“Diario di un invisibile”, al Poliambulatorio Caritas la testimonianza di Sunjay Gookooluk

L’autore ha presentato ai volontari del polo sanitario di via Marsala il libro nato dalla sua esperienza nel CPR di Ponte Galeria. Un racconto dall’interno di un centro di detenzione e sulle conseguenze per la salute e la dignità delle persone. 

Dare voce a chi è stato reso invisibile e raccontare dall’interno una realtà spesso conosciuta soltanto attraverso numeri, norme e statistiche. È questo il cuore di “Diario di un invisibile”, il libro di Sunjay Gookooluk, pubblicato nel 2026 da Sensibili alle foglie e presentato al Poliambulatorio Caritas di via Marsala.

L’incontro si è svolto nell’ambito della formazione permanente dei volontari del polo sanitario della Caritas di Roma ed è stato dedicato al trattenimento amministrativo nei Centri di permanenza per il rimpatrio e alle possibili conseguenze sulla salute fisica e psichica delle persone che vi sono trattenute. In dialogo con Salvatore Geraci, già responsabile dell’Area sanitaria della Caritas di Roma, Sunjay Gookooluk ha ripercorso la propria esperienza nel CPR di Ponte Galeria attraverso alcune parole chiave: “pericolosità”, “invisibilità”, “8703”, “penna” e “aquila”.

Ne è emerso un racconto duro ed essenziale, capace di mostrare ciò che normalmente resta nascosto: la perdita della libertà senza aver commesso un reato, la mancanza di informazioni, l’incertezza sul proprio futuro, la difficoltà di far valere i propri diritti e le conseguenze che il trattenimento può produrre sulla salute.

Nel libro la testimonianza personale si intreccia con la poesia e con uno sguardo che, nonostante la sofferenza, non rinuncia alla speranza. La scrittura diventa così uno strumento per rompere l’isolamento, restituire un nome e una storia alle persone trattenute e chiamare ciascuno a una responsabilità consapevole.

Durante l’incontro è stato ricordato come i CPR siano stati definiti dei “non luoghi”: strutture che non sono carceri, ma nelle quali vengono trattenute persone che non hanno commesso reati e che, tuttavia, non sono libere. I medici del Poliambulatorio Caritas hanno incontrato nel tempo numerose persone passate attraverso questi centri, riscontrando le conseguenze del trattenimento sulla salute fisica e psicologica, fino agli episodi di autolesionismo e alle dipendenze legate all’abuso di psicofarmaci.

La presentazione ha suscitato grande interesse tra i volontari, che hanno espresso la volontà di proseguire l’approfondimento anche sotto il profilo etico, deontologico e politico. Le copie disponibili del volume sono andate esaurite e una ristampa è già in preparazione.

Dall’incontro è emersa una consapevolezza condivisa: la tutela della salute non può essere separata dal riconoscimento della dignità di ogni persona, in ogni luogo e in ogni condizione. Una responsabilità che interpella ciascuno nel proprio ruolo, nella propria professionalità e nella propria umanità.

«Ma sono questi i buoni di cuore.
I liberi e i ribelli.
Gli invisibili con le ali».
Sunjay Gookooluk

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