Un approfondimento di Roma Sette sul Servizio di ascolto per giocatori d’azzardo

«Non stiamo seguendo direttamente lui ma la mamma. Ci ha chiesto aiuto, perché il figlio svolge lavori saltuari che gli fruttano solo soldi per poter giocare, soprattutto online». La signora ha meno di 50 anni, è separata, il padre si è disinteressato del ragazzo, figlio unico. Il ragazzo vive prevalentemente in casa, non parla con nessuno se non per chiedere soldi alla mamma, una donna modesta, fa le pulizie e non è che possa poi dargli chissà cosa.

Franco (nome di fantasia), 22 anni, ha iniziato a “giocare” a 18 anni. A raccontare la sua storia a Roma Sette, settimanale della Diocesi di Roma, è Simone Cocciante, psicologo, coordinatore dello sportello di ascolto per giocatori patologici e i familiari della Caritas diocesana.

Nell’articolo, firmato da Toni Mira, si raccontano questa e altre storie per descrivere l’attività del Servizio di ascolto per giocatori d’azzardo e familiari, aperto dallo scorso marzo all’interno del Centro di Ascolto alla Stazione Termini. In appena quattro mesi sono state ascoltate una trentina di persone e una decina hanno accettato di iniziare un percorso. Più uomini, solo due donne, soprattutto dai 50 anni in su, pochi i giovani. A chiedere un aiuto sono soprattutto familiari e anche parroci. Lo sportello per l’azzardo dopo i primi colloqui indirizza ai Serd o ai servizio privati convenzionati, come varie associazioni che svolgono questo tipo di attività. Finora la maggior parte delle persone sono state accompagnate e orientate ai Serd. Successivamente si prende un appuntamento con un avvocato del Servizio legale della Caritas, che incontra il giocatore patologico, insieme a un operatore sociale, per approfondire tutti gli aspetti amministrativi, economici e legali che ha prodotto la dipendenza da azzardo.

Successivamente, se la situazione è particolarmente grave, insieme all’avvocato si propone alla persona di iniziare un percorso di amministrazione di sostegno. La Fondazione antiusura Salus populi romani è parte integrante del progetto. Alla persona viene detto che nel momento in cui accetta di fare tutto questo percorso si può anche sottoporre la sua situazione alla Fondazione per un percorso di esdebitamento, di ristrutturazione del debito e di tutta quella che è la parte economica.

Per approfondire il servizio

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