, sorridendo. Perché dentro di lei ormai scorreva un’acqua viva».

Le testimonianze

Dopo la meditazione del cardinale Reina, l’incontro è proseguito con le testimonianze: quattro affidate alle equipe territoriali dei quattro settori pastorali, nelle quali sono state riportate le attività e le difficoltà dei diversi territori. Altre testimonianze sono state fatte dai servizi diocesani sui temi del lavoro, delle solitudini, dell’advocacy e della pastorale di frontiera verso le persone Lgbt e delle famiglie ferite.

 

Foto in copertina: Diocesi di Roma / Gennari

 

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